Foto Getty

Il caso letterario

Roth, lo scrittore fantasma nelle librerie italiane. Monda: “Cosa direbbe? Riderebbe con un po' di amarezza"

Alessandro Villari

Fino a quando Adelphi non ripubblicherà l’intera opera, chiunque vorrà leggere i libri dello scrittore di Newark dovrà cercarli nel mercato dell’usato o nelle biblioteche. "In questa vicenda pagano i lettori. Roth avrebbe fatto una bella battuta da self-deprecation"

“Chi paga in tutta questa vicenda sono i lettori, gli appassionati, e questo non è né giusto né bello”. Lo scrittore e docente di cinema alla New York University Antonio Monda, uno che Philip Roth l’ha conosciuto molto bene, commenta così un altro caso, l’ennesimo, che riguarda il grande scrittore americano morto nel 2018. Da qualche tempo infatti entrando nelle librerie italiane i lettori non possono più trovare i suoi romanzi, a eccezione, da maggio scorso, di “Portnoy”, che peraltro ha un titolo diverso dall’originale. Questo perché Adelphi ha comprato i diritti dello scrittore americano e fino a quando non ripubblicherà l’intera opera chiunque in Italia vorrà leggere i libri dello scrittore di Newark dovrà cercarli o nel mercato dell’usato, talvolta a un prezzo più alto, oppure nelle biblioteche. “Certo, chi è veramente appassionato, se non ha già a casa tutti i suoi libri, troverà sempre il modo di trovarne uno e comprarlo”, aggiunge Monda che ricorda come tutta questa storia “non è solo italiana: un caso simile è successo in Francia quando i diritti di Italo Calvino sono passati dall’Editions du Seuil a Gallimard”.

 

Per capire cosa è successo bisogna tornare indietro di due anni, e più precisamente al marzo 2024, quando il diritto di pubblicare Philip Roth in Italia apparteneva in maniera esclusiva ancora a Einaudi. Avvicinandosi la scadenza del contratto, Andrew Wyle, l’agente di Roth e di altri letterati del calibro di Jorge Luis Borges, Albert Camus e Giorgio Bassani, ha messo all’asta i diritti dello scrittore e Adelphi ha presentato un’offerta impareggiabile: oltre un milione di euro. Da quel momento Einaudi ha dovuto rispettare il vincolo contrattuale di ritirare le sue copie dal mercato, “vincolo la cui osservanza è stata espressamente richiesta dai proprietari del copyright”, ha specificato la casa editrice. Adelphi quindi si è assicurata la pubblicazione esclusiva dei romanzi di Roth in Italia, ma ha fatto sapere che ci vorrà un po’ di tempo prima di rendere disponibile tutta l’opera composta da una trentina di volumi, chiarendo che pubblicherà due o tre titoli all’anno. “Adelphi - dice Monda - è una casa editrice importante, prestigiosa, che lavora sul lungo termine. Però ovviamente non può essere un tempo lunghissimo”. Per il momento, come dicevamo prima, da maggio scorso in libreria si trova soltanto “Portnoy”, appunto, ritradotto da Matteo Codignola. La modifica del titolo originale, “Portnoy's Complaint”, è un fatto che lascia perplesso Monda che però ricorda anche che Roth “era molto disincantato rispetto alle sue opere, non che non le apprezzasse, ma diceva: ‘Nel momento in cui vendo non è più mia, quindi non mi interessa’”. 

 

Parlando di questo caso editoriale, Monda ricorda come Philip Roth detestasse tutti gli adattamenti cinematografici dei suoi romanzi: “Per fare la terrificante versione della ‘Macchia umana’, che racconta la storia di un professore universitario, Colman Silk, che non dice di essere nero, hanno preso Antony Hopkins. Quando Roth la vide mi disse: ‘Al massimo poteva non dire di essere un gallese, ma non di essere un nero’”. Philip Roth era così: con una battuta cercava di stemperare il suo dispiacere. Si tratta dello stesso sarcasmo che Monda descrive come “self-deprecation. Roth fa parte della grande tradizione ebraica di umorismo e di spietatezza nei confronti della vita: nei momenti di cupezza e pessimismo lui faceva prevalere l’umorismo”. Con lo stesso spirito ha affrontato anche la delusione di non aver mai ricevuto il Nobel per la Letteratura, “una scelta indegna”, commenta Monda: “Ricordo che quando lo vinse Bob Dylan Roth mi disse: ‘A questo punto posso puntare per la Rock and Roll Hall of Fame?’”.

 

Non avere in libreria un autore della sua caratura significa non avere la possibilità di leggere qualcuno che Monda definisce “timely, intonato con i tempi, soprattutto con il ‘Complotto contro l’America’. L’ha scritto prima che venisse Donald Trump, quando non era ancora all’orizzonte qualcosa di simile. Aveva intuito che il paese non era per nulla pacificato, che era pronto a esplodere. Con la ‘Macchia Umana’ invece ha anticipato il woke e la correttezza politica. I grandi scrittori non solo hanno uno spirito poetico, ma anche spirito profetico: lui certamente è uno dei giganti della letteratura”. Alla domanda impossibile su cosa avrebbe potuto dire Roth sul caso Adelphi, Monda risponde: “La prenderebbe a ridere, farebbe una bella battuta. Ma, come come in tutte le sue battute ci sarebbe sotto un po’ di amarezza”.

Di più su questi argomenti: