Opera di Paolo Conrad Bercah
disegni e giornali
Fitte e gremite, le prime pagine del Foglio diventano un'opera d'arte
Così il nostro giornale ha contribuito all’universo creativo dell’architetto Paolo Conrad Bercah, i cui disegni riflettono la tensione intellettuale e morale che anima lo studioso e il creativo, per fissarsi esplicitamente e chiaramente sul tema infinito e inesauribile della memoria
Sono diventati famosi i disegni che l’architetto Paolo Conrad Bercah ha creato negli ultimi anni utilizzando le prime pagine del Foglio come supporto. Supporto a una suggestiva sequenza di immagini architettoniche, in parte desunte da edifici e aree urbane reali, in parte frutto di una complessa rielaborazione di modelli consacrati dalla tradizione e riformulati dal colto e raffinato artista secondo una strategia creativa complessiva che è fortemente incardinata alla concreta e verificabile dialettica storica, ma che è poi altrettanto convintamente rivolta alla dimensione del simbolo e della metafora figurativa.
Queste opere sono state ripetutamente esposte negli ultimi anni, conseguendo anche segnalazioni prestigiose, come il premio attribuitogli nel 2021 presso il MAXXI per la manifestazione “Città come cultura. Dalla cultura si riparte”.
E in effetti la dimensione del viaggio, della partenza e dell’arrivo ha fin qui marcato in modo netto la carriera di Conrad Bercah. Lo ritroviamo attivo a New York e a Boston, a Berlino, a Roma, a Milano, sempre con progetti di notevole incidenza e supportato da un impegno di studio e ricerca i cui frutti si sono visti chiari, e sono ormai ben noti alla storiografia. Specie nell’ambiente berlinese Bercah ha realizzato progetti di cospicuo valore come la “Bercahaus”, un edificio a più piani fatto tutto di legno e realizzato come una sorta di evocazione dell’architettura romantica tedesca di fine Ottocento, sia pur riformulata in maniera quintessenziale. Parallelamente i soggiorni in Germania lo hanno portato ad accentuare l’altro aspetto peculiare della sua attività, quello dello studioso, storico e teorico al contempo, strettamente connesso con la tradizione warburghiana alla ricerca di quelle connessioni, per lo più da interpretare in chiave subliminale, di cui la storia delle immagini si nutre con un senso di continuità e di frattura al contempo, che poco ha a che fare con i concetti di tradizione e innovazione pur dominanti in qualunque esegesi dottrinale storico-artistica degna di questo nome. I disegni formulati sulle pagine del Foglio, insomma, riflettono proprio questa tensione intellettuale e morale che anima lo studioso e il creativo, per fissarsi esplicitamente e chiaramente sul tema infinito e inesauribile della memoria.
Bercah, come un novello Stephen Dedalus che si aggira sulla spiaggia di Sandymount nell’Ulisse di Joyce, è sulle tracce di tutte le cose che hanno lasciato un segno apparentemente smarrito ed è invece sedimentato in una specie di memoria collettiva su cui l’artista conduce un’indagine paragonabile a quella del contatore Geiger che rileva la presenza di radiazioni ionizzanti, altrimenti inaccessibili alla conoscenza intuitiva.
La metafora del contatore Geiger è mia, ma la tesi di fondo è appunto quella teorizzata dall’autore stesso quando parla del suo lavoro come un sondaggio “del tempo dentro il tempo che molti si portano dietro senza sapere di averlo”.
Così le pagine del Foglio si riempiono di una serie di disegni architettonici, realizzati secondo precise strategie creative. E vogliono tutti insieme porsi come una specie di baluardo, di fortilizio di protezione delle forme che si presentano a chi osserva proprio nei termini di un monito per preservare quanto di meglio alberga in ciascuno di noi dal punto di vista della percezione estetica. Un monito nel duplice significato di ammonimento e di ricordo. Ma ammonimento in che senso? E ricordo di che cosa esattamente?
I disegni sono concepiti in serie (e già in questa semplice constatazione trapela una risposta attendibile) alcune delle quali esposte in mostre importanti tra cui una, veramente notevole, alla Casa dell’Architettura di Roma nel 2022.
Emblematici sono stati, tra l’altro, due dei cosiddetti Atlanti composti ciascuno di 24 disegni. Si chiamano La Mano del Tempo e il Dialogo estetico di Roma con se stessa e vi si vedono fronti di palazzi o chiese, piante circostanziate di eminenti edifici, studi tecnici e immagini meramente evocative. Tutto a mano libera, con una esplicita presa di posizione contro la Computer Grafica. Bercah non la ama e non vuole utilizzarla come se gli sottraesse quel presupposto storico e addirittura ancestrale che vuole invece far potentemente emergere sorretto da un segno robusto e infallibile. E anche questo aspetto è parte essenziale di quella idea di baluardo con cui Bercah conduce il suo lavoro.
La tesi sottesa a tutto ciò è il bisogno del pensiero architettonico di fluire libero ed esplicito, manifestandosi come tale sia ai più eletti competenti sia a chi, per avventura, non abbia alcuna esperienza specifica, ma sia comunque partecipe di quei processi creativi anche soltanto a livello intuitivo. Nell’ottica di Bercah l’Architettura è un beneficio, uno strumento indispensabile e prezioso di cui l’Umanità ha bisogno. E non è certo il primo a sostenerlo, anzi, leggendo i suoi scritti e osservando i suoi disegni sembra di risentire le parole di Leon Battista Alberti, il padre del pensiero architettonico rinascimentale che Bercah non ripete di certo pedissequamente, ma riformulandole in maniera radicale e proiettandole sui disagi e i tormenti delle nostre realtà attuali, lontane mille miglia dal mondo quattrocentesco.
Gli Atlanti si configurano come una sorta di manuale di informazione e sollecitazione a riflettere e a capire.
Le esperienze creative di Bercah hanno così subìto una potente accelerazione quando gli eventi che ci hanno accompagnato e ci accompagnano nell’ultimo decennio hanno assunto la forma della minaccia e della distruzione. Da un alto la pandemia, dall’altro l’invasione dell’Ucraina sono stati due giganteschi fenomeni che hanno provocato in Bercah l’urgenza di affermare i propri valori etici ed estetici, invadendo pacificamente le pagine di un giornale come il Foglio, utilizzandone l’intrinseca energia comunicativa che lo caratterizza come supporto indispensabile della propria azione. Il Foglio vi si presta. E’ fitto e gremito, quasi fosse stato pensato secondo l’antico principio dell’horror vacui e, appunto per questo, l’elaborazione artistica di Bercah ne sfrutta l’icasticità dei titoli che spiccano sovente solenni nel denso e rigoroso impaginato come fossero architravi su cui il disegno architettonico si appoggia restandone magnificamente sostenuto.
La squadratura delle pagine del Foglio ha forse suggerito a Bercah l’ idea della “partita a scacchi con il tempo”, un’altra categoria interpretativa con cui l’autore stesso qualifica una caratteristica del suo lavoro.
I disegni sono altrettante rivelazioni e, in effetti, sollecitano molto l’osservatore, lo inducono ad affrontare l’impegno di una esauriente decifrazione del senso e dello scopo.
Perché le immagini appaiono solide e determinate ma la, almeno apparente, fragilità del supporto risulta altrettanto chiara, come se nelle intenzioni creative di Bercah trapelasse uno stato d’ animo affine e insieme pressoché opposto a quello di un William Kentridge, che ha deciso di tendere più al definitivo che al transeunte. E così i disegni di Bercah sono a tutti gli effetti fogli di Architettura scaturiti da una ispirazione che, in altre circostanze, l’autore stesso ha definito tolstoiana. Siamo così al nucleo della questione: la guerra e la pace. Nati da tale rovello mentale sedimentatosi in un lungo giro di anni, adesso questi disegni sono diventati ancor più attuali nel manifestare una istanza di ordine, certezza e conseguente soddisfazione estetica ed esistenziale.
Naturalmente gli artisti in genere non hanno alcuna possibilità di risolvere i conflitti politici o militari. Nondimeno hanno la piena facoltà di indicare modi di pensare e di sentire che inducono le coscienze ad assimilare qualcosa di inatteso e giovevole per attingere alla verità profonde delle cose.
Conrad Bercah continua ad elaborare le sue idee figurative e il Foglio ne è un idoneo, felice supporto.