Come mai ancora non sappiamo la cinquina dei candidati al premio Strega?

Mariarosa Mancuso
Siamo all’inizio di marzo, come mai ancora non sappiamo chi vincerà il premio Strega? D’accordo, le candidature – con i due presentatori richiesti dal regolamento per ogni titolo in gara – si sapranno solo il primo aprile. Ma è consuetudine che il vincitore venga annunciato con mesi d’anticipo.

Siamo all’inizio di marzo, come mai ancora non sappiamo chi vincerà il premio Strega? D’accordo, le candidature – con i due presentatori richiesti dal regolamento per ogni titolo in gara – si sapranno solo il primo aprile. Ma è consuetudine che il vincitore venga annunciato con mesi d’anticipo: capitò con Sandro Veronesi (“Caos calmo”) e con Francesco Piccolo (“Il desiderio di essere come tutti”), per citarne un paio. Quest’anno sembrava più facile: “Vincerà Mondazzoli”, stabilì Roberto Saviano dopo un ragionamento degno di Watson: prima si alternavano, ora sono una cosa sola, per i piccoli e meritevoli non c’è spazio.

 

Ora che Mondazzoli non è del tutto realtà, ma sono in tanti a portarsi via una costola per farne altro, le voci sui possibili candidati si moltiplicano. Qualcuno certificato con dichiarazione pubblica, come Valentino Zeichen con il romanzo “La Sumera” (Fazi) e Antonio Moresco con “L’addio”, “thriller esistenziale” garantito da Antonio Franchini, editor che dopo trent’anni in Mondadori è passato alla Giunti (c’è uno sbirro, un mondo dei vivi e un mondo dei morti; speriamo anche una trama, oltre agli “interrogativi vertiginosi” promessi dal risvolto, che lo renda leggibile). Qualche altro arrivato tanto in anticipo da sembrare un ballon d’essai: può uno scrittore vincere il premio due volte? Può, nel caso lo si volesse dare a Niccolò Ammaniti con “Anna”, dopo la vittoria con “Come Dio comanda” nel 2007 (c’è il precedente di Paolo Volponi vincitore nel 1965 e nel 1991). Più ghiotti risultano i sussurri e le voci, ché le patrie lettere sono una repubblica fondata sul pettegolezzo. Non possiamo fare la rivoluzione perché ci conosciamo tutti, e per lo stesso motivo – quando la cinquina di candidati viene scelta e bisogna votarla – i cellulari si fanno roventi per l’elemosina dei voti (“Dico di sì a tutti, perché deluderli? Poi voto chi mi pare”, confessò uno dei 400 votanti di cui non faremo il nome neanche sotto tortura). La nave di Teseo – voluta da Elisabetta Sgarbi per segnare la propria “differenza antropologica da Marina Berlusconi” (copyright Umberto Eco, mica un cretino con la terza elementare) – sembra decisa a candidare Elena Stancanelli con “La femmina nuda”, in uscita il 31 marzo.

 

E fin qui sono libri, e sono scrittori. Spariscono davanti all’Uomo rinascimentale, in tutte le arti versato – prefazioni a centinaia, raccolta di figurine, direzione di giornali, collezioni di vidocassette, rubrichista e regista di cinema – che ha nome Walter Veltroni. Il suo ultimo romanzo è uscito da Rizzoli (che nel passaggio a Mondadori perderà Bompiani e Marsilio) con il titolo “Ciao”, recensito come non sarebbero recensiti neanche Dickens o Balzac, se avessero la sfortuna di vivere oggi. Gli amici e i nemici – e quando concordano qualcosa di vero c’è – giurano che al premio terrebbe moltissimo. A essere maligni, facendo la spunta dei votanti, siamo sicuri che tutti o gli hanno chiesto una prefazione, o hanno applaudito con le lacrime il documentario “I bambini sanno”, con piccoli mostri che hanno i gusti musicali dei genitori (se qualcuno non appartenesse né all’una né all’altra categoria,  accettiamo volentieri smentite).

 

[**Video_box_2**]Sembra invece che Rizzoli abbia deciso di candidare allo Strega Edoardo Albinati con “La scuola cattolica”: 1.300 pagine, abbastanza per raccontare anche l’omicidio del Circeo. Ma, appunto, restano voci, come quelle che riferiscono l’indecisione di Einaudi e di Feltrinelli, al momento attuale. Mondadori, chiunque dovesse candidare, sarà comunque sospettato di posizione dominante.

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