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Estremista senza eredi

Al fascismo vicino al terrorismo di Stefano Delle Chiaie serviva un nemico, che ora non c’è più

10 Settembre 2019 alle 20:15

Estremista senza eredi

Stefano Delle Chiaie (foto LaPresse)

La scomparsa di Stefano Delle Chiaie, forse l’esponente più noto dell’estremismo di destra che ha costeggiato e talora occupato un ruolo, ancora non si sa bene se di ispiratore o di organizzatore, nel terrorismo nero degli anni delle stragi, aiuta a capire consonanze e differenze tra il neofascismo di allora e quello di oggi. Naturalmente prima di tutto bisogna comprendere la differenza delle situazioni: negli anni Settanta esisteva in strati non marginali della popolazione la preoccupazione, in alcuni addirittura il terrore di una conquista del potere da parte dei comunisti. Questo clima, speculare a quello in cui, per paura del pericolo fascista si organizzavano gli antifascisti “militanti” spesso finiti più o meno consapevolmente in trame terroristiche di sinistra, come accadde anche a Giangiacomo Feltrinelli, ha fornito uno spazio reale all’azione “diretta” dell’estremismo neofascista che portò allo stragismo.

 

Stefano Delle Chiaie ha rappresentato il momento di congiunzione tra il fascismo “storico”, quello che gli permise di trovare protezione nella Spagna di Francisco Franco e nel Cile di Augusto Pinochet, e quello che si andava ricostituendo nella lotta estremistica che in qualche caso, come nella famosa battaglia di Valle Giulia, vide uniti nella lotta contro “la repressione” poliziesca quelli che poi Amintore Fanfani avrebbe definito gli “opposti estremismi”. Se da questo ruolo Delle Chiaie sia passato a quello di terrorista attivo, se cioè sia stato o no tra i responsabili della strage dell’Italicus, oggi non è possibile dirlo con certezza, dato che le numerosissime inchieste e i processi che lo hanno visto imputato non sono approdati a risultati incontrovertibili.

 

E’ difficile rintracciare una continuità tra il neofascismo ancora “nostalgico” di cui Delle Chiaie fu l’epigono e i fenomeni più recenti come CasaPound e simili. Gli ultimi tentativi di Delle Chiaie di formare organizzazioni politiche sono finite prima di cominciare, probabilmente proprio perché l’appello dell’ala estremista del Msi appariva del tutto anacronistica. Con la fine del “pericolo” comunista finisce anche lo spazio che in qualche modo queste tendenze avevano occupato presentandosi come ala marciante e militante dell’anticomunismo. Così si può dire, in conclusione, che Stefano Delle Chiaie è morto senza lasciare eredi, anche se forse nelle aree dell’estremismo militante qualcuno vorrà appropriarsi della sua figura “storica” .

Sergio Soave

Nato ad Alessandria, in Piemonte, nel 1947, studia a Milano, dove svolge attività nelle organizzazioni politiche, sindacali e cooperative della sinistra. Costretto ad abbandonare queste attività dallo scoppio di Tangentopoli, trova asilo politico e professionale nel Foglio, al quale collabora dalla fondazione. Scrive anche come commentatore politico su altre testate, come l’Avvenire. Ora vive nelle Langhe e passa lunghi periodi in Catalogna e, sul confronto tra il nostro sistema politico e quello di Madrid ha scritto un libretto, “Pasticcio italiano in salsa spagnola”, per Boroli editore.

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Commenti all'articolo

  • joepelikan

    10 Settembre 2019 - 21:29

    Il problema non sussiste. Gli ex-comunisti sono ormai diventati fedeli funzionali del IV Reich Germanico. Missione compiuta: nemico assimilato.

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