
Foto Ansa
Editoriali
Almeno il Papa si ricorda degli ostaggi israeliani
Parlando di Gaza, Leone XIV chiede la liberazione di chi è nelle mani di Hamas, associandosi "alla Dichiarazione congiunta dei Patriarchi greco-ortodosso e latino di Gerusalemme, che ieri hanno chiesto di porre fine a questa spirale di violenza"
Leone XIV mantiene la barra dritta, senza cedere alla prosopopea pro Pal che ha contagiato tanti vescovi (anche italiani) che elencano i morti di Gaza ma si dimenticano, sempre più spesso, degli ostaggi israeliani che da quasi due anni sono nelle mani dei terroristi di Hamas. Ieri, al termine dell’udienza generale, il Papa ha rivolto l’ennesimo appello perché “si ponga termine al conflitto in Terra Santa, che tanto terrore, distruzione e morte ha causato”. Fatta la premessa, Prevost ha detto: “Supplico che siano liberati tutti gli ostaggi, si raggiunga un cessate il fuoco permanente, si faciliti l’ingresso sicuro degli aiuti umanitari e venga integralmente rispettato il diritto umanitario, in particolare l’obbligo di tutelare i civili e i divieti di punizione collettiva, di uso indiscriminato della forza e di spostamento forzato della popolazione”.
Infine, il Pontefice si è associato “alla Dichiarazione congiunta dei Patriarchi greco-ortodosso e latino di Gerusalemme, che ieri hanno chiesto di ‘porre fine a questa spirale di violenza, di porre fine alla guerra e di dare priorità al bene comune delle persone’”. Parole chiare, condivisibili da chiunque e lontane da ogni retorica politica e demagogica che si strugge per la fame patita nella Striscia e non considera mai le altre vittime, quelle rapite il 7 ottobre e portate nei tunnel sotterranei a patire la fame (sì, anche loro). Il Papa non se lo scorda e pur condannando le azioni del governo israeliano – ha pubblicamente denunciato, ad esempio, l’attacco contro la parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza City – sa che la soluzione alla tragedia non potrà essere trovata abbracciando la causa di un popolo e dimenticandosi dell’altro. Dopo le supposizioni sul “genocidio” in essere, un cambio di passo non da poco.