il sinodo

L'apocalisse tedesca

Matteo Matzuzzi

“In gioco c’è il significato di che cosa sia la Chiesa: una comunità mondana di persone affascinate da Gesù o la comunità fondata da Cristo?”. Parla la teologa Katharina Westerhorstmann, ricevuta da Papa Leone

Il 6 novembre del 2023, la teologa morale Katharina Westerhorstmann, la teologa Marianne Schlosser, la filosofa Hanna-Barbara Gerl-Falkovitz e la giornalista Dorothea Schmidt avevano preso carta e penna e scritto una lettera a Papa Francesco, manifestandogli preoccupazione per la china pericolosa intrapresa dal Cammino sinodale tedesco. Davanti a un muro di silenzio e all'impossibilità di far valere le proprie posizioni, le quattro avevano scelto di abbandonare i lavori. Quattro giorni dopo, il Pontefice rispose, dicendo di condividere la preoccupazione sugli sviluppi del Synodaler Weg. Lo scorso novembre, Katharina Westerhorstmann è stata ricevuta in udienza privata da Leone XIV, che da mesi sta incontrando non solo i vescovi coinvolti nel processo sinodale, ma anche i laici che si oppongono alla linea maggioritaria. Parlando con i giornalisti di ritorno dal Libano, Prevost si disse “consapevole che molti cattolici in Germania ritengono che alcuni aspetti del Cammino sinodale che è stato celebrato in Germania fino ad ora non rappresentino la loro speranza per la Chiesa o il loro modo di vivere la Chiesa. Pertanto, c’è bisogno di ulteriore dialogo e ascolto all’interno della Germania stessa, affinché nessuna voce venga esclusa, affinché la voce di coloro che sono più potenti non zittisca o soffochi la voce di coloro che potrebbero essere molto numerosi ma non hanno posto per parlare e far sì che le proprie voci e le proprie espressioni di partecipazione alla Chiesa siano ascoltate”. Il Foglio ha intervistato la professoressa Westerhorstmann.

 

Si è aperta a Stoccarda  l’ultima assemblea sinodale tedesca, dove saranno eletti alcuni membri della Conferenza sinodale che vedrà in totale 27 vescovi e 54 laici. In più occasioni avete sottolineato che esiste il rischio di compromettere irreversibilmente l’unità con Roma. Potete spiegare che cosa si intende con questo?
“Negli ultimi sei anni del Cammino sinodale si è visto che si vogliono modificare le strutture della Chiesa, in modo tale che anche le decisioni dottrinali non vengano più prese dal Magistero esclusivamente sulla base della Rivelazione nella Scrittura e della Tradizione, ma debbano essere discusse in un nuovo organismo composto da vescovi e laici. Fin dall’inizio non c’è stata chiarezza su ciò che potesse essere considerato un argomento valido, così che alla realtà di vita e all’esperienza personale di singoli veniva attribuito lo stesso peso di una parola della Scrittura o della Tradizione della Chiesa, talvolta persino maggiore. In questo modo, però, la dottrina della Chiesa viene messa in discussione e la prassi diventa arbitraria, perché le manca il fondamento che garantisce l’unità della Chiesa”.

 

Lei (insieme ad altre personalità autorevoli) ha lasciato il Cammino sinodale, esponendo sempre le sue ragioni senza toni polemici. Negli ultimi mesi ha incontrato il Papa a Roma: ha percepito comprensione e preoccupazione per ciò che sta accadendo in Germania?
“In un’intervista del 2 dicembre, durante il volo di ritorno dal suo viaggio pastorale in Libano, Papa Leone si è espresso in modo critico sul Cammino sinodale in Germania: ha parlato di ‘chiare differenze’ rispetto al processo sinodale della Chiesa universale. Nella stessa intervista ha inoltre osservato che alle divergenze in Germania soggiace una diversa concezione di Chiesa, e questo posso confermarlo anche sulla base della mia esperienza. Capisco che si desideri una Chiesa che si adatti in modo flessibile alle condizioni degli sviluppi attuali e che, proprio per questo, non disturbi troppo: una Chiesa che aiuti dove può, ma che non presenti insegnamenti difficili da accettare. Ma questa non è la Chiesa di Gesù Cristo, il cui primo compito è annunciare la salvezza in Gesù Cristo e offrirla nei sacramenti. Essa deve rispondere alle necessità del tempo presente, ma nella forma della missione intesa come servizio, per confessare Gesù Cristo come colui che è venuto a chiamare i peccatori e a portarci la conversione e il Regno di Dio. Tutto il resto deve essere misurato su questo, altrimenti la Chiesa non è più insieme umana e divina, come afferma Lumen Gentium 8, ma diventa piuttosto una ong intercambiabile”.

 

Si ha l’impressione, almeno in Italia, che la questione problematica riguardi esclusivamente il rispetto del Codice di diritto canonico. Dei temi sostanziali che stanno al centro del dibattito e che potrebbero mettere in pericolo l’unità con Roma, invece, non si parla quasi mai. Quali sono, secondo lei, le “questioni decisive sul tavolo”?
“Una questione cruciale consiste nel chiarire che cosa renda valido un argomento teologico. E’ sufficiente fare riferimento alla propria realtà di vita (ad esempio quando qualcuno dice di essere felice così come vive), oppure esistono insegnamenti vincolanti nella Scrittura e nella Tradizione della Chiesa che ci sono dati e che ci proteggono dall’arbitrarietà? Io ritengo che sia così. Inoltre, si pone la questione di che cosa sia la Chiesa: una comunità mondana di persone affascinate da Gesù, oppure la comunità fondata da Cristo di coloro che credono nel Figlio di Dio fatto uomo e che da lui vengono inviati nel mondo. Solo se si parte dal presupposto che Gesù Cristo abbia dotato gli apostoli di autorità, che la struttura ecclesiale sia voluta da Dio – come ha affermato il Concilio – e che dalla croce derivino i sacramenti attraverso i quali riceviamo una salvezza reale, la Chiesa può essere compresa come qualcosa di più di un semplice gruppo religioso. Ciò ha conseguenze anche sul modo in cui si intende il necessario rinnovamento interiore della Chiesa. Un altro punto riguarda l’antropologia: se riteniamo di poterci plasmare radicalmente come esseri umani in modo indipendente dal nostro essere creati, il nesso interno della nostra esistenza corpo-anima viene decostruito e l’identità personale, fondata su una dignità ricevuta come dono, diventa arbitraria e intercambiabile”.

 

Negli ultimi anni abbiamo letto diversi rappresentanti del Cammino sinodale tedesco che giustificavano questo percorso sostenendo che le riforme sono necessarie e che il popolo fedele desidera che esse vengano attuate. Ma dobbiamo davvero credere che il cattolico di oggi consideri decisivo, per esempio, introdurre l’ordinazione delle donne?
“Fin dall’inizio è stato presentato un intero catalogo di richieste come se fossero necessarie e senza alternative. E la promozione delle donne nella Chiesa e nel mondo sta effettivamente a cuore a molti fedeli anche nelle parrocchie locali. In questo essi sono pienamente in linea con il Concilio Vaticano II, che nel messaggio conclusivo dell’8 dicembre 1965 ha proclamato l’importanza delle donne per lo sviluppo delle società, per la pace e per la trasmissione dello ‘spirito del Concilio’. Un argomento dei sostenitori dell’ordinazione femminile consiste nel dire che le donne possono esercitare un potere sufficiente nella Chiesa solo se ricoprono ministeri ordinati. A mio avviso, la storia della Chiesa mostra che le donne hanno avuto una forte influenza anche senza l’ordinazione e hanno contribuito sia all’approfondimento della fede sia alla purificazione interiore della Chiesa. Come ha detto Hans Urs von Balthasar, il ‘principio mariano’ nella Chiesa precede quello petrino ed è in ultima analisi più fondamentale. Ciò significa che il ministero ordinato nella Chiesa esiste per promuovere la santità di uomini e donne all’interno della Chiesa e, in questo senso, per servire i fedeli, poiché questo è ciò che conta davvero. La volontà di potere, in generale, non dovrebbe essere il motivo di fondo che guida l’aspirazione ad un incarico ecclesiale”.

 

Noi italiani, molto centrati su Roma, guardiamo sempre un po’ ai tedeschi – anche ai cattolici – come “protestanti” e per questo spesso li osserviamo con sospetto! Scherzi a parte, ritenete ancora possibile un compromesso, oppure la situazione è ormai irrecuperabile?
“Spero di no. E’ certamente molto complicato, perché le concezioni su come rispondere alle sfide del mondo di oggi e su come affrontare le tensioni nella Chiesa sono molto diverse. Se sia possibile che entrambe le parti riescano ad arrivare, oltre un debole compromesso di diritto canonico, a una vera intesa sui contenuti, non posso dirlo; ma prego perché ciò avvenga”.
 

  • Matteo Matzuzzi
  • Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.