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La maestria di Park Chan-wook a Venezia

Mariarosa Mancuso

Uno dei film più belli della Mostra del cinema 2025, in cui il regista coreano mette in scena la disoccupazione. Siamo lontani dagli Stati Uniti, ma all’origine c’è un romanzo americano: “The Axe” di Donald Westlake

Il #MeToo secondo Luca Guadagnino. A New York, tra professori universitari ossessionati – più che dalle studentesse carine – dal “publish or perish”: pubblica libri o almeno saggi, sennò la tua carriera accademica finirà in un vicolo cieco. Julia Roberts insegna in una prestigiosa università Ivy League, ha un prestigioso marito che cucina meravigliosamente, così gli ospiti altrettanto prestigiosi possono stravaccarsi sui divani e discutere di filosofia. Etica, pure. Faccende che andrebbero trattate con la dovuta cura, è facile farsi prendere la mano: mica gli accademici parlano tutto il giorno come a lezione. Né abbiamo visto mai professoresse vestite con la sua eleganza.

Il copione di “After the Hunt – Dopo la caccia” è firmato Nora Garrett. Laureata alla Tisch School of the Arts e molto apprezzata nell’ambiente del cinema e delle serie, racconta una studentessa nera che accusa un professore di molestie. Senza entrare troppo nei particolari: lui l’ha riaccompagnata a casa, è salito per bere un bicchiere a ha “oltrepassato i limiti”. Il presunto colpevole sarebbe Andrew Garfield, anche lui professore in attesa di conferma accademica e molto amico di Julia Roberts. Accusato dalla studentessa, nega ogni cosa. Dice di aver accettato l’invito, partito dalla fanciulla, perché voleva raccogliere elementi su un sospetto plagio: un lavoro presentato dalla studentessa era malamente copiato.

Indagine, pettegolezzi, interrogatorio dell’amico di sempre, sospetti. Il film procede come i casi di cronaca a cui siamo abituati. Con un po’ di pudore in più, i dilemmi etici vengono discussi con competenza. La studentessa ha voluto vendicarsi? I professori si tengono bordone tra loro? Non sarà l’eterna lotta di classe? (la studentessa è nera ma ricca). Come altri titoli della Mostra – questo è fuori concorso – avrebbe bisogno di qualche robusto taglio.

Scavalchiamo il poco interessante, e per nulla realistico, film di Valérie Donzelli – scrittore che fa mille mestieri, perché dopo i primi romanzi di successo nessuno lo vuole più pubblicare. Passerà all’autofiction, come tutti. In premio, uno dei film più belli della Mostra del cinema 2025. “No Other Choice” del coreano Park Chan-wook, e anche qui – con assoluta maestria di sceneggiatura e regia – va in scena la disoccupazione

“No Other Choice” racconta il licenziamento di un impiegato. Lavorava in una cartiera – l’insistenza sui vari tipi di carta, e sul fatto che la carta governa il mondo, è un delizioso tormentone. Ha una bella moglie con cui va a scuola di ballo. Un figlio maschio e una figlia femmina che suona il violoncello. Una vita perfetta, se avesse ancora uno stipendio. Siamo in Corea, ma all’origine c’è un romanzo americano: “The Axe” di Donald Westlake.