Passata l'acqua “granda”, a Venezia è tutto pronto per il Gran ballo del Doge

Giuseppe Fantasia

È da ventisette anni che Antonia Sautter organizza il Gala internazionale del Carnevale di Venezia. “La mia parola d’ordine è il sogno”

Venezia. La bella città lagunare duramente colpita dall’acqua “granda”, lo scorso novembre, si sta rialzando per tornare a essere ancora più forte di prima. Lanciare e rilanciare al mondo un messaggio di positività, continuare a osare, desiderare di vivere l’inedito e sperimentare l’insolito – come accadde dopo l’incendio della Fenice – sono diventati una sorta di mantra per cercare di non perdere quell’allure che l’ha sempre fatta amare. La redenzione è libertà e liberazione, ma è vista anche come ambizione di riscatto da qualsiasi avversità per continuare a godere di quell’irrinunciabile senso di meraviglia. “Il Carnevale alle porte è l’occasione per assaporare questa sensazione e il miracolo è possibile”, spiega al Foglio la veneziana Antonia Sautter, stilista di moda che ha portato l’anima, lo spirito e il gran gusto della sua città in giro per il mondo grazie a “Il Ballo del Doge”, il Gala internazionale del Carnevale di Venezia che organizza da ventisette anni. “La mia parola d’ordine è il sogno”, aggiunge. Quel sogno che è stato poi il punto da cui è partita per realizzare un evento definito dalla stampa il più sontuoso ed esclusivo del mondo, sicuramente uno dei più ambiti.

 

Tutto ebbe inizio negli anni Novanta, dopo il suo incontro con Terry Jones, storico membro dei Monty Python, che era a Venezia per preparare un documentario storico della Bbc sulle Crociate. La Sautter, da sempre affascinata dal viaggio nelle epoche storiche della sua città, si occupò dell’organizzazione, dei costumi e delle scenografie necessarie alle riprese televisive. L’idea di ricreare la magia e l’eleganza di epoche passate si sviluppò fino a prendere corpo nel Ballo del Doge che conosciamo oggi. Nel mezzo, ci sono state sue collaborazioni importanti (su tutte, quella con Stanley Kubrick per la realizzazione delle maschere utilizzate nel suo ultimo film, “Eyes Wide Shut”), riconoscimenti e onorificenze. Il suo merito è stato quello di aver riportato in auge lo spirito di feste, balli e banchetti come erano organizzati in passato per l’aristocrazia della Serenissima riproponendoli in chiave contemporanea, ma c’è di più. Anche grazie a quel gran ballo, si parla di Venezia, e in un momento del genere è una buona pubblicità gratuita che non può che farle che bene. Per l’edizione 2020, prevista per sabato 22 febbraio, ci sarà un “Carnival Rhapsody” sotto le ventiquattro imponenti colonne della Sala principale d’ingresso della Scuola Grande della Misericordia, piano superiore compreso. Se la Sautter sarà il cuore pulsante della festa con le sue fantasie fatte di immagini, colori, suoni ed emozioni, i suoi ospiti provenienti da ogni parte del mondo, ne saranno i veri protagonisti (da mesi è partita la caccia all’invito), indossando i costumi disegnati e realizzati dal suo atelier di piazza San Marco dove sono ospitate oltre millecinquecento creazioni. La Scuola avrà decorazioni lussuose, scenografie realizzate ad hoc tra spettacoli artistici senza soluzione di continuità con oltre un centinaio di performer, pietanze e bevande, musiche, balli e intrattenimenti itineranti. Perdersi ed emozionarsi all night long – possiamo garantirvelo noi che ci siamo già stati – sarà meraviglioso anche perché dalla vostra avrete una maschera grazie alla quale nessuno vi riconoscerà.

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