Cacciatori nella neve del 1565 di Pieter Brueghel (Google creative commons)
Neve, arte, sport
“Fuoripista”: da Brueghel ai contemporanei, convergenze tematiche in mostra a Bergamo
L'esposizione a cura dello studio milanese 2050+ dà al concetto di sport il valore di un’infrastruttura in aperta e necessaria relazione con il territorio. Un luogo tanto radicato quanto provvisorio che come nel caso delle Olimpiadi invernali dialoga con il naturale
Lo sport spesso è visto semplicemente come la cornice utile allo sportivo, al campione per esprimersi. Una semplice organizzazione fatta di regole e spazi dentro alla quale il migliore primeggia sugli altri. Fuoripista, l’esposizione a cura dello studio milanese 2050+ – aperta fino all’8 febbraio al Gres Art 671 di Bergamo – capovolge invece i termini del discorso dando al concetto di sport, tanto più di sport invernale, il valore di un’infrastruttura in aperta e necessaria relazione con il territorio. Un luogo tanto radicato quanto provvisorio che come nel caso delle Olimpiadi invernali dialoga con il naturale dando forma a uno spazio nuovo, dentro al quale gli sportivi divengono una comunità che agisce mutando attivamente la percezione stessa del luogo.
La mostra oltre che confermare l’altissima qualità espositiva dello spazio bergamasco, nato da una pregevole rigenerazione urbana promossa dalla Fondazione Pesenti, offre la possibilità di vedere come lo sport sia ben altra cosa che una banale competizione tra performance, ma riguardi invece strettamente il concetto di rischio e di partecipazione, di primato e di inclusività. Un oggetto culturale – lo sport, il fare sport – troppo spesso sottovalutato o peggio ridotto a bega da cortile. L’atto sportivo non è diverso da quello artistico, come mostra bene Fuoripista. Lo sport è la rappresentazione di un processo esistenziale che chiama chiunque, quotidianamente, al miglioramento di sé. Fuoripista, che ha l’illuminante sottotitolo: “Arte, sport, inverno”, insieme a una selezione di opere tra gli altri di Pieter Bruegel, Andreas Gursky, Carlo Mollino, Laura Millard e Walter Niedermayr offre tre progetti site specific appositamente commissionati a Masbedo, un duo artistico formato da Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni, allo Studio Numechi e un lavoro di ricerca allo Studio Folder il cui video, A Cartography in 25 Movements apre l’esposizione illustrando attraverso la ripresa di un pattinatore dall’alto come si siano evolute nel tempo le Olimpiadi invernali. Il lavoro di ricerca offre una serie di dati tra cui quanto le Olimpiadi oggi rappresentino in termini numerici sul territorio, passando – dalla prima edizione all’ultima di Cortina 2026 – da poco più di duecento atleti agli attuali oltre tremila.
Una coreografia che si fa mappatura, così come i Cacciatori nella neve del 1565 di Pieter Brueghel che entra in diretto dialogo con uno scatto monumentale del fotografo tedesco Andreas Gursky offre un’idea di contemporaneità espansa, là dove i cacciatori di allora e i pattinatori di oggi sembrano dare vita alle medesime microstorie. La sezione dedicata alla progettualità architettonica offre plasticamente la necessità di un rapporto sostenibile con lo spazio naturale che agisca in relazione diretta con la crisi ambientale e ne legga i mutamenti in profondità. Fuoripista è un ritratto di come necessità e urgenza s’intreccino non solo con il rischio e il pericolo, ma anche con un’idea di gioco umanissima e incredibilmente capace di sviluppare pensieri innovativi.