La prossima “grande fuga” di Repubblica, la catastrofista

Maurizio Crippa

Studenti e presidi, medici e diplomatici. Scappano tutti. Possibile?

L’ottimismo, come diceva don Abbondio, chi ce l’ha e chi non ce l’ha. Qui da noi, ci sprizza dai polpastrelli. Ma non vogliamo metterci a misurare chi c’ha l’ottimismo più grosso, tra noi e Repubblica, come fossimo The Donald e Kim. Sono soltanto scelte editoriali, in fondo. Però, Gesummaria, possibile? Possibile che ieri, giri la bella grafica alla Quarta Pagina e: “La grande fuga degli studenti dai Beni culturali”. Urca. Poi leggi, c’è stato un meno 26 per cento di matricole, ed è vero che di lavoro non ce n’è tanto, ma se conoscete un po’ l’argomento sapete che molti giovani preferiscono puntare su Lettere, Storia dell’arte. Tendenza normale. Eppure: “Il flop? Tutta colpa della disattenzione dalla politica”. Poi ci pensi, e ti ricordi che il giorno prima avevi letto, in prima di Rep.: “Stipendi bassi e troppi rischi, i presidi in fuga dalla scuola”. Poi, a leggere, e a conoscere un po’ l’argomento, si scopre che ci sono stati seimila candidati in meno, rispetto ai 35 mila, all’ultimo concorso, che del resto metteva a disposizione poche migliaia di ruoli. Lo stipendio è basso, ma sempre meglio del calcio nei denti dei prof. La grande fuga dov’è? Poi lavori di memoria, e un po’ d’archivio, e solo negli ultimi mesi ritrovi un “La grande fuga dei diplomatici americani” (colpa di Trump, ovvio), e la “grande fuga dei medici di famiglia” (“otto su dieci verso la pensione”: banale turn over, no?), nonché un “Ciclismo, la grande fuga: meno corse e sponsor” che fa tanto Fausto Coppi. E insomma, così per suggerire, a quando un Primo Piano dedicato a “Galline in fuga”?

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  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"