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Amleto e miss Marple
Indomabile. È un romanzo sulla vita della ragazza che inventò il mistero
Dall'infanzia inglese al periodo d'oro parigino fino all'arrivo al Cairo. A cinquant'anni dalla morte di Agatha Christie, Susanne Lieder racconta la scrittrice inglese più tradotta nella storia dell'editoria dopo Shakespeare
Non è la biografia di Agatha Christie. E’ un romanzo basato sulla sua vita, questo Indomabile di Susanne Lieder che Giunti manda in libreria per ricordarla nei cinquant’anni della morte. In copertina, un Orient Express che viaggia nella notte, generato dalle righe scritte dalla “ragazza che inventò il mistero” e di romanzi ne scrisse sessantasei. Stiamo parlando di Agatha Mary Clarissa Miller, ossia della scrittrice inglese più tradotta nella storia dell’editoria dopo Shakespeare. Amleto e miss Marple: probabilmente le creature di fantasia più note al pubblico di tutto il mondo.
“Il tè aiuta sempre”, diceva la voce della sua tata a Torquay, e stando a questo romanzo, Agatha la prese alla lettera, abitudine che non avrebbe mai perso, nemmeno quando trascorse del tempo in Egitto. Orfana di padre (americano) a undici anni, le condizioni finanziarie della famiglia – la madre, sola con tre figli – peggiorarono al punto che si trasferirono nella più economica Francia: e fu la fine dell’infanzia. Ma l’inizio del dorato periodo parigino. Cioè del convitto dell’amata Miss Dreyden (fino a quel momento della sua educazione si erano occupati i genitori), delle conferenze dei membri della compagnia teatrale della Comédie Française (Sarah Bernhardt, vista dal vivo per la prima volta, deludentissima e mummiesca), delle passeggiate al mercato dei fiori o al Bois de Boulogne sotto il parasole. L’età da marito che si avvicina. “Non voglio solo sistemarmi, ma anche essere felice”, scrive Susanne Lieder mettendo in bocca, qui come altrove, aforismi un po’ leziosi alla sua Christie. E soprattutto il sogno di diventare pianista, o chissà, cantante lirica – la futura scrittrice prendeva lezioni di canto da un certo monsieur Boué, uno che le misurava il torace, le imponeva di respirare e mentre lei cantava la circumnavigava borbottando. “Da quanto tempo è a Parigi, signorina?”. “Due anni”. “Ha una bella pronuncia”. Meno bene il lessico, il francese l’aveva imparato a orecchio.
Poi l’arrivo al Cairo, per via dei problemi di salute della madre. E la scoperta di un mondo più frivolo e piacevole. “A Parigi non ti perdevi nemmeno una mostra o uno spettacolo teatrale, che ti prende?” la rampognava la madre. “Non posso conoscere uomini al museo, e poi i balli sono più emozionanti”. “Prima o poi dovrai riaprirti alla cultura”. “C’è tempo”. L’amore per i vestiti da sera, le costosissime sarte egiziane, l’entusiasmo per il tango. Proprio al Cairo – Agatha non era ancora Christie, aveva venticinque anni quando scoppiò la Prima guerra mondiale – sarà ambientato il suo primo romanzo. Che venne rifiutato da tutti gli editori. Futuro incertissimo, finché Il mistero della camera gialla di Gaston Leroux comincerà a mostrarle la via: i gialli, ossia la composizione di un puzzle, tanto avvincente da rendere impossibile al lettore di staccarsi. Lo scrittore Eden Philpotts sarà il suo maestro. Esaminerà un suo testo e le detterà le regole sacrosante. La prima: i personaggi devono avere ampio spazio di manovra, non sono incarnazioni del concetto di giusto secondo l’autore. La seconda: i dialoghi devono essere briosi, ma sono la cosa più difficile da scrivere (“La realtà è che ha ancora molto da imparare, signorina Miller”). La terza: non solo leggere, ma rileggere (“alcuni libri, mi creda, non si leggono mai abbastanza”). Passerà ancora del tempo, arriverà anche il galante Archibald che le darà il cognome con cui è nota al mondo e spazzerà via il fidanzato Reggie (qui, va detto, Susanne Lieder dà il peggio, tra baci, sussurri e “si sentì fluttuare nell’aria”).
Poi la guerra. Archie che ritorna tutto intero. Lei che lavora in un ospedale militare e prepara i medicinali a base di bismuto, cloroformio e paraffina. “Agatha trovava particolarmente interessante lavorare coi veleni”. Si appassionò molto al curaro. “Aveva sentito un leggero formicolio quando gliel’avevano mostrato”. Si trasferiranno a Londra. Agatha, con una certezza: “Voglio vivere scrivendo storie”. Poi divorzieranno e lei sposerà un archeologo. Assassinio sull’Orient Express lo scriverà in un hotel di Istanbul, in Turchia, capolinea meridionale della ferrovia.
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