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Perché il governo ha alzato l'Iva e abbassato l'Irpef

La ricostruzione del Foglio

11 Ottobre 2012 alle 08:52

La ratio dello scambio – ovvero si riduce l’Iva di un solo punto rispetto agli impegni del governo precedente, ma si alleggerisce anche il prelievo sul reddito personale – ha almeno tre spiegazioni, secondo la ricostruzione del Foglio. L’Iva sarebbe comunque aumentata per mettere in sicurezza i conti pubblici, meglio quindi – specie in tempi di recessione prolungata – spendersi per reperire risorse e affiancare così una dose di “equità” al solito “rigore”. In questa prospettiva la limatura delle aliquote Irpef, che dovrebbe costare quasi 5 miliardi di euro, è parsa più idonea di un abbattimento del cuneo fiscale (tra l’altro complesso anche da congegnare), nel senso che la misura ricadrà su una platea più ampia e maggiormente colpita finora dalle misure d’emergenza.

Seconda spiegazione fornita a Via venti Settembre: l’abbinamento di un aumento dell’Iva e di una diminuzione dell’Irpef, favorendo l’export e colpendo di più le importazioni, assomiglia a una svalutazione monetaria e può far rifiatare l’unico settore oggi trainante, quello delle imprese esportatrici. A Bruxelles, infine, chi conosce il premier Monti fa notare che quella del riequilibrio tra imposte dirette e indirette (in Italia le prime pesano molto più delle seconde) è esattamente la strada scelta da Berlino negli ultimi anni. E non è forse Monti “il più tedesco tra gli economisti italiani” per sua stessa definizione?

(dal Foglio di oggi)

Marco Valerio Lo Prete

Marco Valerio Lo Prete

Al Foglio dal marzo 2009, dove entra appena laureato in Scienze Politiche, il suo cursus honorum è il seguente: stagista, praticante, redattore dell'Economia, coordinatore del desk Economia e poi dal 2015 vicedirettore. Nasce nel 1985 sull'Isola Tiberina. Nella Capitale si muove poco: asilo, scuole elementari e medie, liceo e università, tutto nel giro di pochi chilometri quadrati. In compenso varca spesso (e volentieri) le frontiere del Paese natìo. Prima per studiare un anno nella ridente Rochester (New York, USA), poi – dopo numerose e più brevi escursioni – emigra all'Université Libre di Bruxelles per sei mesi. E a Bruxelles ci ritorna, ancora per sei mesi, per affiancare un formidabile manipolo di Radicali che lavora al Parlamento Europeo. Mentre si trova nel punto del globo più distante da Roma, facendo ricerca sull’immigrazione all’Università di Melbourne, in Australia, riceve una e-mail dal Foglio: non ci crede, pensa sia spam, invece è uno stage. Da qualche tempo si applica allo studio della lingua tedesca.  

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