L'inutile reato di Covid

Dopo tre anni la procura di Bergamo ha chiuso la famosa inchiesta sulla gestione della prima ondata della pandemia. Se sono indagati tutti, la “colpa” dov’è?
2 MAR 23
Ultimo aggiornamento: 04:25
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 Ansa

Mentre a Milano Bertolaso chiude il Palazzo delle Scintille e spiega che il Covid non è sconfitto, ma scienza e record di vaccinazioni lo hanno messo in ginocchio, la procura di Bergamo dopo tre anni ha chiuso la famosa inchiesta sulla gestione della prima ondata della pandemia. E ancora una volta sorge il dubbio sull’utilità di certe indagini penali, costruite più per dare soddisfazione alla vox populi che per accertare un fatto specifico. A confermare il sospetto, l’indecente ritorno al vecchio circo mediatico-giudiziario, con gli indagati che hanno scoperto di esserlo dalle agenzie. I dubbi per due motivi. Il primo – dispiacerà soprattutto alla sinistra che ha cavalcato il giustizialismo pandemico – è che alla fine sono stati indagati tutti, ma tutti: Giuseppe Conte e Roberto Speranza, Attilio Fontana e Giulio Gallera. E Silvio Brusaferro, Agostino Miozzo, Angelo Borrelli. Il che significa, semplicemente, che nessuno in quei giorni poteva sapere o agire meglio degli altri: la “colpa” dov’è? Il secondo è negli stessi reati contestati: “Epidemia colposa aggravata, omicidio colposo plurimo, rifiuto di atti di ufficio”. Dove è soprattutto il primo a puzzare di logica dell’untore, come direbbe Manzoni, il saggio.