Papa Francesco saluta Benedetto XVI appena entranto nella Sala Clementina del Palazzo apostolico

Francesco omaggia Benedetto XVI: "Lei continua a servire la chiesa"

Matteo Matzuzzi
Cerimonia sobria in Vaticano per il 65° anniversario di ordinazione sacerdotale del Papa emerito, apparso in ottima forma.

Roma. Ha parlato a braccio (qui il testo del discorso), in piedi, davanti al Papa regnante e ad alcuni – non troppi – cardinali convenuti nella Sala clementina, in Vaticano. Benedetto XVI ha voluto una celebrazione discreta e sobria per il suo sessantacinquesimo anniversario di ordinazione sacerdotale. Il primo pensiero è per il successore: “Grazie soprattutto a Lei, Santo Padre. La sua bontà, dal primo momento dell’elezione, in ogni momento della mia vita qui, mi colpisce, mi porta realmente, interiormente. Più che nei Giardini vaticani, con la loro bellezza, la sua bontà è il luogo dove abito: mi sento protetto. Grazie anche della parola di ringraziamento, di tutto. E speriamo che Lei potrà andare avanti con noi tutti su questa via della Misericordia Divina, mostrando la strada di Gesù, verso Gesù, verso Dio”.

 

Era stato Francesco, prima del cardinale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, Gerhard Ludwig Müller e del decano Angelo Sodano, a rivolgere un saluto a Joseph Ratzinger, apparso in buona forma e assai sorridente (qui il video della cerimonia): “Lei, Santità, continua a servire la chiesa, non smette di contribuire veramente con vigore e sapienza alla sua crescita; e lo fa da quel piccolo monastero Mater Ecclesiae che si rivela in tal modo essere tutt’altro che uno di quegli angolini dimenticati nei quali la cultura dello scarto oggi tende a relegare le persone quando, con l’età, le loro forze vengono meno. E’ tutto il contrario – ha chiosato Bergoglio – e questo permetta che lo dica con forza il suo successore che ha scelto di chiamarsi Francesco”. Poco prima, il Pontefice, citando un passo del Vangelo di Giovanni – “Signore, tu sai tutto, tu sai che ti amo” – aveva osservato che “è questa la nota che domina una vita intera spesa al servizio del sacerdotale e della vera teologia che lei non a caso ha definito come ‘la ricerca dell’amato’; è questo che lei ha sempre testimoniato e testimonia ancora oggi: che la cosa decisiva nelle nostre giornate – di sole o di pioggia – quella solo con la quale viene anche tutto il resto, è che il Signore sia veramente presente, che lo desideriamo, che interiormente siamo vicini a lui, che lo amiamo, che davvero crediamo profondamente in lui e credendo lo amiamo profondamente”.

 


 

Benedetto XVI ha pronunciato a braccio il suo intervento

 


Benedetto XVI – seduto di lato rispetto alla pedana rialzata spettante al Papa in carica – ha ricordato un aneddoto risalente a quel giorno del 1951 di 65 anni fa, quando fu ordinato sacerdote per l’imposizione delle mani del cardinale arcivescovo di Monaco e Frisinga, Michael von Faulhaber: “Un fratello ordinato con me ha deciso di scrivere sulla immaginetta di ricordo della prima Messa soltanto, eccetto il nome e le date, una parola, in greco: eucharistomen, convinto che con questa parola, nelle sue tante dimensioni, è già detto tutto quanto si possa dire in questo momento. Eucharistomen dice un grazie umano, grazie a tutti”. Domenica sera, di ritorno dal viaggio in Armenia, Francesco era tornato – rispondendo a una domanda dei giornalisti presenti sul volo – sulla presenza di due papi in Vaticano: “Lui per me è il Papa emerito, è il nonno saggio, è l’uomo che mi custodisce le spalle e la schiena con la sua preghiera. Mai dimentico quel discorso che ci ha fatto, ai cardinali, il 28 febbraio: ‘Uno di voi sicuramente sarà il mio successore. Prometto obbedienza’. E lo ha fatto. Poi ho sentito – ma non so se è vero questo – sottolineo: ho sentito, forse saranno dicerie, ma concordano con il suo carattere, che alcuni sono andati lì a lamentarsi perché 'questo nuovo Papa…', e lui li ha cacciati via! Con il migliore stile bavarese: educato, ma li ha cacciati via. E se non è vero, è ben trovato, perché quest’uomo è così: è un uomo di parola, un uomo retto, retto, retto!”.

 

Insomma, proseguiva Francesco, “c’è un solo Papa. L’altro… o forse – come per i vescovi emeriti – non dico tanti, ma forse potranno essercene due o tre, saranno emeriti. Sono stati papi, ora sono emeriti”.
 

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  • Matteo Matzuzzi
  • Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.