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L'eccellenza italiana in uno scatto

Doveva essere una mostra, il lockdown l'ha trasformato in un evento benefico a favore di Cesvi. Il fotografo Julian Hargreaves racconta il suo progetto che lo ha portato a immortalare i volti noti del made in Italy

24 Maggio 2020 alle 06:00

Milano. La macchina fotografica è uno strumento semplice: tutti possono usarla, ma la vera sfida consiste nel creare attraverso di essa quella combinazione tra verità e bellezza chiamata arte. È una ricerca soprattutto spirituale prima che stilistica, una ricerca che Julian Hargreaves – uno dei fotografi più amati dallo showbiz e non solo – mette in atto da quando, più di venti anni fa, ha deciso di farne un mestiere riuscendo sempre a cercare – trovandole – verità e bellezza. L’ingresso nel mondo della fotografia non fu per lui immediato. “Vivevo a Varese che è la città dove sono nato: avevo appena finito il liceo Europeo e mi ero segnato a Economia, ma dopo un po’ capii che i numeri non facevano per me”, racconta al Foglio dalla sua casa milanese. Anche lui, come tutti, ha vissuto la quarantena e continua a viverla con la dovuta cautela nonostante molti esercizi ed attività siano stati riaperti, “perché il rispetto delle regole e degli altri, oltre che di noi stessi, non va mai dimenticato”.

 

“Mi spostai a Milano dove conobbi una fotografa australiana e il suo entourage molto colorato”, continua a raccontarci con quella sua voce sempre pacata e ai limiti dello zen, caratteristica del suo essere che è ben lontano da quello di un italiano tipico, a cominciare anche dall’aspetto, fisico compreso. Biondo, alto, occhi azzurri e sorriso smagliante e fotogenico direbbero i più, potrebbe essere tranquillamente il protagonista di una delle sue fotografie, ma al posare preferisce scattare, all’apparire su una foto preferisce lo star dietro a quel processo, alla sua realizzazione, a quel prima che fa sì che un suo “click” possa davvero essere diverso da quello di tutti gli altri. In quella “factory” piena di persone che vivevano insieme ci rimase per un po’ e fu promosso assistente. “Tenevo il pannello, ma intanto andavo sui set, osservavo, mi meravigliavo, ascoltavo, imparavo, fu un’esperienza indimenticabile”. “Da lì in poi – aggiunge – iniziai a fotografare usando una Nikon anni ’70 a pellicola che portavo sempre con me. Mi proposi in un’agenzia di modelle, continuai a fare pratica e ancora pratica tra mille esperienze e tanta fatica fino a decidere di lavorare per conto mio”.

 

Oggi è uno dei fotografi più richiesti e amati riuscendo a rivelare con la sua macchina fotografica quei segreti che l’occhio nudo o la mente non riescono o non possono cogliere facendo sparire tutto tranne quello che mette a fuoco con l’obiettivo. Nel suo caso più che mai, la fotografia è un esercizio di osservazione, una professione che inizia con uno o più incontri con la persona che deve essere poi immortalata – perché di una persona si tratta, indipendentemente se abbia vinto un Oscar, un Grammy o una medaglia d’Oro alle Olimpiadi – e rompere il ghiaccio. “È creare un’intimità che c’è sempre, anche se può durare pochissimo, siano essi dieci minuti o una giornata intera”, ci dice. In effetti, a vederlo lavorare, non per forza su un set, ma anche a una festa esclusiva a Venezia o a Cannes, la dedizione che Julian riserva a chi fotografa è totale. Si dedica a “te” persona e l’attenzione, in quel momento, ce l’hai tu soltanto. Non ti resta che ascoltarlo, abbandonarti a lui, a quello che ti chiede di fare e il risultato è garantito. Le persone che lo scelgono, si fidano, perché fa sempre rivedere i suoi scatti e le mette a proprio agio facendone uscire dei lati inaspettati, intimi, che solo il diretto interessato o le persone a lui vicine possono conoscere.

 

Un esempio calzante in tal senso è stato il suo incontro con Paolo Sorrentino al Festival di Cannes, poco prima della montée des marches e la proiezione ufficiale de “La Grande Bellezza”, film che poi, l’anno successivo (2014), avrebbe vinto l’Oscar. “C’era quella tipica tensione che si respira di solito a Cannes in quei giorni, un misto di ansia, tempo che non basta mai, gioia, emozioni e frenesia. Sorrentino era lì con sua moglie Daniela e riuscii a fotografarlo proprio nei dieci minuti prima che la macchina venisse a prenderli, il tempo di mettersi il papillon. Quelle foto, poi, me le hanno chieste e mi ha fatto una certa impressione vederle a casa loro in cucina”. “Ogni lavoro, spiega, quando c’è, ti dà qualcosa: il mio è vedere anche una famiglia felice”. “Fare il fotografo, aggiunge, mi ha insegnato il rapporto con le persone e a stare al mondo”. Anche il rapporto che ha con Laura Pausini, ad esempio, è stato costruito incontro dopo incontro, basandolo su una fiducia e un rispetto reciproco che va al di là del rapporto professionale. Con lei, il marito Paolo e la figlia Paola si sono visti in Italia come all’estero e di recente l’ha fotografata sospesa nell’acqua durante le riprese del suo videoclip Limpido. “Alcune delle foto che le ho fatto nel corso degli anni – ci confida – ha deciso di appenderle nella sua camera da letto, la prima stanza che mi ha fatto vedere quando sono andato a trovarla a Roma, accompagnando il tutto con quella vitalità ed energia che la caratterizza”.

 

Non è un caso, quindi, se la Pausini sia stata scelta da Hargreaves come testimonial di “Eccellenza Italiana”, una selezione di oltre settanta ritratti che ha scattato ad alcuni dei personaggi più illustri e di successo d’Italia, una mostra che avrebbe dovuto svolgersi al Museo Nazionale Romano di Palazzo Altemps dallo scorso aprile (a cura di Cristiano Leone), ma in seguito alla chiusura dei musei italiani è stata presa la decisione di darle una nuova vita consegnandola al web, creando così un grande progetto benefico a favore del Cesvi.

 

Basta infatti visitare il suo sito per poter ammirare quegli scatti dal vivo fatti, tra i tanti, a Valeria Golino e Alessandro Borghi, a Paola Turci e Nina Zilli, a Eros Ramazzotti e Patty Pravo, a Valeria Bruni Tedeschi, ai Negramaro, Carlo Cracco, Alice Pagani e Giorgia. Le foto sul sito saranno collegate al sito del Cesvi, per poter effettuare l’acquisto direttamente sul loro portale, al costo unico di 100 euro e le stampe, a tiratura aperta su carta fotografica in formato 30x40cm, verranno spedite direttamente ai donatori. Accanto alla foto di un personaggio troverete quelle fatte a statue e ad altre meraviglie architettoniche che Julian ha scovato nei suoi tanti viaggi, “le foto fatte nei momenti di vacanza e di piacere”, spiega, “fatte di oggetti che mi hanno emozionato prima ancora di essere fotografati”. Da non perdere, poi, se avrete voglia di conoscere (se non lo conoscete già) o di conoscere meglio questo fotografo, sono i suoi scatti fatti a noti personaggi o modelli accanto ad altre foto di oggetti. Vi colpiranno Tymotée Chalamet e Mika, ma soprattutto un’elegantissima (non solo negli abiti) Julianne Moore per via di quell’allure evidenziata anche da quei capelli di un colore ramato che piacerebbe molto a Roberto Calasso di Adelphi, un colore che ritroverete poi nel fiore del vaso della foto accanto. È questa, e non solo questa, una delle “eccellenze” di Hargreaves: momenti e istanti in cui c’è qualità di sommo pregio, gradimento, unicità e perfezione.

Giuseppe Fantasia

È nato a L’Aquila, ma vive a Roma, ha una laurea in Legge, ma ha scelto di fare il giornalista. Scrive per l'HuffPost Italia, Marie Claire ed Elle Decor. Su Il Foglio si occupa delle pagine culturali, scrive di libri, arte e spettacolo e ogni giovedì c'è "Odo Romani far Festa", la sua rubrica da cui viene fuori tutto il meglio (e il peggio) delle feste della Capitale e non solo. GiFantasia su Twitter, @gifantasia, su Instagram

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