in vaticano
Il Papa tende una mano ai tradizionalisti
Leone XIV invita a “includere generosamente” chi è legato al vetus ordo. Purché “sincero”
"E’ preoccupante che continui ad aprirsi nella Chiesa una dolorosa ferita riguardante la celebrazione della messa, il sacramento stesso dell’unità. Per guarirla, è certamente necessario uno sguardo nuovo di ciascuno verso l’altro, con una maggiore comprensione della sua sensibilità", scrive Parolin per conto di Prevost
Roma. Nel giorno in cui il Papa ha nominato prefetto del dicastero per i Testi legislativi il vescovo australiano Anthony Randazzo (nome che nessuno aveva previsto, una costante di questo primo scorcio di pontificato), è stato diffuso il pensiero che Leone XIV – tramite lettera firmata dal cardinale segretario di stato, Pietro Parolin – ha inviato ai vescovi francesi riuniti a Lourdes. Fra i diversi temi toccati, c’è quello, delicatissimo, della liturgia. Un tema “al quale il Santo Padre è particolarmente attento, nel contesto della crescita delle comunità legate al vetus ordo”, osserva Parolin, che dà conto del pensiero papale: “E’ preoccupante che continui ad aprirsi nella Chiesa una dolorosa ferita riguardante la celebrazione della messa, il sacramento stesso dell’unità. Per guarirla, è certamente necessario uno sguardo nuovo di ciascuno verso l’altro, con una maggiore comprensione della sua sensibilità; uno sguardo capace di permettere a fratelli arricchiti dalla loro diversità di accogliersi reciprocamente, nella carità e nell’unità della fede. Voglia lo Spirito Santo suggerirvi soluzioni concrete che permettano di includere generosamente le persone sinceramente legate al vetus ordo, nel rispetto degli orientamenti voluti dal Concilio Vaticano II in materia di liturgia”.
Non è un motu proprio né un’enciclica. Ma è il segnale che il Papa sta approfondendo la questione, come peraltro aveva detto nell’intervista concessa quest’estate alla giornalista Elise Ann Allen. E lo sta facendo con la massima disponibilità all’ascolto di chi vuole seriamente dialogare (chi pretende il rogo dei provvedimenti bergogliani sulla liturgia non fa testo). Poche settimane fa aveva ricevuto in udienza Stephen Bullivant e Stephen Cranney, autori di un ampio studio che inquadra chi sono i cattolici che partecipano al rito antico. Particolare non da poco, lo studio rilevava che per la gran parte degli “aderenti” la motivazione che li avvicina al vetus ordo non è ideologica, bensì spirituale.