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Se volete farvi crescere i baffi, attenti alla deriva porno

Forte è il rischio di scivolare nella categoria “pornstache”, (viene da “porn” e “mustache”): i baffi del dottore, con tanto di camice bianco, che visita Linda Lovelace in “Gola profonda”, anno 1972.

19 Agosto 2016 alle 19:27

Se volete farvi crescere i baffi, attenti alla deriva porno

L'attore Harry Reems

Attenti, se meditate di concludere l’estate facendovi crescere i baffi. Forte è il rischio di scivolare nella categoria “pornstache”, segnalata qualche giorno fa da un articolo sul Guardian. Viene da “porn” e “mustache”. Sono i baffi del dottore, con tanto di camice bianco, che visita Linda Lovelace in “Gola profonda” – anno 1972 – e trova il modo di guarirla (l’attore Harry Reems poi si è pentito come quasi tutti, diventando “cristiano rinato”). Sono i baffi di Ryan Gosling in “Nice Guys” di Shane Black: film ancora in sala, se trovate un cinema aperto, che rifà gli anni 70 – due detective cercano una diva del porno scomparsa – e quindi obbliga al baffo in linea con l’estetica di Playboy.

 

Trattandosi di parodia, Ryan Gosling non è quel tipo d’uomo. E del resto Priya Elan, giovanotto che sul Guardian si occupa appunto di moda e di costume, il più sinistro paio di “pornstache” li ha scovati addosso a Nigel Farage. Rispondeva a domande sulla Brexit intervistato sul canale satellitare Russia Today (sembra una gag, ma ci sono anche le foto, e gli anni Settanta sono evocati anche dallo sfondo azzurrino). Entriamo in zona Borat, il “pornstache” come segno che proprio moderno non sei. O di Ned Flanders, il vicino devoto e compassionevole del maleducatissimo Homer Simpson. O di Mario l’idraulico nel vecchio videogioco.

 

A scombinare le carte, si sono fatti crescere un bel paio di pornstache Jake Gyllenhaal e James Franco, la cui figaggine non può essere messa in discussione. Non proprio come quelli di “Magnum P. I.”, e neppure come quelli di Burt Reynolds, che per un paginone di Cosmopolitan si fece fotografare nudo sulla pelliccia. Ma sono notevoli, e quando l’uno e l’altro se li taglieranno non capiterà come al protagonista di “Baffi”, romanzo di Emmanuel Carrère uscito nel 1986. Il protagonista si taglia i baffi, esce dal bagno, la moglie non se ne accorge, gli amici neppure. Anzi, negano che i baffi li abbia mai avuti.

 

La bibbia del baffo “Of Beards and Men” (la firma Cristopher Oldstone-Moore, University of Chicago Press) spiega che i baffi e barbe – ci possiamo mettere anche i capelli – cambiano al cambiare dell’idea di mascolinità (cosa che ognuno poteva constatare con un po’ di spirito d’osservazione, contando barbe e chignon attorno a lui, ma è bello aver conferma). Sono una faccenda politica – e infatti tra i pornstache e le barbe degli hippie c’è un abisso. E sono un linguaggio articolato, dove si alternano zone rasate e no: basta guardare come si fa ricamare il mento Leonardo DiCaprio.

 

Una versione addomesticata del pornstache la esibiva Joaquin Phoenix, in “Her” di Spike Jonze, assieme ai pantaloni a vita alta. Il film è ambientato nel futuro, in una città che un po’ è Los Angeles e un po’ Shanghai. Maschio di ultimissima generazione, finiva per innamorarsi della voce del suo smartphone.

Mariarosa Mancuso

Critica cinematografica, ha studiato filosofia e ha cominciato a occuparsi di cinema per le radio della svizzera italiana. Lavora per Il Foglio sin dai primi numeri e ha tradotto i racconti di Edgar Allan Poe. Ha raccolto le recensioni di un anno di lavoro in un libro del Foglio che ha preso il nome dalla rubrica del sito, Nuovo cinema Mancuso. Nel 2010 Rizzoli ha aggiornato e ristampato Nuovo cinema Mancuso, con la partecipazione di Giuliano Ferrara e Aldo Grasso.

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