vaticano
Chiusa la Porta santa e convocati i cardinali, ha inizio il pontificato di Leone XIV
È arduo ipotizzare che in una mezza giornata di lavori, fra pranzi, pause caffè, messe, interventi liberi e lavoro di gruppo si riesca a ottenere risultati pratici e immediatamente applicabili. Ma di sicuro si traccerà la strada del pontificato
Da oggi e fino a domani, il concistoro straordinario. Temi all'ordine del giorno: evangelizzazione, sinodalità, liturgia. Di certo si capirà qual è il sentiero su cui il Pontefice vuole instradare la Chiesa
Ieri è stata chiusa la Porta santa di San Pietro, oggi si apriranno i lavori del concistoro straordinario. Il pontificato di Leone XIV inizia davvero. I mesi trascorsi dall’elezione dello scorso maggio sono stati come un tempo sospeso in cui Robert Prevost ha studiato, meditato e pregato. Ha fatto pubblicare documenti approntati per lo più regnante Francesco, non ha intaccato in modo sostanziale l’apparato curiale. Anche il suo primo viaggio internazionale, in Turchia e Libano, era un lascito del predecessore, che tanto avrebbe desiderato compierlo. Ora, con la conclusione dell’Anno santo, si entra in un “nuovo tempo”, per parafrasare un po’ l’omelia dell’Epifania pronunciata da Leone nella basilica vaticana. Un tempo nuovo che vede subito protagonisti i cardinali, elettori e non, convocati a Roma per discutere delle cose che contano davvero: evangelizzazione, sinodalità, liturgia. Questioni complesse che hanno scavato solchi nello stesso corpo ecclesiale, con posizioni agli antipodi incancrenitesi in anni di contrapposizioni e di scarsa, scarsissima comunicazione. Il concistoro straordinario risponde a una precisa richiesta del Collegio cardinalizio, che appena visto Prevost vestito di bianco in Sistina gli chiese – in modo pressante – di riunire i porporati almeno una volta all’anno. Consentendo loro di conoscersi, di sapere cosa si dice alle periferie, senza filtri mediatici, interviste più o meno interessate, rapporti prodotti da qualche ufficio di curia. Parlare franco e parlare chiaro: parresia insomma. Leone ha subito acconsentito alla richiesta e alla prima data utile li ha chiamati a Roma. Qualcuno è stato preso in contropiede: non s’aspettava certo che la riunione si tenesse con i cardini della Porta santa ancora cigolanti, segno che il Papa matematico non vuole perdere tempo in dilazioni ulteriori. La domanda che farà da filo rosso ai lavori è forse quella che lo stesso Pontefice ha posto ieri, nell’omelia: “Chiediamoci: c’è vita nella nostra Chiesa? C’è spazio per ciò che nasce? Amiamo e annunciamo un Dio che rimette in cammino?”. Andare al cuore delle cose, insomma. C’è molta attesa per il concistoro, quasi fosse il trailer di un concilio, ma è arduo ipotizzare che in una mezza giornata di lavori, fra pranzi, pause caffè, messe, interventi liberi e lavoro di gruppo si riesca a ottenere risultati pratici e immediatamente applicabili. Di certo, però, si capirà qual è il sentiero su cui Leone XIV vuole instradare la Chiesa. Il Papa, infatti, al termine delle riunioni, tirerà le somme. E avrà un quadro più chiaro della situazione. Il resto arriverà di conseguenza, a partire dalle nomine dei prefetti curiali, coloro che saranno chiamati a rendere operativi i desiderata del Pontefice. Ma si capirà come Prevost intenda la sinodalità, parola assai abusata e che a seconda del contesto o di chi la pronunci ha assunto negli ultimi anni significati diversi. Ancora di più, Leone sarà atteso al varco dalla guerra sulla liturgia, terreno di scontro che neppure la morte di Francesco ha reso più tranquillo. Da una parte chi pretende un ritorno allo status quo ante Traditionis custodes (e cioè alla “liberalizzazione” integrale delle messe vetus ordo), dall’altra chi preme per favorirne l’estinzione e la relativa musealizzazione. Qui, probabilmente, tirerà aria di tregua.