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Dura lex, sed lex
La Corte d'appello vaticana ordina di rifare il processo Becciu. Condanne annullate
La Corte prima annulla la condanna sull’acquisto di un immobile a Londra dichiarando la "nullità relativa" del processo, poi dispone la "rinnovazione del dibattimento". Il problema? Il Promotore di giustizia non aveva depositato tutto il fascicolo e tra i documenti consegnati molti erano “parzialmente coperti da omissis”
La Corte d’appello vaticana, presieduta dall’arcivescovo Alejandro Arellano Cedillo, ha dichiarato la “nullità relativa” del processo di primo grado sull’acquisto di un immobile in Sloan Avenue, a Londra. Annullata dunque la condanna, tra gli altri, del cardinale Giovanni Angelo Becciu. La Corte ha disposto la “rinnovazione del dibattimento” (cioè un nuovo processo) e il deposito in cancelleria di tutti gli atti relativi all’istruttoria. I giudici hanno rilevato dunque che l’eccezione di nullità sollevata dalle difese fosse “fondata”.
In sostanza, il Promotore di giustizia non aveva depositato integralmente il fascicolo istruttorio e tra i documenti consegnati molti erano “parzialmente coperti da omissis”. Nulli anche gli effetti di un rescritto di Papa Francesco. A tal proposito, il legale del broker Gianluigi Torzi, condannato in primo grado a sei anni, aveva detto che “l’arresto del mio assistito e il sequestro dei suoi dispositivi sono stati illegali perché fatti sulla base di un provvedimento ignoto alla difesa, ossia il rescritto del 2 luglio 2019. I diritti non possono che essere lesi se non da provvedimenti di legge” e il provvedimento “fa diventare fascista il codice di procedura penale vaticano”.
In ogni caso, precisa la Corte, non si “dichiara la nullità complessiva dell’intero giudizio di primo grado: del dibattimento come della sentenza”. Dibattimento e sentenza che “mantengono i propri effetti tanto nei confronti degli imputati, che delle parti civili e del giudizio di secondo grado”. Ma è indubbio che l’impianto dell’accusa esca drasticamente ridimensionato. Anche da queste dinamiche si comprende perché gran parte dei cardinali elettori, in vista del Conclave dello scorso anno, abbia posato gli occhi su un canonista qual è Robert Prevost.