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Non è una "magica favola"

Il soggiorno sanremese di Čajkovskij dove nacquero la Quarta Sinfonia ed Evgenij Onegin

Mario Leone

I giorni passati a Sanremo dal compositore russo tra il 31 dicembre 1877 e il 18 febbraio 1878 sono raccontati nel volume Lettere da Sanremo che raccoglie la corrispondenza con il fratello Modest e con la sua mecenate Nadežda von Meck

Pëtr Il’ič Čajkovskij, il compositore russo noto per aver consegnato alla storia della musica Il lago dei cigni, la Patetica e Lo Schiaccianoci, è stato a Sanremo. Non al Festival, naturalmente, ma in città, dove soggiornò dal 31 dicembre 1877 al 18 febbraio 1878, trascorrendovi alcune settimane di riposo. Non è una “Magica favola”: quei giorni sono raccontati nel volume Lettere da Sanremo, edito da Zecchini, che raccoglie la corrispondenza con il fratello Modest e con la sua mecenate Nadežda von Meck.

 

Il russo conosceva l’”Italia starter pack” che frequentava già da tempo. Il rapporto con Sanremo è ambivalente, “un po’ ti odio, un po’ I love you”. Čajkovskij non nasconde un certo malcontento per un ambiente che trova noioso, difficile da amare, benché piacevole grazie a un clima mite e agli uccellini che cantano «in diversi toni sui fiori». Non aveva un carattere facile, Pëtr Il’ič,“ma quanto è bella la follia?”. L’arrivo in Liguria rappresenta una fuga dal disastroso matrimonio con Antonina Miljukova, un’unione durata pochi mesi - altro che “per sempre sì” - che avrebbe dovuto mascherare un’omosessualità vissuta con tormento.Resta con me”, “Qui con me”- gli avrebbe chiesto la moglie – “Tu mi piaci tanto”, “Ti penso sempre”, ma Čajkovskij cercava, “Prima o poi”, “La felicità e basta”. Ieri come oggi, la gente “giudica senza capire”, “Avvoltoi” che il compositore soffriva profondamente: “Ai Ai” Questa condizione contribuì a rendere ancora più fragile il suo equilibrio emotivo: “Che fastidio!”. Le palme e i limoni gli ricordavano il caldo, luoghi “Romantici” che acuivano la nostalgia per la neve, il freddo e “L’inverno con le tute”. «Come si fa a vivere senza?», scrive sconsolato al fratello. L’”Ossessione" per le pianure russe innevate cozza qui con la presenza dei cipressi e degli ulivi, «intorno ai quali c’era sempre qualcuno che lavorava»: presenze scomode, quasi intrusive, dalle quali il compositore rifuggiva, andando “a bere poi fumare forse per distrazione”. “Cercava una scusa per scomparire” con “tutto quel coraggio che non ho”.

 

In questo posto sembra tutto una follia”, ma nonostante il disagio e l’irritazione per l’ambiente circostante, Čajkovskij riuscì a portare a termine due opere fondamentali, da tempo impantanate nei meandri di un blocco creativo tale che gli sembrava “di non sentire più niente”. La Quarta Sinfonia ed Evgenij Onegin videro la luce proprio a Sanremo, durante giornate scandite da una disciplina rigorosa: «Ci alziamo alle otto, beviamo il caffè e facciamo una passeggiata. Poi ognuno si mette al lavoro. Alle undici facciamo colazione; segue quindi una passeggiata, dopo di che tutti si rimettono al lavoro. Alle sei si va a pranzo; poi si legge, si scrivono lettere; alle undici siamo tutti a dormire», senza fare “Tardi”. 

 

In quelle settimane, Čajkovskij frequentò il Teatro Principe Amedeo – “Prima che” la struttura fosse chiusa e le attività spostate al Teatro Ariston - dove assistette all’”Opera”: il Faust di Gounod e Il barbiere di Siviglia, ammirando le doti vocali della compatriota Ljudmila Raevskaja. Non rimase invece favorevolmente impressionato dal pubblico, tanto da scrivere: «Qui è peggio di tutto: grida, fischia, va in bestia!». Chissà come avrebbe commentato questi giorni sanremesi dove la città è monopolizzata da cantanti, giornalisti, postazioni radio, curiosi che gridano “Sei tu”, vedendo l’idolo di turno. Egli, che definiva Brahms “senza talento” e i compositori tedeschi privi di inventiva, sarebbe inorridito tra i braccialetti luminosi, schermi di cellulari e brani musicali sparati a tutto volume. Avrebbe urlato “Stupida sfortuna”, scritto “repubblica” e non “repupplica”, avrebbe arrangiato e diretto molto meglio le musiche in gara. “Naturale”, per un talento come il suo che allora, ma anche “Ora e per sempre”, ha illuminato Sanremo. 

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