minority report

I benefici del coronavirus

Giovanni Maddalena

L’emergenza che ci costringe a paura e sacrificio fa emergere il valore della ragione e della libertà

Qualche beneficio intellettuale va riconosciuto alla crisi del coronavirus che stiamo attraversando.

 

Il primo e più evidente è il ritorno al principio di realtà e al suo malconcio correlato, il principio di verità. Siamo tutti impegnati in ricerche su rete e giornali per capire che cosa sta accadendo davvero, chi ha toccato chi nella tragica catena dell’epidemia, chi è stato il paziente zero, dove si sta spargendo il contagio. Le famose cinque W del supposto buon giornalismo (who, when, what, where, why) tornano principio comune e ci interessano più delle boutade di Renzi, delle sparate di Salvini, dei tentennamenti del Pd o degli scivoloni dei M5s. La verità non si trova tutta nella risposta a quelle domande, ma non c’è verità che possa prescindere da esse. Quando in gioco è la salute, lo spazio delle interpretazioni non viene azzerato, come pensa una visione positivista della verità, ma viene indirizzato in una direzione precisa, quella dei medici e di tutti coloro che amano il bene comune.

 

Più interessante ancora è il secondo beneficio intellettuale. Nonostante i due secoli di filosofie, storiografie e sociologie che hanno prediletto visioni di sistema e teorie sociali, alla fine ciò che fa la storia è soprattutto il singolo caso del singolo uomo. Se il paziente 1 fosse stato un solitario invece che un uomo iper-sociale, impegnato in ogni modo, dai corsi per volontari alla gara podistica, le vicende sarebbero forse state diverse. Qualcuno su Twitter diceva sarcasticamente che se il coronavirus fosse capitato a lui, con la sua vita sociale, sarebbe morto nel suo salotto davanti a Netflix. Sì, nonostante l’utilità di capire i movimenti di massa, le dialettiche teoretiche e quelle sociali, occorre ricordare che sono sempre i singoli uomini che fanno la storia, nel bene e nel male. Questo aumenta, e di molto, anche la responsabilità di ciascuno in questi giorni di stato di emergenza dove il comportamento di ognuno incide sul bene di tutti, ma soprattutto ricorda come il grande fattore della storia sia la libertà umana.

 

Il terzo beneficio è quello di considerare il valore del caso. Un cristianesimo troppo mescolato con lo stoicismo antico e con le filosofie orientali fa spesso ripetere la frase che “nulla è a caso”. D’altro canto, la modernissima adorazione per i big data e le previsioni statistiche fa sempre pensare che non ci siano occorrenze impreviste e imprevedibili, non mera conseguenza di quanto le precede. Tantomeno, si considera come possibile quell’imprevedibilità del cuore – l’incoerenza del cuore, dice Pasternak nel Dottor Zivago – che permette di compiere il bene, di compiere sacrifici, di accettare sofferenze. Invece, il propagarsi del virus e la lotta contro di esso devono molto a questi casi fortuiti, che permettono – purtroppo – che il virus si sparga in Italia più che in tanti paesi che hanno adottato le stesse, forse insufficienti, misure di sicurezza e che, d’altro canto, permette a tante persone, soprattutto medici e infermieri, di affrontare con coraggio, e al di là del proprio tornaconto, il pericoloso contagio. Che poi questi “casi” rientrino o meno in piani provvidenziali più alti o diversi è senz’altro una possibilità da non escludere per una mente non ideologica, ma non si può far finta di acquietarsi in razionalismi filosofici o religiosi. Il virus che ci costringe a paura e sacrificio fa anche emergere il valore della ragione e della libertà della singola persona e non è detto che sia un guadagno da poco per il nostro povero paese.

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