LaPresse
Sulla “storia intermediale”
Una cultura letteraria non sta in piedi senza scrittori che siano intellettuali
Il volume curato da Giuliana Benvenuti si fonda sull'idea che la letteratura vada storiografata non in sé stessa ma nella rete dei nessi che la legano (fino a relativizzarla?) all’intero contesto sociale
Il volume "La letteratura italiana dal 1895 a oggi. Una storia intermediale" a cura di Giuliana Benvenuti (Einaudi, pp. 513, euro 28) è costruito sull’idea che la letteratura vada storiografata non in sé stessa ma nella rete dei nessi che la legano (fino a relativizzarla?) all’intero contesto sociale, soprattutto alla cultura di massa e allo sviluppo tecnico-scientifico e vari media ormai trionfanti. Il primo capitolo, dovuto a Luigi Weber, ci informa che:
“Nel febbraio 1895, in Francia, i fratelli Auguste e Louis Lumiere, figli di un fotografo, brevettarono il cinematografo. Insieme ad altre invenzioni coeve, come il telegrafo senza fili (la futura radio), inventato da Guglielmo Marconi e sperimentato per la prima volta nello stesso anno, il cinema generò subito grande curiosità ed entusiasmo nelle masse. E la modernità tutta può dirsi caratterizzata dalla presenza di fenomeni su larga scala: innovazioni tecnologiche e rapide trasformazioni sociali e culturali, spesso con diffusione e ripercussioni internazionali. Con il termine modernità si designa quella fase della storia mondiale che inizia con la prima rivoluzione industriale (seconda metà del Settecento) e con la rivoluzione francese (1789-90) e che accelera vertiginosamente con la seconda rivoluzione industriale (seconda metà dell’Ottocento): in un primo tempo, ad avvalersi dell’introduzione delle macchine a vapore, è il settore tessile-metallurgico, ed è il carbone il propellente che fornisce l’energia; nella seconda fase, ferro, acciaio, vetro, luce elettrica e cemento armato diventano gli elementi di un mondo nascente, tutti prodotti dal potere trasformativo dell’industria che converte materie prime in materiali attraverso i macchinari. Anche il petrolio e la chimica producono nuove sostanze, energie e forme della materia. La luce elettrica abolisce la distinzione fra la notte e il giorno. L’aria condizionata permette di ignorare le condizioni climatiche all’esterno degli edifici. Treni, navi a vapore e poi automobili, aeroplani percorrono il globo con sempre maggior felicità e velocità spostando quantità mai viste prima di persone, merci e idee. E’ un’epoca legata inscindibilmente all’avanzamento dell’economia di mercato, della tecnica e del capitale industriale, dell’urbanizzazione e dei trasporti, della trasformazione dei costumi e dei valori”.
Verrebbe da dire: e la letteratura? Insomma, senza qui citare intere pagine, basti dire che si nominano una quantità di oggetti moderni. Con l’aggiunta delle meno neutre e trionfalistiche righe tratte dal libro di Marshall Berman, L’esperienza della modernità: “Essere moderni vuol dire trovarsi in un ambiente che ci promette avventura, potere, gioia, crescita, trasformazione di noi stessi e del mondo; e che, nello stesso tempo, minaccia di distruggere tutto ciò che abbiamo, tutto ciò che conosciamo, tutto ciò che siamo”. Beh, con queste precisazioni Berman rompe l’idillio metodologico e parla di minacce molto serie, direi drammaticamente serie, per gli esseri umani che la modernità espropria, aliena, ha trasformato e trasforma integralmente, non sempre in meglio…
La risposta del soggetto umano allo sviluppo è stata varia: va dalle avanguardie artistico-letterarie inventate da gruppetti elitari teatralmente euforici e militanti, fino alle più comuni sofferenze e insofferenze quotidiane di masse appena alfabetizzate. L’intero Novecento è occupato dalla mobilitazione e dallo sfruttamento delle masse, nonché dalle angosce dell’individuo solitario, vittima e giudice dello sviluppo.
Il libro si presenta come metodologicamente innovativo. In realtà introduce semplici parallelismi, accostamenti e mescolanze fra letteratura e cinema, in cui non si capisce quale sia la rilevanza del nesso, salvo in pochi casi come quelli di Zavattini, Soldati, Flaiano, ovviamente Pasolini e Camilleri. Non si capisce come la motorizzazione della vita urbana e la presenza in casa degli elettrodomestici abbiano influenzato narratori e poeti. Lo sviluppo industriale, economico e tecnico, ha creato incubi e paranoie (Volponi, Parise). Ma rare volte la poesia ne ha risentito (Giudici, Majorino, Pagliarani). Dal punto di vista informativo il libro può essere utile. Scarseggiano invece la bibliografia e la discussione critica, senza cui si dà l’impressione che i fatti biografici e storici avvengano, senza produrre e imporre riflessioni e giudizi approfonditi e in conflitto. Didatticamente il rischio è che gli studenti siano ulteriormente distratti dalla lettura dei libri, e molto più efficacemente di quanto già lo siano, deviati sul cinema e altri media, visivi e musicali. Anche gli elenchi di nomi degli autori risultano frastornanti e frustranti (poeti elencati a palate).
Nell’insieme si sente la mancanza di spazio dedicato alla saggistica, il genere letterario del pensiero critico, teorico e polemico, senza il quale la “creatività” letteraria produce, cresce, si espande, si accumula senza quasi lasciare tracce dietro di sé. La quantità di scrittori italiani degli ultimi venti o trent’anni supera di quattro o di cinque volte quella del pieno Novecento e fa ammutolire anche i più volenterosi, voraci e generosi fra i “cultori della materia”. Ognuno ha le sue idee e i suoi gusti. Perciò mi permetto di integrare il volume curato da Giuliana Benvenuti con capitoli interamente dedicati almeno alla saggistica di Savinio, Gramsci, Praz, Debenedetti, Gobetti, Montale, Carlo Levi, Chiaromonte, Piovene, don Milani, La Capria, Garboli, Magris, Piergiorgio Bellocchio, Carlo Ginzburg. Una cultura letteraria non sta in piedi senza scrittori che siano intellettuali. Auguro alla nostra letteratura di avere ancora in futuro qualche saggista dello stesso impegno e valore. Se si vuole ragionare di letteratura, società, politica e trasformazioni tecno-antropologiche ce ne sarà bisogno.