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Il fine pena mai del cardinale Pell

Tredici mesi in galera da innocente senza poter celebrare la messa. Tra accuse infamanti, gogna mediatica e la freddezza d’un Vaticano che tarda a riabilitarlo

28 Giugno 2020 alle 06:00

Il fine pena mai del cardinale Pell

Il cardinale George Pell (foto LaPresse)

“Quidquid recipitur ad modum recipientis recipitur”, tutto quello che si riceve dipende dalla disposizione del ricevente, scrive George Weigel su First Things tornando ancora una volta sulla sciagurata vicenda del cardinale George Pell. La pandemia ha distratto da quanto accaduto lo scorso aprile, pochi giorni prima di Pasqua: l’assoluzione piena del porporato australiano dopo tredici mesi passati in galera senza la possibilità neppure di celebrare la messa. Isolato e fuori da tutto. Assolto dall’accusa infamante d’aver abusato di due coristi...

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Matteo Matzuzzi

Matteo Matzuzzi

E' nato a Udine nel 1986. Si è laureato per convinzione in diplomazia e per combinazione si è trovato a fare il giornalista. Ha sperimentato la follia di fare l'arbitro di calcio, prendendosi pioggia e insulti a ogni weekend. Milanista critico e ormai poco sentimentale, ama leggere Roth (Joseph, non Philip) e McCarthy (Cormac). Ha la comune passione per le serie tv americane che valuta con riconosciuto spirito polemico. Al Foglio si occupa di libri, chiesa, religioni.

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Commenti all'articolo

  • mtferrari

    28 Giugno 2020 - 15:40

    Se non avesse avuto questa sofferenza non avrebbe scritto un diario così intenso. Sapere scoprire la forza che dà il negativo al positivo ... è stupendo. Non facile !

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  • eleonid

    28 Giugno 2020 - 08:56

    Solo Dio conosce la verità.E il cardinale da fedele testimone di Gesù ha preso la sua croce e lo segue . Agli uomini rimane il peso della loro coscienza incapace di vedere oltre il proprio naso.

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