Ansa

Contro Mastro Ciliegia

L'Europa Pussy riot

Maurizio Crippa

Chiedere la censura per la cultura è come considerare reati le idee, pessima soluzione, soprattutto per una istituzione autonoma. Dovrebbe saperlo persino il commissario alla Cultura, tale Glenn Micallef. Se i governi europei vogliono abbattere Putin facciano guerra a lui, non alla Biennale

Sono andato a letto presto, pensando che avrei voluto scrivere qualcosa sulla insopportabile, oltre che inefficace, ipocrisia dell’Europa e dei suoi governi (ne hanno contati 22) che non avendo in quattro anni smesso di comprare gas dalla Russia; non avendo armato Kyiv; non avendo fatto il Rearm; non sapendo difendere i propri cittadini ebrei dall’antisemitismo e indecisi persino sull’Iran, per rifarsi una verginità purchessia preferiscono la scorciatoia di chiedere la censura per l’unica istituzione culturale europea degna del nome, la Biennale di Venezia. Mi sono svegliato ieri mattina e ho scoperto che lo aveva già scritto al solito alla perfezione Mattia Feltri su HuffPost, con dovizia di informazioni su quanto gas l’Europa succhi ogni mese dai gasdotti di Putin, e a lui rimando. Aggiungo che chiedere la censura per la cultura è come considerare reati le idee, pessima soluzione, soprattutto per una istituzione autonoma. Dovrebbe saperlo persino il commissario alla Cultura, tale Glenn Micallef (poi dicono di Di Maio). Se vogliono abbattere Putin facciano guerra a lui, non alla Biennale. Decenni fa in America hanno inventato la fascistoide ideologia culturale detta wokism. In ritardo e sempre ancillari, gli europei hanno scelto per sé la cultura Pussy riot. 

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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"