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L’Europa che rallenta e l’elicottero che non decolla

I nuovi dati della Commissione europea sulla ripresa e sull’inflazione ancora anemiche, specie in Italia. Le pressioni di osservatori e governi per una politica monetaria più espansiva. E le ragioni che già sosteneva invece il filosofo francese Montesquieu contro “l’impero dell’immaginazione” e il dio Eolo della moneta facile.

3 Maggio 2016 alle 14:08

L’Europa che rallenta e l’elicottero che non decolla

Ieri, come ogni lunedì, è andata in onda Oikonomia, una mia rubrica su Radio Radicale. Qui potete ascoltare l'audio, di seguito invece il testo con aggiornamenti di queste ore e link.

 

In Italia la ripresa continua, ma resta moderata. E’ questa la valutazione della Commissione europea che emerge dal rapporto di previsione di primavera pubblicato oggi. La crescita del pil italiano nel 2016 resta sotto quella della zona euro dello 0,5 per cento sia quest’anno sia nel 2017 (nel 2015 la differenza era di 1,1%). Bruxelles ha rivisto al ribasso le stime dell'inflazione: 0,2% nel 2016 contro 0,3% previsto tre mesi fa e 1,4% nel 2017 rispetto al precedente 1,8%. In Italia, nel mese di aprile, le stime preliminari dicono che l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività ha registrato una variazione nulla su base mensile e una diminuzione su base annua pari a -0,4%. Per trovare un dato più basso dell’andamento dei prezzi bisogna tornare al gennaio 2015 quando la deflazione si attestò a -0,6 per cento. Certo, al netto dei beni energetici, l'inflazione in realtà rimante in terreno positivo, ma si indebolisce comunque, passando a più 0,3% da 0,4% nel mese di marzo.
In teoria, come ho spiegato in passato anche in questa rubrica, la politica monetaria espansiva della Banca centrale europea è stata pensata proprio per contrastare questo andamento negativo dei prezzi, in ottemperanza all’obiettivo statutario della stessa Bce che ritiene ottimale un’inflazione “vicina ma sotto al 2%”. La politica monetaria della Bce non sta funzionando? O forse sta impiegando più tempo del previsto per dispiegare i suoi effetti? E’ alla luce di domande come queste che, da settimane, nei media inizia a circolare l’ipotesi di una svolta ancora più radicale per lasciarsi alle spalle il binomio tra stagnazione e inflazione a zero (o addirittura deflazione). Sto parlando del cosiddetto “elicottero monetario”.

 

L’idea originaria è dovuta a Milton Friedman. Nel 1969 l’economista liberale, che nel 1977 avrebbe vinto anche il Premio Nobel, scrisse: “Supponiamo che un giorno un elicottero voli sopra questo paesino immaginario e sganci dal cielo delle banconote. Diciamo 2.000 dollari per ciascun individuo con un reddito di 20.000 dollari l’anno. Queste banconote ovviamente saranno subito raccolte dai membri della comunità”. A partire da questo caso di scuola, Friedman ragionò sui molteplici effetti di una politica monetaria ultra espansiva: potenzialmente robusti nel breve termine per rianimare l’economia, efficaci nel breve-medio termine per aumentare il livello dei prezzi, ma fondamentalmente nulli nel lungo periodo per alimentare lo sviluppo reale.
Come potrebbe funzionare oggi l’elicottero monetario? Un modo è quello indicato nel 2002, in un celebre discorso, dall’economista Ben Bernanke, che dal 2006 al 2014 è stato governatore della Federal reserve, cioè la Banca centrale degli Stati Uniti: “Una riduzione delle tasse ad ampio raggio, per esempio, accompagnato da un programma di acquisti sul mercato aperto, sarebbe quasi di certo uno stimolo efficace per i consumi e quindi per i prezzi. Anche se le famiglie decidessero di non aumentare i consumi, ma invece di riequilibrare i propri portafogli usando i contanti extra per acquistare asset reali o finanziari, il conseguente aumento del valore degli asset abbasserebbe il costo del capitale a migliorerebbe la situazione di potenziali debitori. Un taglio delle tasse finanziato con l’emissione di moneta è essenzialmente equivalente alla moneta gettata da un elicottero nello schema di Friedman”, disse Bernanke. 

 

A differenze delle attuali politiche di Quantitative easing, cioè di acquisto di asset vari da parte delle Banche centrali, l’effetto della scelta dell’elicottero entrerebbe in circolo più direttamente nell’economia reale, senza mediazione delle banche. Questo varrebbe non solo nel caso di un taglio di tasse, ma anche nell’ipotesi più estrema che prevede l’accredito di una certa somma di denaro sui conti correnti di tutti i cittadini di un paese. E in fondo lo stesso meccanismo sarebbe all’opera anche nello schema illustrato di recente dall’economista Guido Tabellini sul Sole 24 Ore: “L’Istituto centrale dovrebbe operare cooperando con i governi nazionali: “L’importo trasferito è scelto discrezionalmente dalla Banca centrale, può essere diluito nel tempo, ed è motivato dalle circostanze economiche. I governi non possono in alcun modo interferire con la decisione unilaterale della Banca centrale, ma scelgono liberamente come disporre della somma trasferita: se e come distribuirla ai cittadini, se usarla per finanziare particolari voci di spesa, o per ritirare debito pubblico o per accantonarla pro futuro”.

 

Lo stimolo a domanda e prezzi, nel breve termine, probabilmente funzionerebbe. Esistono controindicazioni? Secondo Milton Friedman, una volta che il potere politico ha le chiavi per stampare a piacimento la moneta, “come con l’alcolizzato, la tentazione diventa quella di accrescere la quantità di moneta ancora più rapidamente. Ci vuole sempre più alcol (o moneta) per dare all’alcolizzato (o all’economia) la stessa spinta”. Un altro avvertimento sull’abuso del potere di emissione monetaria è già contenuto negli scritti di Montesquieu, filosofo e pensatore francese vissuto tra il 1689 e il 1755. Il quale non solo sosteneva che “oro e argento costituiscono una ricchezza per convenzione o come segno. Questi segni sono assai durevoli e poco usurabili, come conviene alla loro natura. Più si moltiplicano e meno valgono, perché rappresentano un minor numero di cose”. Nelle sue “Lettere Persiane”, risalenti al 1721, Montesquieu utilizzò pure una parabola per criticare il cosiddetto “cartalismo” di John Law che era stato in auge in Francia in quegli anni. Il filosofo francese trasfigura Law nel figlio di Eolo. Quest’ultimo si trasferisce dalle Orcadi (la Scozia in cui il vero Law era nato appunto) alla Betica (la Francia) e convince i cittadini che i venti, prima imprigionati nelle otri e poi al momento giusto liberati, possano arricchire il paese e abbattere il suo debito pubblico. Il figlio di Eolo si rivolgeva così al popolo: “Credete a me: abbandonate il paese dei vili metalli, venite nell’impero dell’'immaginazione e vi prometto ricchezze che vi stupiranno”. All’inizio i cittadini vi credettero, poi la fiducia nell’impero dell’immaginazione cominciò a scemare, e la risalita dei prezzi e dei consumi, neanche a dirlo, durò ben poco.

 

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