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Tracce di speranza

Di fronte alla corruzione, la Chiesa risponde in modo opposto alla mentalità secolare

Erik Varden

Pur prendendo sul serio il regno demoniaco, Bernardo non attribuisce tutte le malattie spirituali a dei cattivi con corna e forconi. Ritiene gli uomini e le donne responsabili dell’uso che fanno della loro libertà sovrana

Pubblichiamo un estratto di “Illuminati da una gloria nascosta”, il nuovo libro di mons. Erik Varden, da oggi in libreria (Edizioni San Paolo, 173 pp., 16 euro). Il volume nasce dalle riflessioni proposte dal vescovo norvegese a Papa Leone XIV e alla curia romana in occasione degli esercizi spirituali tenutisi a fine febbraio.

 


 

Di fronte alla corruzione, soprattutto quando si tratta di abusi, si è tentati di cercare una radice malata. Ci aspettiamo di trovare campanelli d’allarme precoci che sono stati ignorati: qualche errore di discernimento, un modello originario di devianza. Talvolta queste tracce esistono e abbiamo ragione di rimproverarci per non averle riconosciute in tempo. Non sempre però le troviamo. (…) Non possiamo presumere che ci sia stata fin dall’inizio un’ipocrisia strutturale, e che i fondatori si siano presentati cinicamente come sepolcri imbiancati. A volte troviamo segni di vera ispirazione, persino tracce di santità. Come possiamo spiegare la compresenza di sviluppi buoni e sviluppi deformati? Una mentalità secolare per lo più si arrenderà: di fronte a una calamità, designa mostri e vittime. Fortunatamente la Chiesa possiede, quando si ricorda di usarli, strumenti più raffinati e più efficaci.

Bernardo ci ricorda che chiunque si impegni in una ricerca spirituale si espone agli attacchi dalla destra, cioè dal lato della nostra natura spirituale, e non soltanto dalla sinistra, il lato degli appetiti carnali. Pur prendendo sul serio il regno demoniaco, Bernardo non attribuisce tutte le malattie spirituali a dei cattivi con corna e forconi. Ritiene gli uomini e le donne responsabili dell’uso che fanno della loro libertà sovrana. Il suo punto è che la natura umana è una sola. Se iniziamo ad andare in profondità nella nostra natura spirituale, anche altre profondità sono necessariamente messe a nudo. Dovremo affrontare la fame esistenziale, la vulnerabilità, il desiderio di conforto: esperienze che possono assumere la forma di un assalto.

Una dinamica simile è riscontrabile nel mondo dell’arte. Sembra strano che alcuni poeti o compositori che hanno creato opere di squisita purezza abbiano vissuto vite segnate da caos e avidità. Per fare un esempio simpatico, può stupire sapere che Leonard Bernstein scendeva regolarmente dal palco dopo aver diretto il “Fidelio” o la “Missa Solemnis” chiedendo subito un bicchiere di scotch e una sigaretta già accesa. Ma toccare vette così elevate, per poi ritrovarsi in un mondo monotono e ordinario, comporta uno shock crudele che, umanamente, richiede un sostegno per garantire un atterraggio più morbido. Per le persone di preghiera la posta in gioco è infinitamente più alta. Il progresso nella vita spirituale richiede una configurazione del nostro Io fisico e affettivo in sintonia con la maturazione contemplativa, altrimenti c’è il rischio che l’esposizione spirituale cerchi degli sfoghi fisici o affettivi; e che tali sfoghi siano razionalizzati come se fossero, in qualche modo, essi stessi “spirituali”, di un ordine superiore rispetto ai misfatti dei comuni mortali.

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