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Qualcuno ora si ricorda dello spread?

Ipotesi non convenzionali attorno all'andamento del differenziale tra Btp e Bund

7 Agosto 2013 alle 08:28

Ieri pomeriggio ho parlato con Giuseppe Di Gaspare, ordinario di Diritto dell'economia alla Luiss e direttore della rivista giuridica Amministrazione in cammino, oltre che autore per Utet di un interessante volume sulla globalizzazione finanziaria. Il prof. Di Gaspare, di fatto, mi ha detto che sullo spread noi giornalisti (assieme a molti politici) abbiamo sbagliato un po' tutto, credendo (generalmente) al mantra per cui lo stesso spread dipende essenzialmente dal virtuosismo delle politiche economiche dei singoli governi. Invece no, sostiene Di Gaspare, l'andamento dello spread nell'Eurozona non dipende tanto né dalle politiche interne dei paesi né perfino dalla Banca centrale europea. Piuttosto, per capire l'andamento dei tassi d'interesse dul debito, bisogna guardare alle mosse della Fed e ai loro effetti sul tasso di cambio euro/dollaro.

Qui trovate l'intervista integrale, intanto però un grafico – che almeno a me ha fatto parecchio pensare – a sostegno delle tesi di Di Gaspare.

Qui una breve spiegazione dello stesso studioso: "Il grafico riportato in figura 5 mostra l’andamento dei tassi di cambio tra Bonos e Bpt decennali unitamente alla linea di tendenza del tasso di cambio euro/dollaro nel periodo 1999-2013 (primo trimestre).
Come si è già accennato, per comprenderlo bene bisogna uscire dalla visione prospettica deformante dell’anamorfosi dello spread. La comparazione tra i tassi di interesse dei Bonos spagnoli e dei Btp italiani a scadenza decennale è, infatti, generalmente utilizzata per indicare, con riferimento allo spread tra gli stessi, l’andamento, più o meno virtuoso, delle politiche endogene di risanamento economico-finanziario messe in atto dai Governi in Spagna ed in Italia.
In questo senso, per esprimere il comune generale punto di vista incentrato sulle variabili endogene, si consideri, ad esempio, il grafico – ed il relativo commento – pubblicato su Lavoce che illustra comparativamente l’andamento di Bonos e Btp: “… mostra la differenza fra il rendimento dei Btp e i Bonos decennali nell’ultimo anno. Come si vede l’Italia nella fase finale del Governo Berlusconi era percepita come maggiormente a rischio della Spagna. Dal decreto salva- Italia in poi la situazione relativa del nostro paese è migliorata e oggi possiamo finanziarci pagando interessi inferiori rispetto alla Spagna. Ci sono vantaggi nel non essere i più esposti. Vediamo di non perderli".
Il commento al grafico induce a ritenere che gli “interessi inferiori” e, quindi, il maggiore o minore costo del servizio del debito pubblico, dipendano essenzialmente dall’azione del governo e nello specifico dall’adozione del cd. decreto Salva- Italia. In realtà, il grafico indica tutt’altro, se guardato senza le lenti distorcenti dell’anamorfosi: la riduzione del tasso di interesse dipende essenzialmente dalla domanda di titoli di Stato espressi in euro che, a sua volta, è inversamente correlata all’andamento del tasso di cambio del dollaro sull’euro. Ed in effetti, se non si fissa lo sguardo puntualmente sull’infra spazio – cioè lo spread – tra le due linee relative ai Bonos spagnoli e ai nostri Btp, come normalmente si è indotti a fare con il riferimento allo spread, quello che colpisce davvero è piuttosto l’evidente danza sincronica dei due tassi di interesse italiano e spagnolo che si muovono, verso l’alto o verso il basso, sempre all’unisono.
Se fosse vera la tesi “endogena”, che il loro andamento dipende essenzialmente dalle diverse politiche interne e dalle rilevazioni congiunturali dei fondamentali economici, si dovrebbe allora concludere che i due Paesi sono di fatto gemelli e che Italia e Spagna hanno vicende politiche ed economiche sostanzialmente sincroniche e parallele, seppure contrassegnate da quel minimo scarto tra di loro indicato dallo spread. Il dato rilevante dunque non è allora lo spread tra i due tassi ma il loro andamento sincronico.
Diventa così “contro intuitivamente” necessario ricercare la causa della danza sincronica dei due tassi di interesse, in una varabile comune ma esogena ad entrambi i Paesi, in grado di influenzarne il costo del debito allo stesso modo che è data, come la stessa figura 5 conferma, dall’andamento del cambio tra dollaro e euro.

L’indiscussa differenza tra le politiche interne di Spagna e Italia nonché dei rispettivi fondamentali finanziari ed economici, in costanza del sincronismo dei relativi tassi di interesse, esclude che i fattori interni possano essere la causa principale dell’andamento dei tassi del debito pubblico e conferma che la variabile principale va ricercata nei flussi speculativi, in entrata o in uscita dall’Eurozona, correlati all’andamento del tasso di cambio dollaro/euro".

-- Qui lo studio integrale dalla rivista Amministrazione in cammino

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