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Trovare un successore di Ceronetti è impresa ardua, forse impossibile

Il culturame è intercambiabile, la grandezza letteraria insostituibile. L'unico è Geminello Alvi, che giustamente è tornato economista

14 Settembre 2018 alle 06:18

Trovare un successore di Ceronetti è impresa ardua, forse impossibile

Immagine tratta dal video YouTube: Guido Ceronetti - Quando il tiro si alza

Ceronetti è morto e con lui il ceronettismo. Il culturame è intercambiabile, la grandezza letteraria insostituibile: qualcuno ci ha pure provato ma nessuno è riuscito a prendere il posto di Gianni Brera o di Andrea Zanzotto o di Oriana Fallaci, così come nessuno riuscirà a prendere il posto di Guido Ceronetti. Noi orfani del celiniano di Porta Palazzo, come si autodefinì, con cosa ci consoleremo? Ci vorrebbe un autore capace di tradurre misantropia e misoneismo in eccellente scrittura, tendenzialmente aforistica: ciao!

 

Subito dopo la ferale notizia ho cominciato a valutare candidati. Ho provato a valutare anche me stesso e mi sono subito bocciato, non sono misoneista e neppure, in nessuna accezione, miscredente. Mentre Ceronetti, instancabile traduttore della Bibbia (l’ultima versione del Qohélet, magnificamente stampata da Tallone, è appena dell’anno scorso), era un religioso senza religione: “Resto fedele a qualche lampo di metafisica gnostico-cataro-manichea, per la quale la creazione è opera essenzialmente maligna”. Più che altro non voglio finire anch’io ad avere bisogno della Bacchelli, ché tanto a me non la darebbero: il pessimismo è una profezia che si autoavvera, meglio l’ottimismo o almeno l’edonismo. Non puoi essere continuamente malmostoso se hai la cantina piena di buone bottiglie...

 

Altro candidato bocciato, Giovanni Lindo Ferretti, perché troppo cattolico: non basta la scrittura sapienzale, l’antimodernità, la propensione al teatro povero... Per quanto possa risultare apocalittico, un cristiano conserva sempre un filo di speranza, una simpatia per la vita che comunque continua a nascere. Sedotto dal catarismo, contrario alla procreazione per non moltiplicare il male, Ceronetti propugnava invece l’estinzione dell’umanità, parlava di “idolatria biologica della famiglia numerosa”, si scagliava contro “il serafico coniglismo dei coloured e dei portoricani” colpevole di sovrappopolare gli Stati Uniti. L’infanzia gli stava proprio sulle scatole, nel “Silenzio del corpo” esortava a picchiare i bambini colpevoli di maltrattare animali. Fra l’altro sono pensieri che non si potrebbero più scrivere. I candidati all’eredità Ceronetti hanno pure questo problema, la censura, l’auto-censura, la mannaia dei social. Non lo puoi mica più dire che l’omosessualità è “un’invasione della Tenebra, pratica ctonia, necrofilia”. Qualcosa di simile oggi lo dice soltanto l’eroica Silvana De Mari, attirandosi infatti denunce e processi. Ma ho bocciato anche lei, siccome narratrice (per giunta fantasy) e non letterata, e infine cattolica militante. Ceronetti non militava, semmai disertava. A un certo punto mi è venuto in mente di candidare Mirko Volpi: ma no, ma che c’entra, nell’autore di “Oceano padano” misantropia e misoneismo sono filtrati dall’ironia, che gli apocalittici non prevedono.

 

Dunque ci vorrebbe uno scrittore che si prendesse piuttosto sul serio, meglio ancora se esplicitamente anti-ironico.

 

Eccolo, ce l’ho, si chiama Michel Houellebecq, che però non è aforista ed è francese. Gli stranieri non possono concorrere ed è un peccato, senza il prerequisito della lingua italiana avrei candidato volentieri anche Richard Millet.

 

Chi rimane? Il suo editore? “L’innominabile attuale” qualcosa di ceronettiano lo contiene ma Roberto Calasso non vi si espone e così risulta freddamente saggistico, non diaristico. Faccio presente che il Ceronetti migliore è quello che mette in scena sé stesso, collezionista di malattie e idiosincrasie. Resta quindi Geminello Alvi, che però non so dove si sia ficcato. Mentre la firma del torinese è apparsa sul Corriere fino a pochi giorni fa, quella del medioadriatico, raro non conformista e superbo prosatore, non la leggo da tanto. Ho come il sospetto che si sia stufato di essere incompreso, forse è tornato alla più profittevole attività di economista (a maggio lo davano addirittura in corsa per il Mef). Peccato, perché se c’è qualcuno che potrebbe scrivere con la libertà di Ceronetti su alcuni cruciali ceronettiani temi (l’invasione africana, ad esempio) questo qualcuno è lui.

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Commenti all'articolo

  • fabriziocelliforli

    14 Settembre 2018 - 21:09

    Cavolo, senza finire l'articolo volevo proporTi o proporLe proprio Roberto Calasso, riferendomi in particolare a quel monumento letterario che sarà eternamente "l'ardore", scritto in quindici anni (qualsiasi altro comune mortale ne avrebbe impiegati quarantacinque-cinquanta). LE comunico che riconosco in Lei l'atomo - scintilla di divinità.

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  • fabriziocelliforli

    14 Settembre 2018 - 21:09

    Camillo mi dia retta: Ceronetti è un Rosacroce. Sia ben chiaro: non rosacruciano di quelli del lectorium; no: Egli forse è stato l'ultimo Rosacroce, di quelli che non sapevano di esserlo come Descartes ed altri:perché se ti dici Rosacroce non lo sei. Lo Gnosticismo è anche cristiano e non necessariamente eretico. Per me Ceronetti, oltre che uno dei pochi ad aver colto l'Essenza; oltre che saggio di saggezza sia conscia che inconscia (inconscia è quella delle nostre nonne, che pur essendo semianalfabete avevano sempre la frase giusta, il consiglio giusto al momento giusto; inconscia è quella ce deriva dall'Esperienza di Vita vissuta). Era Dotto ma non te lo faceva pesare; era Sapiente ma idem; aveva una cultura enciclopedica ma non troppo. Era, insomma , un idraulico dello Spirito. Si aggirava per questo povero mondo con la Sua Eccelsa cassetta degli attrezzi per porre rimedio ai mali dello Spirito mal indirizzato. Ma soprattutto era partecipe della sofferenza di questo Mondo.

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  • miozzif

    14 Settembre 2018 - 09:09

    Che insolente modo di parlare in morte di un letterato. Mica è il ceo di una azienda che deve sempre trovare un successore, mica il segretario di un partito. L'artista è insostituibile.

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