I 107 anni ad alta intensità di Luciana Frassati Gawronska

Indomita viaggiatrice, protagonista di salvataggi a rischio di tanti amici ebrei, resistenti, impegnati nella difesa della Polonia sotto l’occupazione nazi-bolscevica durante l’ultima guerra. A dieci anni dalla sua scomparsa, un seminario di studio le rende omaggio

20 Ottobre 2017 alle 16:28

I 107 anni ad alta intensità di Luciana Frassati Gawronska

Ritratto giovanile di Luciana Frassati Gawronska

Ha vissuto 107 anni ad alta intensità Luciana Frassati Gawronska. E a dieci anni dalla sua scomparsa, un seminario di studio le ha reso omaggio a questa vulcanica signora piemontese, personaggio da romanzo che testimonia del miglior cosmopolitismo del Novecento e merita di tornare al centro dell’attenzione. Il 19 ottobre, in via delle Coppelle 35 a Roma, nella sala Pianin del Vega del palazzetto rinascimentale che ospita l’Istituto Sturzo e la biblioteca del fondatore del Partito popolare, si sono incontrati dunque storici, studiosi, giornalisti, poeti e uomini di chiesa, tanto fu ampio lo spettro degli interessi di LFG.

   

Franco Cardini, il medievista appassionato di storia contemporanea, ha ritracciato la biografia di questa indomita viaggiatrice, protagonista di incontri, salvataggi a rischio di tanti amici ebrei, resistenti, semplici aristocratici, impegnati nella difesa della Polonia e della sua libertà sotto l’ occupazione nazi-bolscevica durante l’ultima guerra. Alberto Sinigaglia, il giornalista della Stampa che le fu vicino negli anni della vecchiaia, ha rievocato l’attivismo di LFG attraverso il ritratto di una tempra d’acciaio, sempre pronta a lanciarsi nell’agone, a mobilitarsi in prima persona pur di difendere le memorie familiari.

  

Il padre di Luciana, infatti, era una delle figure pubbliche più in vista dell’Italia liberale. Germanista, giurista, giornalista, diplomatico, giolittiano di ferro, Alfredo Frassati fu l’uomo che trasformò la Gazzetta piemontese per inventarsi La Stampa, che in pochi anni divenne sotto la sua direzione uno dei più autorevoli quotidiani italiani, secondo solo al Corriere della Sera. Nel 1920, fu nominato da Giolitti ambasciatore presso la Repubblica di Weimar, e per due anni visse la Berlino in balia dell’asfissia morale e politica, per le clausole vessatorie del trattato di Versailles, e sotto la morsa della svalutazione e della disoccupazione di massa.

    

Lì sua figlia conobbe Jan Gawronski, giovane consigliere di legazione polacco, che sposerà dopo un fidanzamento di tre anni a Pollone, nel gennaio del 1925. Jacek Moskwa, autore con la moglie Krystyna Kalinowska di un ricco volume su questo romanzo italo-polacco, è venuto apposta da Varsavia per rievocarne le missioni diplomatiche all’Aja, ai tempi della Società delle Nazioni, a Istanbul, in epoca di nazionalismo modernizzatore di Atatürk, a Vienna prima dell’Anschluss, quando l’ambasciata polacca era meta di artisti, scrittori, musicisti famosi come Franz Werfel e Wilhelm Furtwängler, Oskar Kokoscha e Arturo Toscanini, e infine a Varsavia, alla vigilia dell’occupazione tedesca, e quindi a Roma, dove LFG visse la seconda parte della sua vita, non meno caleidoscopica della prima.

  

Sul fronte della storia, LFG scrisse infatti una monumentale biografia in sei volumi dedicata alla figura e all’opera del padre, di cui parla Marcello Sorgi, uno degli ultimi successori di Frassati alla direzione della Stampa. Sul fronte della religione, LFG si dedicò indefessamente alla causa di beatificazione del fratello Pier Giorgio, stroncato a soli 24 anni da un attacco di poliomielite fulminate, e sin da allora oggetto di culto, per le infinite opere di carità che da anni conduceva in silenzio fra gli ultimi degli ultimi, battendo le periferie più dimenticate di Torino, sino a suscitare con la sua morte prematura il cordoglio dell’intera città, fra la sorpresa della stessa famiglia.

      

È all’arcivescovo di Ivrea, Edoardo Cerrato, che è spettato tornare sulla vicenda della causa di beatificazione di Pier Giorgio, riaperta nel dopoguerra grazie a Luciana e a Monsignor Giovanbattista Montini e conclusasi felicemente negli anni ‘90 per volontà del papa polacco, Karol Wojtyla. Infine, last but not least, la dimensione di Luciana poeta, autrice di numerose raccolte di versi, apprezzate da Cardarelli e Ungaretti, è stata affrontata per la prima volta da uno poeta del nostro tempo, Elio Pecora, curatore del Meridiano dedicato a Sandro Penna e autore di una recente antologia di ritratti di scrittori contemporanei.

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