La delusione dei rivoluzionari tedeschi: “Il percorso sinodale non è andato come sperato”

Il presidente dei vescovi Bätzing non si ricandida e viene attaccato anche dagli amici: "Il vuoto che lascia è piccolo"

Matteo Matzuzzi

Tra pochi giorni, a Stoccarda, sarà definita la composizione della Conferenza sinodale: 54 laici e 27 vescovi. Potrà deliberare in modo "pieno", nonostante gli avvertimenti di Roma. Intanto un sondaggio smentisce i vertici dell'episcopato

Roma. La decisione di mons. Georg Bätzing di non cercare un nuovo mandato alla guida della Conferenza episcopale tedesca ha spinto i commentatori locali a trarre un bilancio della sua presidenza, iniziata nel 2020 dopo l’èra del cardinale Reinhard Marx, e caratterizzata dal Cammino sinodale. Sintetico quello di Daniel Deckers sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung: “Bätzing ha combattuto fianco a fianco con attivisti dei ranghi del Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK) in Germania come in Vaticano per un’agenda di riforma all’interno della Chiesa, il cui contenuto teologico è tanto scarso quanto la sua rilevanza sociale. Di conseguenza, il vuoto che lascia è piccolo”. Sintetico ma rilevante, considerato che Deckers è un sostenitore del processo di riforma ed è il biografo ufficiale di una delle punte di diamante dell’episcopato progressista tedesco degli ultimi decenni, il fu cardinale Karl Lehmann. Christof Haverkamp, responsabile delle pubbliche relazioni della diocesi di Brema, ha scritto sul portale Katholisch.de che mons. Bätzing, “ha messo in pratica ciò che la maggior parte dei vescovi tedeschi vuole. E se la maggioranza dei vescovi e dei laici impegnati nel Comitato centrale dei cattolici tedeschi sono d’accordo, questo non è un difetto, ma un guadagno. Lo stesso vale per il suo impegno teologicamente fondato a favore di una maggiore parità per le donne”. Non nasconde, Haverkamp, che “il percorso sinodale non è andato come sperato. Le aspettative erano troppo alte” e quel che è mancato è il sostegno, soprattutto da Roma. Si spera che un domani le relazioni possano essere migliori, a cominciare da quel che farà il “futuro nunzio”. Perché quello attuale, mons. Nikola Eterović, in Germania da ben dodici anni e mezzo, ha compiuto 75 anni ed è quindi prevedibile una sua sostituzione a breve. Eterović, è l’accusa dei sostenitori sinodali, fa parte della “minoranza”, cioè di quella parte della gerarchia che si è schierata fin dal principio contro il piano di riforme preparato sulle rive del Reno. A tal proposito, il teologo Simon Linder ha scritto che “aver portato a termine il Cammino sinodale non costituisce di per sé un successo”. Nel dettaglio, sottolinea, “proprio perché il Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK), anche di fronte a colpi duri come i segnali di stop provenienti da Roma e il rifiuto del testo fondamentale sulla morale sessuale da parte di ‘codardi cecchini nascosti’ (citazione: il decano cittadino di Stoccarda Christian Hermes nell’assemblea sinodale), non ha visto superate linee rosse, ha mancato gli obiettivi formulati prima dell’inizio: laici e ordinati non sono sullo stesso piano, così come donne e uomini; il celibato obbligatorio rimane; sulla morale sessuale non si è riusciti nemmeno a concordare una prospettiva di base comune con i vescovi; non esiste tuttora una giurisdizione amministrativa indipendente”. Insomma, alla vigilia dell’ultima seduta del Synodaler Weg, tutti sono scontenti, a cominciare proprio dall’ala novatrice, insoddisfatta perché i traguardi previsti sono stati annacquati a seguito dei ripetuti altolà romani. 

 

Papa Francesco arrivò a definire “non cattolico” quanto stava avvenendo in Germania. Ma a essere scontenti sono anche gli oppositori perché la prossima settimana, nelle sale dell’Hotel Maritim di Stoccarda, si concretizzerà in ogni caso la nascita della Conferenza sinodale dotata di poteri deliberativi in cui i laici saranno il doppio dei vescovi. E’ una sorta di democratizzazione della Chiesa, con tanto di “Costituzione”. E’ su questo punto preciso che Roma, finora, ha fatto resistenza: non tanto sui contenuti oggetto del processo sinodale – rimasti marginali –, quanto sulla conformità al codice di diritto canonico. Di certo, in curia sarà giunto il risultato del sondaggio indipendente INSA secondo cui solo il 21 per cento dei membri della Chiesa in Germania è favorevole al Cammino sinodale. Il 17 per cento lo ritiene “sbagliato” e il 58 per cento non sa o non vuole esprimersi. Numeri ben lontani dal 96 per cento di “favorevoli alle riforme” sbandierato un anno e mezzo fa dai vertici della Conferenza episcopale come dimostrazione che il popolo fedele è pronto alla rivoluzione.

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  • Matteo Matzuzzi
  • Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.