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Giovane, solitaria e innamorata. L'inedita "Lisa Frankenstein" al cinema

Mariarosa Mancuso

Il racconto immortale di Mary Shelley viene riproposto nelle sale americane dal 9 febbraio. Il film di Zelda Williams narra di una ragazza infatuatasi di un giovane sepolto nel cimitero cittadino. Ma l'amore è così grande che decide di riportalo in vita

Da un’idea di Mary Shelley. Siamo al secondo film che saccheggia il “Frankenstein”, senza rendere i dovuti omaggi alla signora romanziera che ha inventato la creatura senza nome. In una notte buia e tempestosa sul lago di Ginevra, nel 1818. Era estate, ma pioveva sempre, colpa dell’eruzione di un vulcano dall’altra parte del mondo. Mary Shelley vinse la gara per il racconto più spaventoso – e non diede un nome alla creatura, che infatti se ne lamenterà.
 

Da un’idea di Mary Shelley viene “Povere creature!”, romanzo di Alastair Gray e poi film di Yorgos Lanthimos che sta scandalizzando (in nome del femminismo, non della pruderie che preferisce il sesso fuori scena). La creatura è femmina, non il gigante con il bullone nel collo che siamo abituati a vedere al cinema, e che si struggeva per una compagna. Arrivò in un film successivo, lei con la ciocca bianca vide il mostro e si mise a urlare. Brutto inizio anche solo per un’amicizia. Allora al cinema non si andava molto oltre. Ci vorrà “Frankenstein Junior” di Mel Brooks per ragguagliarci sulla dotazione virile della creatura.
 

Dalla stessa idea di Mary Shelley – che ha inciso sul nostro immaginario più del poeta marito, e di tanti scrittori vantati dalla critica – viene “Lisa Frankenstein”. Uscirà negli Usa il prossimo 9 febbraio. Lo ha diretto Zelda Williams, lo ha scritto Diablo Cody, la sceneggiatrice che vinse un Oscar per “Juno”. E neanche con la più sfrenata fantasia avrebbe immaginato la fine vera della storia. L’attrice con il pancione ha cambiato sesso e ora mostra pettorali scolpiti (non facciamo nomi, potremmo essere accusati di usare il “dead name”, il nome prima della transizione: offesa gravissima).
 

Lisa Frankenstein è una ragazza solitaria, finché si innamora perdutamente di un giovanotto che giace nella tomba da un po’. Nel trailer la vediamo mentre legge al cimitero. Osserva il profilo di una statua e decide che il giovanotto in redingote sarà suo. Il primo incontro qualche urlo lo suscita, lui è tutto sporco di terra e fa irruzione nella cameretta tutta rosa. Poi il giovane viene rimpannucciato, e anche se non parla in fondo non è grave. Sarà la fanciulla a dirgli cose che nessuno attorno a lei vuole sentire.
  

“Coming of rage story”. “Lisa Frankenstein” viene annunciato facendo il verso a “coming of age”: vale a dire i racconti di formazione. Il momento in cui si diventa grandi: Bella Baxter in “Povere creature!” si arrangia per conto suo, dedicandosi furiosamente al sesso, e a osservare certi maschi ridicoli. Lisa Frankenstein si dedica solo al giovanotto che ha dissotterrato (sappiamo che gli manca qualche pezzo del corpo). Il pubblico adolescenziale è già piuttosto eccitato, dopo la fine di “Twilight”. Non ebbe invece un gran successo la storia d’amore tra la fanciulla Julie e uno zombie, in “Warm Bodies” di Jonathan Levine.
 

Diablo Cody racconta al mensile Total Film di aver scritto “Lisa Frankenstein” tra marzo e aprile 2020. “Per me: nessuno sapeva se eravamo sull’orlo dell’apocalisse, c’era molta isteria in giro. Da tanto tempo volevo scrivere di un morto che ritorna alla vita” (ogni scrittore ha le sue ossessioni, tutte quelle che portano lontano dall’ombelico sono apprezzabili). Continua: “Mi piace osservare la gente, lo facevo mentre mi esibivo come spogliarellista” – ballare attorno al palo fa venire addominali di ferro, aveva scritto in un diario. Il “Frankenstein” molto annunciato di Guillermo del Toro rischia di essere il più fedele di tutti a Mary Shelley. Per la parte della creatura, ha scelto il magnifico Jacob Elordi, visto in “Saltburn”. Speriamo ci risparmi bulloni, cuciture, camminata rigida.