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Grande è il disordine sotto il cielo degli Oscar. E se vincesse Roma?

Quest’anno la cerimonia di premiazione non avrà un presentatore: nessuno si è fatto avanti, nessuno è stato annunciato, le molte star arriveranno sul palco da sole, per premiare e (si spera) per un po’ di spettacolo

24 Febbraio 2019 alle 06:05

Grande è il disordine sotto il cielo degli Oscar. E se vincesse Roma?

Foto LaPresse

Sì, potrebbe vincere “Roma”. Tutti lo scrivono, gli scommettitori lo danno praticamente alla pari, i maligni mettono il film nel terzetto della bontà, assieme a “Green Book” di Peter Farrelly e a “Bohemian Rhapsody” di Bryan Singer. Non si somigliano neanche un po’: grande è il disordine sotto il cielo degli Oscar, che quest’anno non avranno un presentatore. Nessuno si è fatto avanti, nessuno è stato annunciato, le molte star arriveranno sul palco da sole, per premiare e (si spera) per un po’ di spettacolo. Se vincesse “Roma” sarebbe la prima volta di Netflix, che ha speso un sacco di soldi in marketing, non disdegnando regali e feste. Ha arruolato Lisa Taback, per Variety, “la donna che sussurra ai premi”: se sembra di assistere alla fotocopia delle campagne di Harry Weinstein, è perché si tratta della fotocopia delle campagne inventate da Weinstein per far vincere i suoi film spesso di nicchia. Sarebbe un punto di non ritorno, per chi ha cominciato distribuendo DVD (ed è stato bandito dal festival di Cannes). Un ottimo punto per contrastare la concorrenza della Disney, che entro il 2019 avvierà la sua piattaforma streaming in America (e pare anche in Italia). Intanto si riprende ciò che è suo, impoverendo il catalogo del principale concorrente.

 

Nel terzetto dei buoni ci sono due impresentabili. “Green Book” come fa sbaglia: l’attore Viggo Mortensen ha pronunciato la parola con la “enne”, ed è una cosa vietatissima, non concessa neanche per ribadire che quella parola non va pronunciata. Lo sceneggiatore Nick Vallelonga è stato accusato di razzismo. La famiglia del pianista nero Don Shirley ha bollato un film come “una sinfonia di bugie”. “Bohemian Rhapsody” diretto da Brian Singer: su di lui pendono varie denunce per molestie sessuali, ben prima che scoppiasse il caso Kevin Spacey. Né l’uno né l’altro film sono particolarmente riusciti, e se vi chiedete come mai possa stare tra i “film edificanti” un film su Freddie Mercury e i Queen, è perché l’hanno girato come un film edificante, sotto l’occhio benevolo dei Queen.

 

Per i cattivi gareggiano “La favorita” di Yorgos Lanthimos e “Vice – L’uomo nell’ombra” di Adam McKay: in uno ci sono femmine perfide, nel secondo il veleno è ideologico e antiamericano, trattasi di Dick Cheney. Impersonato da Christian Bale, in gara come migliore attore contro Rami Malek – Freddie Mercury: le statistiche dicono che negli ultimi quindici anni la statuetta è andata per dieci volte ad attori calati nei panni di personaggi reali.

 

Ognuno può pensarla come vuole. A noi sembra che così i votanti abbiano dimostrato di avere un’idea un po’ ristretta della recitazione. Per lo stesso motivo, “A Star is Born” di Bradley Cooper (assieme a Lady Gaga) e “Black Panther” di Ryan Coogler il loro Oscar l’hanno già perso.

Mariarosa Mancuso

Critica cinematografica, ha studiato filosofia e ha cominciato a occuparsi di cinema per le radio della svizzera italiana. Lavora per Il Foglio sin dai primi numeri e ha tradotto i racconti di Edgar Allan Poe. Ha raccolto le recensioni di un anno di lavoro in un libro del Foglio che ha preso il nome dalla rubrica del sito, Nuovo cinema Mancuso. Nel 2010 Rizzoli ha aggiornato e ristampato Nuovo cinema Mancuso, con la partecipazione di Giuliano Ferrara e Aldo Grasso.

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