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cultura nazionale

La lunga attesa della biblioteca Marcenaro

La raccolta conta oltre 30.000 volumi e manoscritti storici ed è chiusa in scatole da anni. Ora, dopo lunghi rinvii, il Ministero della Cultura deve decidere se acquisire questo prezioso patrimonio culturale.

Ich packe meine Bibliothek aus, vorrebbe poter dire con le parole del suo amato Benjamin Giuseppe Marcenaro, se fosse ancora qui: “Tolgo la mia biblioteca dalle casse”, come suona il titolo del libretto, con questo “e altri scritti su bibliofilia e collezionismo”, pubblicato lo scorso anno in Italia da La vita felice. La grande biblioteca di Pippo Marcenaro, già riconosciuta dallo stato come “di alto rilievo culturale nazionale”, è chiusa da alcuni anni in scatole di cartone, temporaneamente in deposito nei locali della Biblioteca universitaria di Genova. Si tratta di oltre trentamila volumi, tra cui prime edizioni autografate, incisioni, opere d’arte, manoscritti (di Rimbaud, Verlaine, Stendhal, Chateaubriand, Montale, Sbarbaro, per citarne solo alcuni) e un archivio fotografico che parte dall’invenzione della fotografia per arrivare ai maestri dei giorni nostri. Se le prime intenzioni erano di donare il patrimonio culturale accumulato, le vicende della vita poi avevano indotto Marcenaro e l’amico e coautore della collezione Pietro Boragina, oggi suo erede testamentario, a cercare un contributo finanziario e a rivolgersi direttamente allo stato, dopo lo scarso interesse manifestato dall’amministrazione pubblica della loro città, Genova. E il ministero della Cultura aveva manifestato subito l’interesse per un’acquisizione in toto (libri più manoscritti più archivio fotografico), sia pure dopo un inventario dettagliato. Da lì in poi, tra inventari valutazioni e stime, lettere solleciti e rinvii, i tempi si sono dilatati. Il valore stimato della biblioteca Marcenaro (così Pietro Boragina vorrebbe che fosse intitolata) non è indifferente, è comprensibile che il ministero si sia preso tempo forse anche per stabilire la congruità della spesa. Però adesso sarebbe ora di aprirle quelle scatole e di far prendere aria a quei libri. A meno che questo patrimonio non interessi per niente allo stato. Il che sarebbe un vero peccato.

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