Emanuel Swedenborg (foto Getty)
neo-spiritismo
I sogni del visionario Swedenborg sono diventati i sogni strabilianti d'oggi
Il mistico del sovramondo nato a Stoccolma nel 1688 appare oggi conoscitivamente più fertile di Kant. Sottile vendetta su di lui, che ne fece l’archetipo dell’antifilosofia
Curioso come nel cosiddetto progresso umano si assista all’improvvisa ripresa di tesi o conoscenze a lungo screditate o credute inservibili. Per esempio il catastrofismo di Cuvier – che appena ieri faceva sghignazzare gli evoluzionisti – oggi, dopo il Covid e le teorie astrali dell’impatto, gode di un nuovo smalto, tanto che i catastrofisti dell’antropocene ne approntano una versione 2.0. In realtà è tipico della scienza e dei suoi andirivieni epistemologici il recuperare o riattare vecchie teorie, magari delle autentiche anticaglie conoscitive, interpolandole o vivificandole con delle nuove conoscenze. Anche lo spiritismo sembra mostrare una qualche rifioritura, seppur a base tecnologica. Si consideri solo l’importanza odierna assunta da molteplici entità invisibili – non sensoriali ma portentose – quali l’AI o il Cloud declinate in forme incorporeo-eteree (dagli avatar ai rememory, dai chatbot ai digital-twins). Ecco tale neo-spiritismo ha pure un proprio nume tutelare, anch’esso a lungo screditato e fin deriso: Emanuel Swedenborg, il mistico del sovramondo nato a Stoccolma nel 1688. Egli, prima di divenire a 56 anni l’interlocutore di angeli e defunti (le conversazioni sono riferite negli Arcana coelestia), nonché il veggente crittografo di un mondo non a caratteri matematici ma secondo affinità e corrispondenze, fu un geniale e polimorfo scienziato (un po’ come Pascal, inventore della calcolatrice e poi apologista del Cristianesimo o il Newton alchemico) e tale carattere anfibio o se si preferisce ossimorico lo rende forse l’avo ideale del nostro mondo fatto di sangue e qubit. Bella sottile vendetta su quel Kant che nei Sogni di un visionario ne fece il sommo bersaglio polemico e anzi l’archetipo dell’antifilosofia.
Ebbene Swedenborg appare oggi, per paradosso, conoscitivamente più fertile dello stesso Kant e del suo sterile criticismo ossia di quelle tre barbose Critiche – sciatte a stile e cervellotiche a teoresi – che già Leopardi (altro colosso della filosofia un tempo sminuito a poeta) buttava a mare, preferendogli in tutto i romanzi filosofici di Wieland. In verità, per un detrattore quale Kant (simile all’Orazio shakespeariano: “There are more things in heaven and earth, Horatio, Than are dreamt of in your philosophy”), Swedenborg ha avuto molti ammiratori d’eccellenza, infatti alle sue visioni bibliche si sono abbeverati tra gli altri Blake, Goethe, Coleridge, Balzac, Emerson, Poe, Baudelaire, Strindberg, Jung, Suzuki, per i quali lo Svedese era un genio tout court. Ma gli autori che più hanno tratto da lui, di fatto delineando il senso stesso della sua importanza sotterranea per noi, sono stati Borges e Valéry, ovvero due menti eterodosse votate al filosofare plettico, cioè alla contaminazione universale tra saperi. Per loro l’unione di razionalità scientifica e visione onirica è il massimo portato di Swedenborg. L’idea che il libro della natura (da scienziato compose persino un Regnum animale di 4.000 pagine) non sia riducibile alla sola matesi; come pure il cogliere in ogni aspetto della realtà la “cifra” di un altro mondo, di cui il nostro sarebbe solo l’incerta e criptica trascrizione: ecco queste sembrano le sceneggiature ante litteram di Interstellar e Matrix, scritte però tre secoli fa. E allorquando l’uomo si riverserà totalmente nell’universo incombusto e senza aneliti della Rete, come nel sovramondo di anime fluide di Swedenborg, apparirà forse quella Nuova Gerusalemme che nei suoi stati di respirazione interna egli riteneva la chiesa dell’umanità postrema.
Si sa che dopo Nietzsche e la sua filosofia a colpi di martello non è rimasto in piedi granché del neoclassico edificio kantiano della razionalità illuminista (il vecchio Kant ormai non è buono nemmeno per regolare i nostri orologi radio-controllati); ma in tutte le macerie di tutti sistemi, come nei ruderi, sopravvivono sempre taluni spiriti bizzarri di trapassati che li abitano e vociano segreti. Il fantasma di Swedenborg è tra questi, e quelli che furono i sogni di un visionario si sono rivelati infine i sogni strabilianti della nostra epoca.