La statua di Cristoforo Colombo in Minnesota, Usa, abbattuta durante una protesta (Ansa)  

"Viva l'occidente. La civiltà più grande, ma ora gli hanno dichiarato guerra". Il nuovo libro di Douglas Murray

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Giulio Meotti

The war on the West non è ancora uscito ma è già un best seller. “Cercano di rinchiuderci in un ciclo di punizioni senza fine. La cultura che ha prodotto Michelangelo, Leonardo, Bernini e Bach è ritratta come se non avesse nulla di rilevante da dire”

"Sono passati più di 50 anni da quando la Bbc ha trasmesso la straordinaria serie di documentari in tredici parti di Kenneth Clark, ‘Civilisation’. Poi la Bbc ha cercato di fare il seguito. ‘Civilisations’ (notare il plurale questa volta) è stato un miscuglio di tre storici diversi, che cercavano disperatamente che non sembrasse che stessero dicendo che l’occidente è migliore di altri”. Si apre così “The war on the West” (Harper Collins), il nuovo libro di Douglas Murray, non ancora uscito ma già best seller. “In pochi decenni, la tradizione occidentale è passata dall’essere celebrata all’essere imbarazzante e anacronistica e, infine, all’essere qualcosa di cui vergognarsi”, scrive Murray (i suoi libri in Italia sono pubblicati da Neri Pozza). 

 
I capolavori di Manet sono appena stati riscritti alla Courtauld Gallery di Londra. La galleria londinese, che ospita una delle più importanti collezioni impressioniste d’Europa, ha esaminato tutti i  dipinti nell’ambito di una ristrutturazione durata tre anni e costata 57 milioni di sterline. Alcuni pannelli ora ne denunciano il “razzismo e il sessismo”. Il capolavoro di Édouard Manet, “A Bar at the Folies-Bergère”, raffigura una cameriera di un bar che fissa lo spettatore del dipinto e – in un’immagine speculare – un mecenate  dell’omonimo Folies-Bergère (un locale di cabaret parigino) ricambia il suo sguardo. La Courtauld detiene anche la principale collezione del Regno Unito di opere di Paul Gauguin e anche il pittore francese, noto per i soggetti tahitiani, è ora rivalutato dai curatori per “avere approfittato della sua posizione di colonizzatore europeo” e reo di “fantasia razzista”. Un pannello del suo dipinto “Te Rerioa” ora informa i visitatori che il suo soggetto era destinato a “fare appello a un pubblico europeo bianco”. Secondo Murray, questa espressione (“pubblico europeo bianco”) indica un “cambiamento di civiltà che sta scuotendo le basi profonde delle nostre società”, un “assalto spietato” a tutto ciò che ha a che fare con il mondo occidentale. “Coloro che conducono questa guerra inveiscono contro tutte le radici di quella tradizione e tutto ciò che di buono ha prodotto”.

 

Ci hanno trascinato in una discussione in cui la storia dell’occidente è solo di oppressione patriarcale, sessismo, razzismo, transfobia, omofobia, rapina e molto altro. “Cercano di rinchiuderci in un ciclo di punizioni senza fine. La cultura che ha prodotto Michelangelo, Leonardo, Bernini e Bach è ritratta come se non avesse nulla di rilevante da dire”. Alle nuove generazioni viene insegnata questa visione  della storia. “Ogni scolaretto ora sa della schiavitù. Ma quanti possono descrivere i grandi doni che la tradizione occidentale ha fatto al mondo?”. Sono trascorsi più di 30 anni da quando i manifestanti della Stanford University in California hanno attaccato il corso di Cultura occidentale. “L’università ha ceduto, sostituendo lo studio della Cultura occidentale con lo studio di molte culture”, scrive ancora Douglas Murray.  

   
“Nei decenni successivi, quasi tutto il mondo accademico occidentale ha seguito l’esempio di Stanford”. Agli accademici che hanno cercato di studiare le nazioni occidentali sotto una luce neutra è stato impedito di svolgere il proprio lavoro e sono stati oggetto di intimidazioni. “Solo un paio di decenni fa, un corso di Storia della civiltà occidentale era all’ordine del giorno”. Nei giorni immediatamente successivi all’uccisione di George Floyd, la folla a Bristol attaccò una statua di Edward Colston, un commerciante  e filantropo che era stato coinvolto nella tratta degli schiavi. “Mentre la polizia osservava, hanno tirato via la statua dal suo piedistallo e l’hanno fatta rotolare lungo la strada”.  Allo stesso tempo, è diventato inaccettabile parlare male delle altre civiltà. “Nonostante tutti gli abusi inimmaginabili, perpetrati ai nostri giorni dal Partito comunista cinese, quasi nessuno parla della Cina con un briciolo di rabbia e disgusto, riversati invece contro l’occidente dall’interno dell’occidente. Esiste un terribile razzismo in tutta l’Africa, espresso da neri africani contro altri neri africani. Il medio oriente e il subcontinente indiano sono pieni di razzismo”. Ma nessuno li critica. “La tradizione giudaico-cristiana che ha costituito un caposaldo della tradizione occidentale si trova invece oggetto di una particolare forma di denigrazione”. Ma anche la tradizione illuministica. E questo ha delle conseguenze. “La nuova generazione sembra non comprendere nemmeno i princìpi più basilari del libero pensiero e della libera espressione”. Murray spiega che ci sono molte sfaccettature in questa guerra contro l’occidente. “Viene condotta attraverso i media e le onde radio e in tutto il sistema educativo, fin dall’asilo. E’ diffusa all’interno di una cultura più ampia, in cui tutte le principali istituzioni culturali subiscono pressioni o si offrono come volontarie per prendere le distanze dal proprio passato. Stiamo uccidendo l’oca che ha deposto uova dorate”.
 

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  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.