Ansa
Servitù volontarie e strani individui
Non ubbidire alla Storia e all'uomo-massa si può, magari con un libro in mano
Ora l’uomo medio, nuovo uomo-massa del Duemila, si riconosce a vista e senza sforzo dal fatto di avere in mano uno smartphone in funzione che assorbe tutta la capacità di presenza mentale nel qui e ora. Ma c'è qualcuno che resiste. Il saggio di Étienne de La Boétie
Penso agli attuali mali del mondo e mi sembra di vedere che sono soprattutto dovuti agli enormi, quasi illimitati poteri che sono nelle mani di un solo uomo, al quale sono sottomessi milioni e milioni di esseri umani. Perché si sottomettono? Perché non smettono di ubbidire? Perché delegano così a lungo il loro potere a qualcuno che ne farà quello che vuole senza restituirlo a coloro che glielo hanno conferito? Quanti “grandi uomini” appaiono tali solo perché grande è la quantità dei sottomessi che accettano la propria condizione di servitù? Stamattina, allungando un braccio per prendere una delle diverse edizioni che ho dei Saggi di Montaigne, mi è scivolato in mano, invece, il famoso saggio La servitù volontaria di Étienne de La Boétie, che di Montaigne fu grande amico. Ecco il suo tema:
“’Non vedo nessun vantaggio nell’avere molti governanti: uno solo sia il capo, uno solo sia il re’, dice Ulisse nell’Iliade parlando in assemblea (…). Bisognerà forse scusare Ulisse, che doveva, in quel momento, parlare così per calmare la rivolta dell’esercito, adattando il suo discorso più alla circostanza che alla verità. Ma se si vuole parlare razionalmente, è un’enorme sciagura essere soggetti a un padrone, la cui bontà non è mai sicura perché, quando vuole, può sempre essere un cattivo padrone (…). Per ora, mi accontenterei solo di capire come è possibile che tanti uomini, tanti paesi, tante città, tante nazioni sopportino, a volte, il potere che essi gli danno (…). E tuttavia è una situazione tanto normale vedere un milione di persone servire come pecore, con il collo sotto il giogo, non costretti da forza maggiore, ma totalmente incantati, sembra, e attratti dal solo nome di UNO, del quale non dovrebbero temere la potenza, perché è solo, né amare la qualità, perché è disumano e selvaggio nei loro riguardi”.
Anche senza arrivare a questi estremi (mai però da escludere) sono tuttora frequenti i casi in cui una quantità di individui o interi popoli accettano passivamente quello che i “capi” decidono. Ma è servitù volontaria anche quella, più moderna e “democratica”, degli individui che si rassegnano volentieri a “fare come tutti” non perché obbligati ma per ubbidire a un ordine che nessuno esplicitamente ha dato. Più che di vigliaccheria (come direbbe La Boétie) in questo caso si tratta di pigrizia e di ossequio a mainstream e mode quali che siano. Si comprano soprattutto le merci più vendute, ci si piega all’autorità della massa. Si ripete il già detto e il già fatto. I regimi autoritari sono tuttora terroristici, ma esercitano tuttavia un loro fascino e forza di attrazione. Anche le democrazie hanno le loro tipiche “servitù volontarie”. In questo caso non si ubbidisce a UNO, si ubbidisce a TUTTI o a una maggioranza. Si decide liberamente di nuotare secondo la corrente. Perché, infatti, si vedono in giro tanti anellini al naso e braccia, gambe e interi corpi coperti di tatuaggi? Perché tanti giovani continuano a coprire i muri di graffiti privi di senso con cui “si firma” solo la propria esistenza e presenza? Perché ombelichi nudi in pieno inverno, o pesanti stivali e cappucci in piena estate?
Il cosiddetto uomo-massa è stato studiato dai sociologi già all’inizio del secolo scorso, benché la folla avesse già nell’Ottocento attirato l’attenzione di autori come Poe, Gogol, Engels, Baudelaire, Stuart Mill… Nel corso del Novecento, che si trattasse di masse mobilitate e fanatizzate dall’alto al servizio di un solo uomo e controllate da apparati polizieschi; o che si trattasse di masse che si credono libere al servizio di un sé stesso mentalmente asservito ai “grandi numeri”, facevano e fanno massa per inebriarsi della loro “schiacciante” quantità in apparenza nonviolenta, ma in quanto “l’uomo medio” domina la normale vita quotidiana. Gradualmente, quando l’individuo e l’individualismo si sono diffusi fino a fare massa, ci si sente davvero individui solo a condizione che ci si senta, nello stesso tempo, massa diffusa presente sempre e dovunque. Ora l’uomo medio, nuovo uomo-massa del Duemila, si riconosce a vista e senza sforzo dal fatto di avere in mano uno smartphone in funzione che assorbe tutta la capacità di presenza mentale nel qui e ora. Probabilmente un tale grado di servitù volontaria non era stato mai raggiunto. Solo il devoto in preghiera, o l’artigiano immerso nella sua perfetta manualità, o l’artista nell’atto creativo, o l’amante nell’atto di amare hanno realizzato la perfetta condizione di libero individualismo asservito che oggi caratterizza la folla e la massa democratica di coloro che rappresentano una normalità senza obblighi, i cui diritti e doveri sono anche i piaceri preferiti della partecipazione e condivisione digitale. Servitù volontaria inconsapevole e destino sociale ineluttabile.
Naturalmente le società non raggiungeranno la perfezione di un controllo del 95 per cento. Il restante 5 per cento della popolazione, quasi invisibile, forse continuerà a vivere testardamente e in tutta naturalezza a modo proprio, facendo a meno delle felicità e delle promesse digitali. Indisturbato e “analogico”, questo singolare e antiquato tipo umano vivrà come si viveva più o meno nel remoto Novecento, senza sentire alcun bisogno di tutto ciò che dopo di allora è apparso indispensabile. Non ubbidire alla Storia, passivamente si può. Un 5 per cento di non-massa è probabile che sopravviva, magari con un libro in mano.