La crisi senza fine della Chiesa tedesca: in un anno, solo 25 nuovi preti

È il dato più basso di sempre: meno di uno per diocesi. Erano stati ventinove l'anno prima. Ironie dei conservatori: "Siamo messi come l'Austria"

Matteo Matzuzzi

La Conferenza episcopale tedesca vede il bicchiere mezzo pieno: nell’ultimo anno è aumentata un po’ la gente che va a messa la domenica (dal 6,6 al 6,8 per cento), e questo è un buon segno, il barlume di una ripresa, benché minima. Sul resto, meglio iniziare a recitare il De profundis

Roma. La Conferenza episcopale tedesca vede il bicchiere mezzo pieno: nell’ultimo anno è aumentata un po’ la gente che va a messa la domenica (dal 6,6 al 6,8 per cento), e questo è un buon segno, il barlume di una ripresa, benché minima. Sul resto, meglio iniziare a recitare il De profundis, in latino o in tedesco poco cambia. Nel 2025 hanno chiesto di essere tolti dai registri dei battezzati 307.117 tedeschi (erano stati 321.659 l’anno precedente). “Le motivazioni sono diverse, e tuttavia dico – poiché siamo una comunità di credenti attraverso il battesimo e la confermazione – che ogni uscita dalla Chiesa ci addolora”, ha detto il neopresidente della Conferenza episcopale, mons. Heiner Wilmer, eletto a febbraio. A entrare o rientrare nei ranghi, 7.700 persone (in lieve aumento sull’anno precedente, con la conferma che i “nuovi” provengono quasi in toto dalla Chiesa evangelica). Sono diminuiti i battesimi (-7.246) e i matrimoni (-3.035), sono state “tagliate” 297 parrocchie, perlopiù in seguito a piani di riorganizzazione voluti dai vescovi e dal laicato impegnato. Quel che però impressiona di più, è che nel 2025, in tutta la Germania, sono stati ordinati solo venticinque nuovi preti. Meno di uno per diocesi.  Erano stati ventinove l’anno prima, il numero più basso di sempre. In calo anche i seminaristi: sono cinquantaquattro, sei in meno. E’ la fotografia di una crisi drammatica. Non a caso il media conservatore Kath.net, da sempre schierato contro i venti di riforma teutonici, ironizza sul fatto che di fatto le ordinazioni sono quasi le stesse dell’infinitamente più piccola Austria, che di certo non brilla per salute della Chiesa (per trovare un candidato adatto a essere nominato arcivescovo di Vienna hanno dovuto preparare due terne di nominativi, attendere un anno e finire con lo scegliere l’ex segretario di Schönborn.

 

Di questo passo, con numeri in costante tendenza negativa, tra pochi lustri non ci saranno più sacerdoti per reggere le parrocchie. E’ curioso che il quadro a tinte fosche – nonostante la primavera che qualche presule intravede nello zero-virgola-due per cento di partecipazione in più alle messe – arrivi quando si è appena concluso il lunghissimo Cammino sinodale che sette anni fa prometteva di cambiare tutto, di svecchiare l’immagine di una Chiesa ormai ripiegata su se stessa, impregnata di clericalismo, di maschilismo, di troppa dottrina e poca pastorale, di discriminazioni varie, di abusi. Le ricette per superare la crisi e ripartire consistevano nel portare i laici al comando – e se la Conferenza sinodale, con il doppio dei membri laici rispetto ai vescovi, sarà confermata da Roma, l’obiettivo sarà raggiunto –, riflettere sul diaconato femminile, rendere il celibato facoltativo, allentare il legame con Roma (questa però non è una novità del Synodale Weg, anche Lutero aveva detto “qualcosa” in proposito), autorizzare la benedizione in chiesa delle coppie omosessuali come gesto di misericordia e amore. A guardare i risultati, più che di una primavera si può parlare di un tiepido e piovoso autunno. Gli oppositori del percorso sinodale hanno sostenuto per anni, anche davanti al Papa (Francesco prima e Leone XIV dopo) che in realtà il popolo fedele non era stato per nulla coinvolto nel processo di riforma, confermandosi poco interessato a stabilire se il futuro della Chiesa sarebbe passato dal via libera alle diaconesse. 

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  • Matteo Matzuzzi
  • Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.