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Uomini e topi (per non parlar dei somari)

Delon, Bardot e lo spogliarellista a cinque stelle

Maurizio Crippa

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crippa@ilfoglio.it

20 Gennaio 2018 alle 06:00

Uomini e topi (per non parlar dei somari)

Alain Delon

Alain Delon (avercene ancora, di figaccioni così) va ripetendo in lungo e in largo che è molto stanco e la morte s‘i avvicina. E di questo, amen. Solo che ci tiene a chiarire, Alain, che il problema non è suo: io odio questa epoca, e tutti voi merdacce che mi sopravviverete. Come diceva Philip K. Dick: “Io sono vivo, voi siete morti”. Solo che Phil era più elegante. Ma gli sarà perdonato. Non gli sarà perdonata, invece, quest’aggiunta testamentaria: “Quando verrà il momento, voglio che il mio cane muoia con me”. La frase diventa ovviamente “choc”, e fioccano i “ma se il suo cane dovesse morire prima di lui, si può sopprimere Alain Delon?”.

     

Brigitte Bardot, gran ragazza, non sarà perdonata per aver detto che certe attrici sono un po’ sciacquette (“frase choc!”). Ma di aver dato di “assassini” a tutti quelli che indossano una pelliccia, fosse pure un manicotto, questo sì, le è stato perdonato. A Gene Gnocchi, “parlandone da vivo” (copyright @lasoncini), non sarà perdonato nulla. Ma se andate a vedere, c’è un sacco di umanitari che si sono indignati non per Claretta buonanima, ma per aver tirato in ballo, nel paragone, i maiali.

 

Infine c’è questo “Costantino Strapmen”, al secolo Domenico Impagliatelli, spogliarellista (toh! un grillino che ha un lavoro: ditelo al Cav.), già consigliere a San Giovanni Rotondo, che ha vinto la riffa a cinque stelle e sarà candidato, anche se dice “di politica capisco poco” (ma la competenza è una subdola pretesa delle classi dirigenti, come dice Paragone). Andrà a raggiungere i purosangue della lista dei somari. E chissà se anche lui, i somari lo hanno già perdonato.

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