Deutsche Bischofskonferenz
La nomina
Colto e molto sinodale. Chi è il nuovo capo dei vescovi tedeschi
Eletto Heiner Wilmer, riformista. Un'elezione quasi scontata. Intanto il Papa lascia a Milano Delpini
Dei cinquantasei aventi diritto al voto, i “conservatori” erano tre. Si trattava solo di capire, insomma, quanto riformista sarebbe stato l’eletto. Mons. Wilmer ha il vantaggio di conoscere l’italiano, il che gioverà nelle trattative con la curia sul via libera agli statuti.
Roma. I vescovi tedeschi riuniti in assemblea a Würzburg hanno eletto il vescovo di Hildesheim, mons. Heiner Wilmer, nuovo presidente della Conferenza episcopale. Rimarrà in carica sei anni. Sessantacinquenne tra poche settimane, teologo con dottorato a Friburgo (tesi sul misticismo nella filosofia di Maurice Blondel), dehoniano – è stato superiore generale dell’ordine per un triennio – è considerato una delle punte di diamante della dottrina à la tedesca oggi di moda: riformismo spinto, sinodalità tout-court, possibilista sul celibato facoltativo, convinto che ci sia bisogno di un ruolo maggiore per le donne nella Chiesa. Nulla di nuovo, è il refrain che da anni si sente ripetere alla stregua d’un disco che non si ferma mai, soprattutto a nord delle Alpi. Mons. Wilmer era considerato tra i favoriti, anche se gli osservatori più attenti delle questioni tedesche sostenevano che il frontrunner era l’arcivescovo di Paderborn, mons. Udo Markus Bentz, riformista ma moderato e decisamente ostile a ingaggiare nuove battaglie con la curia romana. L’altro presule dato tra i favoriti era il vescovo di Essen, mons. Franz-Josef Overbeck: espertissimo della macchina sinodale ma poco propenso a firmare compromessi con Roma. In mezzo, appunto, Wilmer.
Che pur apprezzando il Synodale Weg, non ha lesinato perplessità circa una mancanza di attenzione agli aspetti spirituali, lasciando troppo spazio a questioni meramente politiche o socio-politiche. Però, se in Vaticano qualcuno sperava in un allentamento del piano di battaglia tedesco dopo i complicati anni a guida Bätzing, la speranza è andata sparendo. Il nuovo presidente sostiene che l’abuso di potere sia nel Dna stesso della Chiesa, è un convinto sostenitore di una “svolta” nell’insegnamento della Chiesa sulla sessualità, è favorevole alla benedizione di coppie formate da persone dello stesso sesso. Ma è anche uno tra i pochi che hanno denunciato l’eccessiva polarizzazione del dibattito sinodale e che fin dal principio ha detto che la Chiesa è una e che non si può prendere una strada alternativa a quella di Roma. Rispetto al Cammino sinodale, ha lamentato – e qui paradossalmente c’è condivisione con uno dei punti più cari alla minoranza – un dibattito che ha trascurato il popolo fedele. Resta il fatto che è uno dei vescovi più “progressisti” di Germania. Anni fa, per settimane circolò il suo nome come candidato forte alla carica di prefetto per la Dottrina della fede al posto del cardinale Luis Ladaria. Poi Francesco scelse Víctor Manuel Fernández.
Ma era ipotizzabile una soluzione alternativa? No. Dei cinquantasei aventi diritto al voto, i “conservatori” erano tre. Si trattava solo di capire, insomma, quanto riformista sarebbe stato l’eletto. Mons. Wilmer ha il vantaggio di conoscere l’italiano, il che gioverà nelle trattative con la curia sul via libera agli statuti. Nella sua prima conferenza stampa ha detto che “l’ascolto comune è decisivo. La sinodalità rimane un atteggiamento spirituale: viaggiare insieme, condividere la responsabilità, prendere decisioni insieme. Cristo è al centro; da questo centro cresce la fiducia e la fiducia crea il futuro”. Ha ammesso che la Chiesa in Germania ha vissuto “un periodo difficile”. La dottrina sociale cattolica è una voce profetica per tutti gli esseri umani. Questa voce deve diventare più forte”.
Intanto, ieri l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, ha annunciato che il Papa ha respinto l’intenzione manifestata dal presule lo scorso gennaio di lasciare la guida della diocesi ambrosiana a luglio, al compimento del settantacinquesimo anno d’età. Leone XIV “ha ascoltato con attenzione e benevolenza queste mie riflessioni e ha concluso esprimendo l’orientamento a non accettare subito le mie dimissioni. Devo quindi prevedere che continuerò a esercitare il mio ministero di arcivescovo di Milano per qualche tempo. Per quanto io sia piuttosto fanatico delle scadenze e abbia esposto le buone ragioni per essere rapidamente sostituito, accetto volentieri l’indicazione ufficiosa. Sarò in ogni caso pronto a lasciare l’incarico quando sarà deciso dal Papa e dai suoi collaboratori. Resto volentieri perché mi sento onorato e grato per quello che sto vivendo in questa diocesi e tra voi, preti e diaconi, esemplari nella dedizione, capaci di servire veramente le comunità”, ha detto Delpini ieri mattina al termine della celebrazione penitenziale per il clero diocesano.
Matteo Matzuzzi