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Il sano revisionismo storico
Lo stato non ha reso grande l'Europa. Un mito di cui si è fin troppo abusato
Nel saggio "The Struggle for Liberty: A Libertarian History of Political Thought" lo storico Ralph Raico ha osservato che l’Europa ha potuto svilupparsi grazie al fatto che è stato arginato lo strapotere del dispositivo statale
Storico delle idee di origini italiane, Ralph Raico (1936-2016) è stato un punto di riferimento per molti (una manciata) liberali e libertari sparsi tra Stati Uniti ed Europa. Il suo lavoro continua a essere importante per svariati motivi, da quelli metodologici a quelli più squisitamente contenutistici. Raico frequentò il seminario universitario che Ludwig von Mises teneva a New York e si addottorò nel 1970 all’Università di Chicago con Friedrich von Hayek con una tesi dal titolo “The Place of Religion in the Liberal Philosophy of Constant, Tocqueville, and Lord Acton”. Studioso del liberalismo, del quale si ricordano in particolare The Party of Freedom. Studies in the History of German Liberalism (1999), Great Wars and Great Leaders. A Libertarian Rebuttal (2010) e Classical Liberalism and the Austrian School (2012), Raico ha insegnato per tutta la vita alla Buffalo State University ed è stato un importante senior fellow del Mises Institute. Proprio presso l’istituzione che ha sede a Auburn (Alabama) egli tenne nel corso degli anni diverse lezioni. Quelle delle 2004, aventi per oggetto una storia della libertà (e dei suoi nemici), vengono ora radunate in volume per le edizioni del medesimo istituto.
The Struggle for Liberty: A Libertarian History of Political Thought palesa l’influenza profonda che su di lui ebbero gli austriaci Mises e, sebbene in misura minore, Hayek, nonché l’economista Murray Rothbard. I dieci capitoli possono essere letti in maniera autonoma – anche se così facendo si perde la complessa finezza storico-intellettuale dello studioso italo-americano – ma ciascuna di esse mette a nudo un aspetto fondamentale della lotta per la libertà nel corso della modernità occidentale. Si va dalla narrazione di ciò che ha significato il miracolo liberale europeo, e quali ne sono state le cause, alla trattazione di ciò che ha dovuto combattere il liberalismo classico nel corso del Novecento: la minaccia di ciò che Rothbard chiamava “Welfare-Warfare State”.
Tutta l’opera di Raico è scritta all’insegna di un sano revisionismo storiografico: secondo lui, infatti, si tratta di un’operazione necessaria quando si fa storia e storia delle idee, affinché il pensiero dominante non monopolizzi le coordinate culturali. Questo significa, per esempio, ripercorrere il miracolo europeo non considerando la nascita dello stato moderno come la scoperta naturale più luminosa: il che tra l’altro è un errore grossolano, dal momento che si tratta invero di un’invenzione artificiale, non di una scoperta. Piuttosto, osserva Raico, l’Europa ha potuto svilupparsi grazie al fatto che è stato arginato lo strapotere del dispositivo statale: ovvero, si è ritenuto, per dirla con un pensatore a lui assai caro, cioè Lord Acton, che esiste un (ampio) ambito che non è di sua pertinenza ed è dunque intangibile.
Il liberalismo, per Raico, è dopotutto nient’altro che questo: la teoria per cui la società civile è un ordine complesso che precede lo stato ed è basato sulla cooperazione volontaria incentrata sulla proprietà individuale. Tra i moltissimi spunti di riflessione che l’Autore offre, ve n’è uno di assoluta centralità: e cioè che il liberalismo o postula la non interferenza dello stato nei confronti della società o diviene altro da sé. Precisamente ciò che addebitava Mises a John Stuart Mill: di aver dato impulso alla teoria liberale affinché approdasse verso altri lidi, mantenendone pero il nome e contribuendo alla confusione lessicale oggi evidente.
La correzione straordinaria