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1940-2026

Tra cattolicesimo e liberalismo, Dario Antiseri sconvolse la cultura filosofica e politica italiana

Raimondo Cubeddu e Sergio Belardinelli

Infaticabile divulgatore per scelta, è stato il principale artefice della fortuna di Popper in Italia, così come di altri pensatori sconosciuti e per lo più fraintesi. Quel che ha fatto non sarà vano

Dario Antiseri, sul cui manuale di Storia della filosofia scritto con Giovanni Reale molti hanno studiato, era nato a Foligno nel 1940, si era laureato in Filosofia a Perugia e, dopo un periodo di formazione a Vienna e a Oxford aveva insegnato Filosofia a Perugia, Siena, Padova e infine alla Luiss di Roma.

Nel ricordarlo, la commozione e il dolore rendono difficile distinguere l’amico dallo studioso. Ma ora è il momento di parlare dello studioso. Anzitutto per dire che pochi tra i filosofi italiani della sua generazione hanno avuto pari influenza sulla nostra vita culturale. Per rendersene conto basti pensare che il nome di Antiseri viene giustamente collegato a quello di Karl R. Popper che, dopo aver vinto difficili battaglie e ostracismi di molti editori, maestri e colleghi, riuscì finalmente, negli anni Ottanta, a far pubblicare in Italia. L’effetto fu deflagrante. La cultura marxista, i sociologi e i residui idealistici crociani e gentiliani ancora vegeti dovettero confrontarsi con qualcosa di nuovo che metteva in discussione tutto, a partire dalla dialettica hegeliana e marxista. In questa opera di riscoperta e di valorizzazione Antiseri non fu il solo, si pensi soltanto a Marcello Pera; di certo egli è stato il principale artefice della fortuna di Popper in Italia e ne sapremo molto di più in proposito dalle memorie alle quali stava lavorando.

Ma Antiseri non si fermò a Popper. Alla Luiss fondò il Centro di Metodologia delle Scienze Sociali, “contagiò” qualche collega e tanti studenti ed estese la sua attenzione dalla Filosofia della scienza a quella delle scienze sociali iniziando, con la consueta lucida caparbietà, a interessarsi di altri pensatori, ancora una volta austriaci, come Carl Menger, Friedrich A. von Hayek e Ludwig von Mises. Con Lorenzo Infantino, e grazie al suo vecchio studente Florindo Rubbettino, fondò la collana Biblioteca Austriaca, alla quale dobbiamo il merito di aver fatto conoscere in Italia le principali opere di pensatori fino ad allora sostanzialmente sconosciuti e per lo più fraintesi.

L’effetto congiunto fu di sconvolgere la cultura non soltanto filosofica ma politica italiana. E l’ingresso da noi di quei pensatori, che avevano già radicalmente modificato l’immagine del liberalismo occidentale, ebbe l’effetto di mettere in crisi anche quella del liberalismo italiano che da troppo tempo vivacchiava sulla distinzione “liberalismo-liberismo”. Dopo aver letto i filosofi introdotti da Antiseri, tanti si resero conto che le ricerche di Filosofia delle scienze sociali dovevano essere riviste e riformulate alla luce di un individualismo non antagonista della solidarietà. Di un liberalismo che riproponeva il tema dei limiti del potere e della politica su presupposti filosofici nuovi. Infaticabile divulgatore per scelta, Antiseri non soltanto riuscì a rendere popolari quei pensatori e quei temi, ma riuscì anche, e non si è trattato di operazione di poco conto, a far sì che quanti, allievi e colleghi, se ne occupavano svolgessero le loro ricerche con uno spirito di serena competizione raramente inquinata da invidie e maldicenze.

Il cattolicesimo di Antiseri lo portò anche a cercare una sinergia tra il laicismo di quei pensatori e la tradizione del cattolicesimo liberale. In particolare gli fu caro quello che non a torto considerava tra i maggiori filosofi italiani di sempre: Antonio Rosmini. A quel difficile tentativo di conciliare il cattolicesimo col liberalismo senza snaturarli Antiseri dedicò riflessioni e proposte che non potranno essere eluse o dimenticate.

Non tutte le tante battaglie che generosamente condusse ebbero l’esito sperato. Quella sul “buono scuola”, ad esempio, gli riservò molte delusioni. Respinse le lusinghe della politica e si batté con energia e sagacia per una politica diversa. Come tanti, di quel mondo restò largamente deluso, al punto da ritirarsi in uno sdegnoso isolamento tra i libri della sua casa di Cesi, meditando sulla condizione umana alla luce di un cattolicesimo pascaliano aperto e contagioso.

In tempi non facili, i suoi tanti allievi e amici si ritrovano soli a combattere le sue stesse battaglie ideali. Ma quel che ha fatto non sarà vano.

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