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Contro mastro ciliegia

Il tiro a segno non fa stragi

Maurizio Crippa

Se persino Salvini ha commentato "non mi sembra illuminata come idea", forse l'idea di Fazzolari non è illuminata. Ma ci sarebbe da chiedersi, senza strilli, se l'educazione al tiro sportivo non sia una possibile via per sublimare la violenza

Per il momento siamo a un articolo affermativo, nel senso che fa una affermazione, rilanciato da molti articoli, e a una smentita dell’interessato di quanto l’articolo afferma. Uno dei due, sbaglia la mira. Se il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, ha davvero detto quel la Stampa gli mette in bocca, che “dobbiamo fare un tavolo per un progetto di insegnamento del tiro a segno nelle scuole”, detto di sguincio al generale Franco Federici, consigliere militare di Giorgia Meloni, sarebbe da rubricare tra le sparate estemporanee cui questo governo abusa. Del resto persino Salvini ha commentato “non mi sembra illuminata come idea”. Fazzolari nega, questioni di mira.

 

Ma a ben guardare, e lasciando la pavloviana indignazione all’opposizione, quand’anche Fazzolari avesse ipotizzato, in chiacchiera, l’utilità per i giovani di accostarsi al tiro d’arma – disciplina del resto olimpica – e non certo di fare bumbum nelle scuole, sarebbe così insensato? In un paese dove ancora si costringono i bambini a imparare la pallamano? Un po’ di realismo: in America sono vietate persino le armi giocattolo, cosicché a dieci anni i bambini vogliono provare i mitra. L’uso sportivo vale, per solito, come sublimazione simbolica. Meglio di una mattanza.

  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"