cerca

Non c'è bad bank che tenga, senza una riforma della giustizia. Parola di Visco

1 Febbraio 2016 alle 14:13

Non c'è bad bank che tenga, senza una riforma della giustizia. Parola di Visco

Oggi, come ogni lunedì, è andata in onda "Oikonomia", la mia rubrica su Radio Radicale. Qui potete trovare l'audio, di seguito invece il testo con i link.

 

Da anni i Radicali, nell’ambito della loro iniziativa per una riforma complessiva della giustizia italiana, hanno evocato il pedaggio che l’attuale sistema impone anche alla crescita economica. Qualche tempo fa ci fu anche la richiesta, rivolta a Banca d’Italia e Istat, di stimare il costo della malagiustizia in termini di prodotto interno lordo. Si tratta di un compito arduo, ma certo utile, come dimostra da mesi il dibattito sullo stato di salute precario delle banche del nostro paese, la vicenda delle loro sofferenze e del meccanismo chiamato bad bank.

 

Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, intervenendo sabato al Forex, ha implicitamente confermato il legame tra impasse creditizio e malagiustizia italiana, ma prima di arrivarci vorrei ricordare le parole dell’economista peruviano Hernando de Soto, studioso del rispetto dei diritti di proprietà e dello stato di diritto in generale nella storia del capitalismo: “Il capitale (…) è stato creato da persone che i sistemi proprietari spingono a cooperare tra loro e che si sforzano di generare produzione addizionale dalle attività che accumulano – ha scritto De Soto nel libro ‘Il mistero del capitale. Perché il capitalismo ha trionfato in Occidente e ha fallito nel resto del mondo’ – Il considerevole aumento del capitale in Occidente nel corso degli ultimi due secoli è la conseguenza di sistemi proprietari sempre più efficienti, che consentono agli agenti economici di scoprire e realizzare il potenziale delle loro attività e in tal modo essere in grado di produrre la moneta non inflazionistica con cui finanziare e generare produzione addizionale”. Come scrisse l’Economist nel 2003, “de Soto non è uno di quegli economisti che ritiene che la chiave del successo del capitalismo sia la protezione tout court dei diritti di proprietà esistenti e legalmente stabiliti, accada quel che accada. Al contrario, egli sostiene che il capitalismo fiorirà, superando pericoli come quello terroristico, soltanto se i sistemi legali sono in gradi di cambiare in maniera tale che la maggior parte delle persone senta il diritto dalla sua parte”. Creando questo senso di inclusione anche per i diritti proprietari della parte più indifesa della popolazione, rianimando quello che chiama “capitale morto”, de Soto contribuì – a partire dagli anni 80 - a stroncare l’organizzazione terroristica marxista leninista chiamata Sendero Luminoso, e ad assicurare un periodo di vigorosa crescita al Perù.

 

In Italia i diritti di proprietà sono legalmente riconosciuti da tempo, e formalmente protetti. Tuttavia la degenerazione del sistema giudiziario, specie negli ultimi 30 anni, ha generato disfunzionalità sempre più gravi che hanno investito anche l’economia, ingolfando pure il canale creditizio.

 

E’ quanto ha confermato tra le righe il banchiere centrale Visco ricordando che le banche del nostro paese hanno tassi di copertura dei crediti dubbi uguali o migliori della media europea, e ratio patrimoniali tutto sommato adeguati. Nel nostro paese è invece maggiore il peso dei prestiti insolventi sul totale degli impieghi, e ciò è dovuto pure ai tempi di recupero delle garanzie – pari a circa 7-8 anni secondo il Sole 24 Ore – che sono doppi rispetto agli standard europei. Da qui l’effetto ingolfamento. Ecco le parole pronunciate sabato al Forex da Visco: “In Italia i crediti deteriorati hanno raggiunto circa 360 miliardi, il 18 per cento del complesso dei prestiti; oltre la metà sono registrati in sofferenza e soggetti a procedure di parziale recupero lunghe e onerose”.

 

E se l’accordo sulla cosiddetta bad bank raggiunto dal governo con la Commissione europea è un passo importante per smaltire tale aggravio, è significativo che Visco, quando ha parlato di necessari “progressi su altri fronti”, abbia fatto ancora riferimento alla lentezza della giustizia: “Nell’estate dello scorso anno sono stati adottati interventi sulle procedure fallimentari ed esecutive per ridurre i tempi di recupero dei crediti. Anche se occorrerà ancora tempo per apprezzarne appieno i risultati, indicazioni raccolte tra gli operatori di mercato segnalano che i primi effetti iniziano a emergere. Ulteriori interventi normativi, che rafforzino quelli già varati, potrebbero ridurre ancora i tempi di recupero: una ampia revisione della legge fallimentare, che introduca incentivi per una rapida definizione delle procedure ed elimini ostacoli che impediscono o ritardano il raggiungimento di soluzioni negoziali; nuove misure sull’organizzazione dei tribunali”. Nel luglio dello scorso anno, lo stesso governatore aveva sottolineato come “una riduzione di due anni dei tempi di recupero possa far diminuire considerevolmente, fino a dimezzarla, l’incidenza delle sofferenze sul complesso dei prestiti”. In conclusione, “insieme con le possibili, ulteriori misure per accorciare i tempi di recupero dei crediti, lo schema di garanzia potrà agevolare il riequilibrio dei bilanci delle banche italiane e la loro capacità di finanziare l’economia reale”. Senza una giustizia civile propriamente detta, non c’è bad bank che tenga.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi