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Mario Andrea Rigoni e gli “opuscoletti” che salvano dai romanzi

“La nostra infelicità è indipendente dalle nostre miserie” (Seneca aveva torto?)

30 Marzo 2019 alle 06:00

Mario Andrea Rigoni e gli “opuscoletti” che salvano dai romanzi

acques-Louis David, La morte di Seneca, 1773, Parigi, Petit-Palais (via Wikimedia)

Evviva la libertà di espressione e di stampa. Per recensori e redattori culturali l’inconveniente è uno solo: che i libri usciti oggi o ieri seppelliscono quelli usciti uno o due o cinque mesi fa, e così l’abbondanza rende inappetenti. A questo inconveniente se ne aggiunge un altro, di cui sono responsabili i giornali: dato che vivono di attualità e di notizie fresche, se un libro non è uscito nell’ultimo mese è considerato già vecchio. Non se ne può più parlare....

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Alfonso Berardinelli

Roma 1943. Critico letterario e saggista, si è dimesso dall’insegnamento universitario nel 1995, lavora oggi fra editoria e giornalismo, dirige la Scheiwiller Prosa e Poesia. Fra i suoi libri: “L’esteta e il politico: sulla nuova e piccola borghesia” (1986), “L’eroe che pensa: disavventure dell’impegno” (1997), “Autoritratto italiano” (1998), “Stili dell’estremismo” (2001), “La forma del saggio” (2002), “Che noia la poesia” (2006, con H. M. Enzensberger), “Casi critici: dal postmoderno alla mutazione” (2007), “Poesia non poesia” (2008).

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