Come mai ancora non sappiamo la cinquina dei candidati al premio Strega?

Siamo all’inizio di marzo, come mai ancora non sappiamo chi vincerà il premio Strega? D’accordo, le candidature – con i due presentatori richiesti dal regolamento per ogni titolo in gara – si sapranno solo il primo aprile. Ma è consuetudine che il vincitore venga annunciato con mesi d’anticipo.

4 Marzo 2016 alle 06:02

Come mai ancora non sappiamo la cinquina dei candidati al premio Strega?

Siamo all’inizio di marzo, come mai ancora non sappiamo chi vincerà il premio Strega? D’accordo, le candidature – con i due presentatori richiesti dal regolamento per ogni titolo in gara – si sapranno solo il primo aprile. Ma è consuetudine che il vincitore venga annunciato con mesi d’anticipo: capitò con Sandro Veronesi (“Caos calmo”) e con Francesco Piccolo (“Il desiderio di essere come tutti”), per citarne un paio. Quest’anno sembrava più facile: “Vincerà Mondazzoli”, stabilì Roberto Saviano dopo un ragionamento degno di Watson: prima si alternavano, ora sono una cosa sola, per i piccoli e meritevoli non c’è spazio.

 

Ora che Mondazzoli non è del tutto realtà, ma sono in tanti a portarsi via una costola per farne altro, le voci sui possibili candidati si moltiplicano. Qualcuno certificato con dichiarazione pubblica, come Valentino Zeichen con il romanzo “La Sumera” (Fazi) e Antonio Moresco con “L’addio”, “thriller esistenziale” garantito da Antonio Franchini, editor che dopo trent’anni in Mondadori è passato alla Giunti (c’è uno sbirro, un mondo dei vivi e un mondo dei morti; speriamo anche una trama, oltre agli “interrogativi vertiginosi” promessi dal risvolto, che lo renda leggibile). Qualche altro arrivato tanto in anticipo da sembrare un ballon d’essai: può uno scrittore vincere il premio due volte? Può, nel caso lo si volesse dare a Niccolò Ammaniti con “Anna”, dopo la vittoria con “Come Dio comanda” nel 2007 (c’è il precedente di Paolo Volponi vincitore nel 1965 e nel 1991). Più ghiotti risultano i sussurri e le voci, ché le patrie lettere sono una repubblica fondata sul pettegolezzo. Non possiamo fare la rivoluzione perché ci conosciamo tutti, e per lo stesso motivo – quando la cinquina di candidati viene scelta e bisogna votarla – i cellulari si fanno roventi per l’elemosina dei voti (“Dico di sì a tutti, perché deluderli? Poi voto chi mi pare”, confessò uno dei 400 votanti di cui non faremo il nome neanche sotto tortura). La nave di Teseo – voluta da Elisabetta Sgarbi per segnare la propria “differenza antropologica da Marina Berlusconi” (copyright Umberto Eco, mica un cretino con la terza elementare) – sembra decisa a candidare Elena Stancanelli con “La femmina nuda”, in uscita il 31 marzo.

 

E fin qui sono libri, e sono scrittori. Spariscono davanti all’Uomo rinascimentale, in tutte le arti versato – prefazioni a centinaia, raccolta di figurine, direzione di giornali, collezioni di vidocassette, rubrichista e regista di cinema – che ha nome Walter Veltroni. Il suo ultimo romanzo è uscito da Rizzoli (che nel passaggio a Mondadori perderà Bompiani e Marsilio) con il titolo “Ciao”, recensito come non sarebbero recensiti neanche Dickens o Balzac, se avessero la sfortuna di vivere oggi. Gli amici e i nemici – e quando concordano qualcosa di vero c’è – giurano che al premio terrebbe moltissimo. A essere maligni, facendo la spunta dei votanti, siamo sicuri che tutti o gli hanno chiesto una prefazione, o hanno applaudito con le lacrime il documentario “I bambini sanno”, con piccoli mostri che hanno i gusti musicali dei genitori (se qualcuno non appartenesse né all’una né all’altra categoria,  accettiamo volentieri smentite).

 

[**Video_box_2**]Sembra invece che Rizzoli abbia deciso di candidare allo Strega Edoardo Albinati con “La scuola cattolica”: 1.300 pagine, abbastanza per raccontare anche l’omicidio del Circeo. Ma, appunto, restano voci, come quelle che riferiscono l’indecisione di Einaudi e di Feltrinelli, al momento attuale. Mondadori, chiunque dovesse candidare, sarà comunque sospettato di posizione dominante.

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