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L'ex confindustriale tedesco che guiderà i no-euro

13 Gennaio 2014 alle 17:51

L'ex-presidente della Confindustria tedesca (BDI), Hans-Olaf Henkel sarà con ogni probabilità il capolista alle elezioni europee di Alternativa per la Germania (AfD), il partito euroscettico fondato lo scorso anno da alcuni economisti e giornalisti tedeschi, che ha ottenuto il 4,7 percento alle elezioni federali di settembre. Henkel, da tempo su posizioni critiche nei confronti della moneta unica, sulla quale ha scritto anche due libri nel 2010 e nel 2013, è notoriamente vicino al movimento e ai suoi fondatori. A pochi mesi dalle elezioni europee di maggio, l'ultrasettantenne ex manager ha deciso di iscriversi all'AfD e ha ventilato una sua candidatura come capolista.

Di seguito, la mia intervista a Henkel pubblicata sul Foglio nel maggio 2012, intitolata: “La Merkel rispetti il contribuente tedesco e abbandoni l’euro”

Mentre gran parte dell’establishment  è ormai pronta per l’uscita della Grecia dalla zona euro, in Germania c’è chi non si arrende all’ipotesi che a fare le valigie sia Berlino e non Atene. Tra questi anche il settantaduenne Hans-Olaf Henkel, presidente della Associazione federale dell’industria tedesca (Bdi) ai tempi dell’introduzione della moneta unica e ora consulente presso Bank of America/Merrill Lynch. Nella seconda metà degli anni Novanta Henkel fu tra i più convinti assertori del processo di convergenza e poi dell’abbandono del marco in favore dell’euro. Più di dieci anni dopo, fa autocritica. In un pamphlet dato alle stampe allo scoppio dell’eurocrisi e intitolato “Salvate il nostro denaro! La Germania viene svenduta. Come l’euro sta minacciando il nostro benessere”, l’ex presidente dell’Ibm per l’Europa traccia un quadro a tinte fosche delle conseguenze economiche derivanti dall’adozione della moneta unica. Nell’autunno scorso ha girato per sale e teatri della Repubblica federale per presentare il suo libro e, come suggerivano i più maliziosi, per sondare il terreno in vista del lancio di un nuovo movimento euroscettico. Nei giorni in cui la Germania allestisce i preparativi per l’addio ellenico all’Unione monetaria, Henkel spiega al Foglio che la scelta di ritornare alla dracma va nella direzione giusta: “E’ del tutto utopico pensare che i paesi periferici possano uscire dal pantano con l’attuale politica di austerità. Si pensi alla Grecia: ancora oggi l’armatore del Pireo, l’impresa tessile di Atene e l’albergo a Rodi rimangono non competitivi. I prezzi di oggi sono ancora troppo cari. Nella storia ci sono già state più di un centinaio di ristrutturazioni del debito, ma nessuna è avvenuta senza svalutazione della moneta”. Per Henkel il ritorno alla valuta nazionale o l’introduzione di una valuta parallela in Grecia non è però sufficiente: “Bisognerebbe che prima di tutto i paesi del nord Europa – Olanda, Finlandia, Austria, Germania – uscissero dall’euro”.

La creazione di un euro del nord Europa “eviterebbe la corsa agli sportelli nei paesi periferici e consentirebbe loro di tornare competitivi più velocemente”. Un’ipotesi che l’ex membro del board della Bce, Jürgen Stark, ha bollato come “impensabile”. Dall’inizio di maggio a Francoforte siede però un banchiere centrale cipriota, balzato agli onori della cronaca per pensarla esattamente come Henkel: “Senza la Germania nell’Eurozona, l’euro si svaluterebbe a un livello che consentirebbe alla periferia di riacquistare competitività”, ha detto Panicos Demetriades al Financial Times ai primi di maggio. Ma in Germania l’idea di un’uscita dall’euro incontra le resistenze dell’industria esportatrice, che, in caso di ritorno al marco, teme l’irrompere della recessione. Sul punto Henkel è molto severo: “L’euro è stato un regalo per le imprese tedesche dell’export che ora ricattano il governo federale. So bene che i paesi del nord Europa dovrebbero fare i conti con un problema di rivalutazione, ma non è pensabile continuare su questa strada, con i profitti all’industria dell’export e le perdite attuali e future ai contribuenti tedeschi”.

Lo stesso Henkel comunque pare avere poche speranze che il suo progetto trovi piena realizzazione: “Angela Merkel farà di tutto per mettere al riparo l’Eurozona, costi quel che costi – conclude – persino gli Eurobond. Non si chiameranno così per farli digerire ai tedeschi, ma arriveranno”.

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