Come nasce un buon libro per ragazzi? La parola agli editori

L'importanza di trovare storie coinvolgenti e di aprire mondi nuovi, connettendo i più piccoli con la realtà che li circonda. Il ruolo dell'ironia e il difficile ma fondamentale connubio fra testo e illustrazione. Una chiacchierata a più voci

Francesco Cocco

Quello dei libri per bambini e ragazzi è un mondo complesso e vitale: uno dei settori editoriali che, numeri alla mano, si difende meglio. Nel 2025, secondo i dati AIE (Associazione Italiana Editori), a fronte di un calo complessivo del mercato del 3% nelle copie e del 2,1% nel valore, i libri per bambini e ragazzi hanno fatto segnare un +0,3% a livello di copie vendute (unico comparto in crescita, seppur minima) realizzando un +2,1% quanto a valore. Fra il 2019 e il 2024, nonostante una lieve flessione in quest’ultimo anno, la spesa degli italiani in libri per bambini e ragazzi è cresciuta di oltre cinquanta milioni di euro, attestandosi oltre i 276 milioni nei dodici mesi. Nel 2025, svelano ancora i dati AIE, il 99% delle persone fra gli 0 e i 14 anni ha letto almeno un libro, che sia un libro tattile, un libro a stampa, un ebook, o ha ascoltato un audiolibro, ha usato un’app con contenuti editoriali, una piattaforma di narrazione sociale, ecc. Vero è che per il 70% si tratta di lettori “occasionali”, tuttavia sono segnali nel complesso positivi. Ma qual è la caratteristica, il valore aggiunto che fa di un progetto un buon libro? Lo abbiamo chiesto ai responsabili di quattro case editrici specializzate ed ecco cosa ci hanno risposto.

 

Renata Gorgani, amministratrice delegata del Castoro, non ha dubbi: “Il valore aggiunto è l’emozione. Quando un libro ci emoziona, è già entrato nella rosa dei libri che vorremmo pubblicare. E poi ovviamente valutiamo la qualità del testo, delle illustrazioni, ma, ecco, devono raccontare una storia che sappia emozionare”. 

 

“Per noi è molto importante trovare autori che abbiano una capacità di visione e narrativa. Sembra una banalità, ma ci interessano i bravi autori”. A parlare è Giovanna Zoboli, editrice e autrice di Topipittori. Quella che fanno, prosegue, è una ricerca molto accurata “sia delle scrittrici e degli scrittori di testi, sia delle illustratrici e degli illustratori”. E poi: “Quelli che pubblichiamo devono essere libri interessanti, libri che sorprendono… libri che aprono delle porte, degli accessi a delle dimensioni nuove”. “Il valore aggiunto che cerchiamo di dare - continua Zoboli - è nella qualità dei testi e delle illustrazioni, devono cioè essere delle storie scritte bene e disegnate bene. Anche questa potrebbe sembrare una banalità, ma non lo è affatto. Basta entrare in una libreria e vedere il livello mass market dei libri per ragazzi”.

 

“I libri che scegliamo - ci racconta Francesca Archinto, direttrice editoriale di Babalibri - devono avere una storia. In questo, noi siamo molto tradizionali. Vuol dire: un inizio, uno svolgimento, una fine. Ci piacciono le storie che emozionano, le storie che diano la possibilità al bambino di immedesimarsi nel personaggio, magari nell’eroe”. In sostanza, “devono essere storie coinvolgenti”.

 

A Patrizia Zerbi, editrice e direttrice editoriale di Carthusia, chiediamo se ci sono dei temi e delle modalità espressive che la sua casa editrice ha particolarmente a cuore. “Sempre di più - ci risponde - i bambini e i ragazzi, ma tutte le generazioni, devono trovare una connessione con il mondo in cui vivono, essere dentro. Non sottovalutiamoli, i ragazzi!... Sono incredibili, ti sorprendono!”. Una connessione, dicevamo. “Soprattutto - insiste Zerbi -, una connessione con il mondo reale, capire quali sono le cose importanti. Quindi gli affetti, le relazioni, l’amicizia concreta, fisica”. E spiega: “Il libro, che è fisico, aiuta a riportarli a questa realtà, a dar loro un senso della vita in base a quello che è necessario oggi ricostruire… perché il mondo spesso va da un’altra parte”.

  

Una modalità espressiva che permea molti dei libri per bambini e ragazzi è l’ironia. Un esempio è la serie di bestseller “Diario di una schiappa” di Jeff Kinney, pubblicata dal Castoro. “Certamente ci piace molto tutto ciò che fa ridere - ci spiega Gorgani - non necessariamente proprio la comicità forte, ma che faccia sorridere i ragazzi e che insieme a questo li faccia pensare. Quando abbiamo raggiunto queste due cose diciamo che siamo di fronte al nostro libro perfetto”. Sulla stessa lunghezza d’onda è Archinto, che dopo aver sottolineato la grande varietà dei temi che affronta Babalibri, tuttavia ci dice: “I nostri libri spesso usano l’ironia, l’allegria, vogliono strappare un sorriso ai bambini”.

    

“Non ci identifichiamo con uno stile, con dei temi”, ci risponde anche Paolo Canton, che affianca Zoboli come editore a Topipittori. Epperò, “certamente in questo catalogo possiamo trovare, sì, una modalità espressiva prevalente e pervasiva, che è la poesia”. Canton ci racconta che il secondo libro pubblicato da Topipittori è stato proprio un libro di poesia: “Si trattava di una filastrocca alla quale noi attribuiamo dignità di poesia, non di scherzo per allietare i bambini… e da allora abbiamo pubblicato moltissimi libri di poesia”.

   

E le illustrazioni? Nei libri per l’infanzia sembrerebbe un elemento imprescindibile. Ma quanto è difficile creare un buon connubio con il testo? Torniamo da Carthusia. “La relazione di un bel testo e la parte illustrativa è un equilibrio delicatissimo, ma è fondamentale”, ci conferma Zerbi. “L’illustrazione non deve semplicemente accompagnare un testo, perché quella diventa un’illustrazione descrittiva, non aiuta e non fa crescere quel testo. Deve interpretarlo, deve dargli un’altra visione, deve fare in modo che il pensiero dell’illustratore o dell’illustratrice lo faccia crescere”. Insomma, chiosiamo noi, che lo faccia diventare un buon libro.  

   

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