Foggia, non l'Italia

Redazione

La strage di oggi è figlia di una faida locale, non è un ritorno al “terrore mafioso”

La strage di mafia avvenuta in provincia di Foggia esce dall’ordinarietà della cronaca nera, perché fa tornare il ricordo di una criminalità organizzata che usa metodi quasi terroristici. L’attacco alla vettura dei “nemici”, l’inseguimento e l’uccisione dei testimoni casuali, la ferocia contro un anziano boss diventato confidente delle forze dell’ordine: tutte queste caratteristiche sono destinate a restare nel tempo come un’immagine permanente, e questo probabilmente era proprio l’obiettivo dei delinquenti. Se è giusto sottolineare i caratteri non usuali della vicenda, sarebbe però erroneo generalizzare, parlare di una nuova offensiva della criminalità mafiosa, del fallimento dello stato nel contrasto alle mafie.

  

La faida del Gargano non è una novità, purtroppo, e il riemergere della sua ferocia resta delimitato a una situazione locale specifica, che non cancella i successi ottenuti in questi anni e non crea una nuova situazione di emergenza criminale. L’opinione pubblica italiana, e spesso anche la politica, ha la tendenza a giudicare le situazioni sul breve termine, il che porta a una visuale dall’ottica distorta, ma tutto va inquadrato nel suo naturale contesto. Serve un intervento rapido ed efficace, se necessario il rafforzamento dei presidi sul territorio, un’azione volta a stroncare qualsiasi tendenza imitativa. Questo non vuol dire sottovalutare o minimizzare, ma nemmeno aderire alla tesi – di cui i Roberto Saviano sono specialisti– secondo cui l’Italia è dominata dalla mafia e lo è di più oggi di ieri. Serve una pressione straordinaria sui clan del Gargano, un’azione vasta coordinata e costante, in modo da far capire che quando si cerca di intimidire adottando forme criminali eclatanti si provoca una reazione implacabile dello stato. Qualunque cosa dicano i sostenitori delle fanfaluche sulla “trattativa”, è così che si è agito nei confronti dei corleonesi e ora quelle cosche sono sostanzialmente debellate. Bisogna fare lo stesso a Foggia, e ci sono le forze per farlo. Comprendere che ci sono segnali di una degenerazione locale e specifica della criminalità organizzata deve servire a combatterla, in modo specifico e localizzato, in modo da stroncarla, senza bisogno di leggere la gravità di un fatto come un segnale apocalittico, semplicemente perché questo sarebbe un errore di analisi che indurrebbe a errori nella reazione.

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