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Le tasse, ovvero la prova che certa politica è viva

Segnalazioni di stampa

29 Gennaio 2012 alle 15:31

Si è letto e detto tanto sulla manovra correttiva approvata a dicembre dal governo Monti e sul fatto che alla fine l'aumento delle tasse abbia prevalso sui tagli alla spesa pubblica. D'altronde non è una novità, considerato che il discorso valeva anche per le manovre del precedente governo. E di quello precedente e di quello precedente, a giudicare dall'andamento del fardello fiscale in Italia.

Oggi Luigi Guiso, sul Sole 24 Ore, spiega efficaciamente come e perché il tecnico Monti, su questo punto, non si discosta dalla politica. L'editoriale parte sottolineando la peggiore conseguenza di questo modo di "correggere" i conti: "Un aumento del gettito e la creazione di nuove fonti di entrata" creano "il presupposto per ulteriori aumenti di spesa pubblica".

Il meccanismo è elementare, ma è bene ricordarlo:

Pensate ad un parlamentare e mettetelo di fronte a due alternative che lasciano il bilancio dello Stato invariato (per cui non si aggrava il debito pubblico): la prima prevede un aumento di imposte accompagnato da un uguale aumento di spesa pubblica; la seconda una riduzione di imposte con una uguale riduzione di spesa pubblica.

Perché il parlamentare sceglie la prima alternativa (tasse più alte, spesa più alta)?

La ragione è che c'è una forte asimmetria tra spesa pubblica e imposte: la prima si presta ad intermediazione politica – dove destinarla, chi beneficiare, come dividerla – e concede notevoli margini di discrezionalità ai (tanti) politici che la amministrano. Le imposte no: un calo delle aliquote o l'eliminazione di una imposta cade a destra come a sinistra e taglia fuori qualunque intermediazione. Ne può trarre vantaggio in  termini di consenso il partito o la coalizione che la promuove ma non i suoi singoli parlamentari che non hanno nessuno spazio di manovra perché non possono promettere il calo a un gruppo senza concederlo a un altro, non lo possono “gestire”. (...) Data questa preferenza si intuisce facilmente che un aumento di gettito può esser visto come manna dal cielo dal professionista della politica perché gli dà accesso a “tesoretti” da ripartire. È questa struttura di incentivi, assieme allo scarso potere dei partiti che spiega due fatti altrimenti difficili da comprendere della recente storia italiana: a) la promessa di tagli fiscali fatta ripetutamente ma mai implementati. Questi avrebbero chiesto una pari riduzione della spesa per evitare una esplosione del disavanzo. Ma di altrettanto si sarebbe ridotta la leva di ciascun singolo parlamentare, lasciando quella politica priva di consenso. b) Il continuo aumento della spesa pubblica cresciuta nel primo decennio del nuovo millennio del 20%, il doppio che nel decennio precedente. Quell'aumento è stato possibile grazie al bassissimo costo del debito, sperperando una occasione unica per la sua stabilizzazione. Di quelle storture stiamo oggi pagando il prezzo.

E su questo, almeno per ora, il governo Monti continua ad essere decisamente più debole della solita politica.

* L'apertura del primo parlamento d'Australia, a Melbourne, il 9 maggio del 1901.

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