Era solo Brus Uillis

Roma è cambiata? No, stanno solo girando un film

Michele Masneri

Prati tagliati, rimozioni forzate, strade sgombre. Uno pensa che è vero che il sindaco sta facendo qualcosa. Ma non è così 

Prima ti commuovi: no, dai, non può essere. Ma allora è vero che il sindaco sta facendo qualcosa. Piccoli segni si erano comunque colti, a Roma. Nelle metropolitane, macchinette scintillanti rosse per dare biglietti, elettronicamente (improvviso, l’Occidente!). Poi, prati tagliati per la prima volta in vent’anni (fa un po’ impressione vedere i bordi del Muro Torto per la prima volta non invasi da una giungla salgariana. Ci si era abituati, si pensava che quella fosse la conformazione naturale. Invece erano solo prati mai tagliati).

 

Insomma, a Roma qualcosa sta cambiando. Così una sera rientrando a casa, ecco un cartello di quelli che non si vedono mai, in città. Un bel divieto di sosta col simbolo del carro attrezzi, rimozione forzata, e un foglio stampato appiccicato sopra. La strada nei giorni successivi si svuota di macchine. Che meraviglia. Puliranno. Passeranno i netturbini. Ci si emoziona come per i grandi eventi. Non è effettivamente mai successo di vedere una strada sgombrata per la pulizia. Finora il mezzo più efficace per rimuovere bottiglie e cartacce l’aveva trovato un giovane africano che si era industriato a pulire la via con lo scopettone, tra le auto, alzando però polveroni tremendi, disseminando poi mucchi di sporcizia che lascia lì in bella vista per ottenere le giuste mance.

 

Insomma la rimozione con lavaggio non era mai avvenuta in questa via del quartiere Esquilino dove abito dal 2014, ma nemmeno nella mia vecchia casa a Monti, insomma, mai, dal 1997, quando giunsi nella capitale pieno di speranze. E’ passato un Giubileo, è morto un papa, se n’è dimesso un altro, ma la rimozione per la pulizia non l’avevo mai vista. Roma dunque sta cambiando, e finalmente cambia anche quella specie di sortilegio eternizzante che colpisce tutto ciò che sta a Roma. Non solo il provvisorio è definitivo, ma tutto ciò che sta in strada, nello spazio pubblico, si mischia immediatamente alle rovine, ai monumenti, diventa rovina e monumento esso stesso.

 

Roma è la città che mai potrà essere sconfitta dalla cancel culture. Ci sono ancora infatti e convivono pacificamente le indicazioni per i rifugi antiaerei, ci sono cartelli di lavori terminati vent’anni fa; e i tombini col fascio littorio. Ed erbacce mai tolte, e monopattini che diventano installazioni, bici i cui cestelli diventano raccolta per la differenziata. E poi le reti rosse – Roma dev’essere l’epicentro mondiale del consumo della rete di plastica arancio. Quando qualcosa si rompe, nelle strade romane, non viene aggiustata ma viene circondata dal reticolo arancio. Si piantano quattro ferri e si fa quello che viene chiamato “il pollaio”. La rete rimane lì poi ad libitum finché non viene consunta dai raggi solari. Ma in particolare le macchine, le auto, sono le eternatrici del “posto fisso”. Ognuno ha una storia: strisce pedonali dipinte a metà, per non spostare il mezzo. Qualche settimana fa nei gruppi Facebook si parlava di un’auto parcheggiata a Monteverde da almeno trent’anni, con la sua sovraccoperta. Mai spostata. Forse il conducente sarà morto? Alcuni utenti segnalavano: “ah, io adesso non abito più a Roma, ma nel 92 era già lì”. “Io l’ho vista nel 2005”. I commenti erano interessanti: almeno metà erano a favore del posteggiatore fantasma: se paga l’assicurazione e il bollo, ha tutto il diritto di essere lì.

 

Le macchine dei defunti sono un altro bel tema: un mio amico scrittore mi ha raccontato che alla morte del suo anziano padre la faccenda più spinosa è stata ritrovare la sua macchina, cancellare l’assicurazione, farla demolire, ma nel frattempo l’auto è rimasta lì anni, parcheggiata placidamente, e nessuna multa, con sua grande sorpresa, è mai arrivata. A Roma c’è più rispetto per le auto che per i morti. Venendo da altre latitudini non si capisce anzi si rimane affascinati dalla eternità del parcheggio romano. Nel Nord Italia il lavaggio è regolare, costante: ma soprattutto avendo vissuto un po’ a San Francisco, lì l’auto sembra seguire nei suoi frenetici spostamenti le vite dei suoi abitanti. Nella città che non dorme mai, tutta la città è un immenso disco orario. Lavaggi tutte le sere, e l’auto non può essere lasciata da nessuna parte più di quattro ore, così l’occupazione principale dei sanfranciscani è andare giù a spostarla, tipo cane.  Gli autobus poi sono dotati di altoparlanti. Se qualcuno si azzarda a posteggiare o osteggiare le fermate, l’autista che nel frattempo non sta tentando la fortuna con i gratta e vinci né guardando una serie Tv, intima, autorevole, tramite altoparlante:  “Non lo vedi che non puoi parcheggiare, lì”. Aziona poi una telecamera che scatta foto, e poi la multa arriverà a casa ai malcapitati.  Fantascienza per Roma, dove il diritto alla doppia fila rimane sancito a livello di costituzionale morale, materiale.

 

Ma tornando a noi, ecco che forse pure questo cambierà. Oggi la via sotto casa mia è completamente sgombra e pulita, non ho mai visto la strada senza auto, è enorme, senza bottiglie e cartacce ha un aspetto strano, non la riconosco, fa quasi impressione. Però ci sono dei camion bianchi, parcheggiati. Chiedo informazioni ai negozianti che mi guardano stupiti. Ma che non lo sai? Stanno a girà un film co’ Brus Uillis. Sono tutti eccitati. Arriverà Brus Uillis. Guardo meglio il cartello, e solo allora capisco che non di pulizia si trattava ma appunto un film. Roma ha anche questo di speciale, che è più facile trovarti Brus Uillis sotto casa, piuttosto del netturbino.

   

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  • Michele Masneri
  • Michele Masneri (1974) è nato a Brescia e vive prevalentemente a Roma. Scrive di cultura, design e altro sul Foglio. I suoi ultimi libri sono “Steve Jobs non abita più qui”, una raccolta di reportage dalla Silicon Valley e dalla California nell’èra Trump (Adelphi, 2020) e il saggio-biografia “Stile Alberto”, attorno alla figura di Alberto Arbasino, per Quodlibet (2021).