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I cattopauperisti

Sulla Marmolada non volano aquile, ma avvoltoi, incapaci di ascoltare saggi come Messner

Camillo Langone

La speranza in un nuovo Enrico Mattei, la fiducia nel nucleare. Da Greta a Bergoglio: le colpe dei disastri ambientali attribuite all'uomo 

Gli alpinisti muoiono e gli ambientalisti vogliono che in compenso muoia anch’io. In senso lato: come dicevano gli antichi “homo sine pecunia imago mortis” e con le bollette che mi ritrovo e le bollette che fra poco temo mi arriveranno, tutte bollette che se non esistessero gli ambientalisti peserebbero la metà, fra poco avrò una faccia da Catacombe dei Cappuccini. E purtroppo anche in senso un po’ più stretto: a me chiaramente non capiterà perché sono giovane e forte ma i vecchi e i malati, i cosiddetti fragili (che chiamati così sembrano bicchieri e invece sono persone), se d’estate non possono più permettersi il condizionatore e d’inverno non possono più permettersi il termosifone magari schiattano. L’energia a buon mercato salva la vita. Col caldo i cardiopatici rischiano la sincope, col freddo l’ischemia, ma sai cosa gliene frega dei malati di cuore ai fanatici seguaci della religione ambientale, il grande imbroglio che va da Greta a Papa Bergoglio, il Santo Padre che ha twittato come nemmeno Alessandro Gassmann: “Le tragedie che stiamo vivendo con il cambiamento climatico ci devono spingere a cercare urgentemente nuove vie...”.

 

Bisognerebbe cercarle davvero queste vie ma non in senso cattopauperista bensì dalle parti del nucleare, cornucopia di energia abbondante e conveniente. Qualcosa di salutare. “La radioattività un brivido mi dà” cantava fiduciosa Mina in pieno boom, miracolo economico sostenuto dall’energia garantita da Enrico Mattei, presidente dell’Eni ed eroe che poco prima di morire (o venire ucciso) disse: “Ho lottato contro un’idea fissa: che l’Italia fosse condannata a essere povera per mancanza di fonti energetiche. Queste fonti energetiche le ho individuate e le ho messe in valore”. Ecco, ci vorrebbe un nuovo Mattei, un condottiero capace di aprire centrali, innalzare dighe, azionare trivelle per salvarci dall’Holodomor energetica, dalla carestia produttiva indotta dalla setta ambientalista.

 

Ma oggi sulla Marmolada non volano aquile, volano avvoltoi. Uccellacci tutto becco e senza orecchie, impossibilitati ad ascoltare Messner: “Non si va sotto un seracco in questo periodo”. Tantomeno Zichichi (“L’uomo incide sul clima per il 5%: il 95% dipende da fenomeni naturali legati al sole”) o Franco Prodi (“Se analizzassimo la storia climatica del nostro pianeta scopriremmo che è composta da continui cambiamenti, anche quando non c’era l’industrializzazione”). Gli ecoavvoltoi si lanciano contro le masse colpevolizzandole.

 

Milioni di occidentali senza sapienza, senza scienza e senza storia che si battono il petto e per salvare il mondo sono pronti ad abbandonare automobili, ascensori, ventilatori siccome ignorano la catastrofe di Saint-Gervais, avvenuta sempre sulle Alpi ma in zona Monte Bianco, versante francese. Morirono duecento persone sotto un fiume d’acqua fangosa e detriti e fu colpa del solito ghiacciaio che come al solito si stava sciogliendo. Correva l’anno 1892 e dunque io non c’entro e nemmeno mio padre c’entra e neanche mio nonno. Mio bisnonno credo fosse vivo ma escludo che sia stato lui a manomettere il ghiacciaio: non aveva automobile né ascensore né ventilatore, laggiù in Lucania, al massimo disponeva di un asino, animale che per muoversi non abbisogna di combustibili fossili e neri, sarebbe piaciuto anche a Enrico Letta.

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  • Camillo Langone
  • Vive a Parma. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "Eccellenti pittori. Gli artisti italiani di oggi da conoscere, ammirare e collezionare" (Marsilio).